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L’Italia all’alba di una nuova Forma di Fascismo fiscale finalizzato al Pagamento del Debito, con regia tedesca: le pesanti Misure attese per il 2014

Ebbene si, a forza di leggere tutti gli articoli contrari all’uscita dell’euro vi dico che mi avete convinto: non serve uscirne, bisogna rimanerci, diciamo che è il solo futuro possibile per l’Italia. Dunque, al fine di rendere comprensibile a tutti cosa possa comportare questa strategica decisione ho deciso di analizzare ed argomentare le conseguenze sul medio termine: almeno, tutti coloro che “mi hanno convinto” che l’euro sia l’unica possibilità di sopravvivenza per l’Italia sappiano cosa li aspetta (onestamente dovrei dire “hanno cercato di convincermi”…). Per cui, nel 2014, non voglio sentire lamentele, soprattutto dai pro-euro. Ci siamo capiti.

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I giorni delle grandi decisioni si stanno avvicinando. All’inizio dell’anno prossimo si arriverà al punto di non ritorno, ossia il debito in costante crescita sarà tecnicamente oltre ad una soglia, prossima al 140% del GDP, oltre cui – come la Grecia insegna – aumenterà soltanto per via del costo degli interessi, soprattutto in un contesto in cui la saggezza convenzionale prevede un aumento generalizzato dei tassi di interesse mondiali a seguito dello stop al quantitative easing (ossia il debito si autoalimenterà, visto che la crescita non appare all’orizzonte). A quel punto le ricette convenzionali diventeranno inapplicabili in quanto la normale tassazione marginale causerebbe una riduzione del gettito da tassazione e non un incremento, dicasi moltiplicatore fiscale negativo (così gli economisti lo definiscono) e quindi bisognerà necessariamente iniziare a tagliare i costi dello Stato, finanche le prestazioni di base e/o attuare misure straordinarie. Questo probabilmente coinciderà con il limite delle politiche fiscali attuali. Ritengo dunque che a partire da febbraio/marzo 2014 ci sarà un inevitabile buco di bilancio, da colmare: chi scrive pensa che i fattori sopra indicati innescheranno appunto uno nuova forma di fascismo finalizzato al pagamento del debito orchestrato dal nord Europa. Ma attenzione, ammesso che quanto sopra indicato si avveri, quali potranno essere le ripercussioni di un debito in spirale, comprese le misure straordinarie da adottare? E, più importante, quali sarebbero le ragioni per cui tale infausto evento dovrebbe avverarsi?

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Un po’ di storia sui movimenti fascisti, la base teorica è essenziale

La definizione più corretta di fascismo la diede certamente Robert O. Paxtoni, colui che riuscì nell’impresa di convincere gli stessi francesi che la Francia repubblicana era ed è tendenzialmente di destra e che Vichy non fu un caso ma piuttosto un logico e consequenziale sviluppo della cultura d’oltralpe (conoscendo i francesi, che grande impresa!). Come indicato dall’autore, di fatto il fascismo non ha una definizione univoca, essendo un misto di negazione dei diritti individuali, legislazione variabile, assunzione che lo Stato abbia la preminenza sul singolo in un contesto di norme asimmetriche in termini di interessi in gioco (lo Stato e la gerarchia statale vengono prima rispettivamente di minoranze e stranieri in genere e in ultimo finanche del semplice cittadino) unitamente ad un dirigismo politico non necessariamente democratico. Certamente può definirsi come un’aberrazione del principio hegeliano di preminenza dello Stato sugli interessi del singolo. download fascism paxton

La forma attuale di fascismo, quella che verrà, sembra essere quella per cui, al fine di mantenere in vita con l’euro uno stato indebitato sia necessario provvedere a sovra-tassare i cittadini, possibilmente ben oltre il lecito. Ossia, non solo superando la soglia della sopportazione, ma addirittura utilizzando l’enorme potere impositivo e coercitivo dello Stato al fine di estrarre ricchezza dai cittadini al limite del rispetto e soprattutto della corretta interpretazione delle leggi (memento le numerose asimmetriche e spesso confusionarie circolari dell’Agenzia delle Entrate), avendo sempre ben chiaro l’obiettivo del supposto bene superiore statale, trasferire valore dagli enormi attivi privati all’enorme debito pubblico. Questo è perfettamente compatibile con gli insegnamenti della storia, tanto ben illustrati da Paxton: il fascismo nasce sempre per via elettorale e/o in forme legalmente e democraticamente riconosciute, sia Hitler che Mussolini andarono al potere con le elezioni avendo prima destabilizzato lo Stato per poi evolvere solo in un secondo tempo verso una dittatura. Secondariamente il fascismo parte sempre come movimento onorevole, con finalità condivisibili – rimanere nell’euro ad esempio -, mentre le persone che ne sono a capo hanno la necessità di essere rappresentativi di fronte allo Stato ed ai cittadini – ed ecco inquadrato il governo dei supposti professori -. In ultimo, il successo del movimento dipende sempre dalla presenza di un sentito obiettivo finale, che sia un nemico da combattere (i comunisti, gli stranieri, una supposta invasione o altro) o una crisi da risolvere come nel caso attuale, avendo per altro la necessità di cooptare forze – soprattutto le elites, normalmente quelle decadenti o decadute in cerca dell’ennesima chance – che possano avere un interesse comune a condividere il dirigismo che sempre segue, almeno in termini storici.

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Connotazione dell’Italia nella politica tedesca dell’euro austero: analisi di un ipotetico movimento fascista incentrato sulle imperfezioni della moneta unica

Inquadrando la teoria nella situazione attuale, l’Italia sembra essere ad un bivio, ossia l’obiettivo da raggiungere, il motore del nuovo fascismo, può certamente essere da una parte il mantenimento dell’euro e dall’altra – ma in misura molto minore – l’uscita dalla moneta unica. Le forze in campo sembrano oggi essere organizzate, con chiara direzione nord europea, solo in relazione alla prima possibilità, ossia il mantenimento dell’euro, rammentando che entrambe le opzioni comportano e comporteranno forte discontinuità col passato oltre che enormi sacrifici materiali per la cittadinanza in genere. Badando bene a sottolineare come le due opzioni vadano ad incidere in modo diverso in relazione alle differenti classi sociali della popolazione italiana.

Primo problema per l’Italia: oggi il bene dello Stato rischia di presentarsi come un obiettivo astrattamente confuso alle stesse persone che lo Stato gestiscono e soprattutto amministrano, essi non necessariamente comprendendo il fine ultimo delle loro azioni e le implicazioni. Bene comune, futuro, virtuosismo sono parole vuote se non contestualizzate nel presente. Parimenti, oggi risulta quanto mai difficile pensare che in uno Stato democratico comportamenti anche solo fiscalmente repressivi – oltre che potenzialmente abusivi – possano apparire in eccessiva dissonanza con la realtà di tutti i giorni, ossia sarà certamente difficile per chi amministra coniugare in modo accettabile il bene dei cittadini universalmente percepito con (1) gli obiettivi statali imposti dalla gerarchia amministrativa ed eventualmente sovranazionale – comprese le misure repressive – e (2) il committment filo-europeo dei governanti (l’obiettivo attuale è pagare il debito costi quel che costi, dubito che le conseguenze sulla popolazione siano chiare a tutti i servitori dello Stato vista la sordina che viene regolarmente messa su discussioni analitiche relativamente alla convenienza di stare nella moneta unica).

Tutto ciò detto, in democrazia le elezioni portano sempre correttivi a situazioni dissonanti e dunque sembra probabile – certamente non impossibile – al fine di forzare l’accettazione dell’euro successivamente ad una elezione inconcludente o dai risultati inattesi, pensare a situazioni post elezioni in cui si possa giungere ad una involuzione democratica (sempre sembrano impossibili eventi che non sono stati vissuti in prima persona o almeno dai propri nonni). Una versione alternativa della stessa sostanza sopra presentata, versione che faciliterebbe il fenomeno di accettazione della normalizzazione fiscale in senso repressivo là da venire (od anche un corollario di quanto fino ad ora presentato), potrebbe anche essere l’eliminazione di avversari politici per via giudiziaria, e questo aspetto forse può spaventare ben più dei proclami precedenti in quanto contestualizzerebbe situazioni che si conoscono soprattutto nel caso in cui il puparo che tira le fila di detta forma di destabilizzazione dovesse dimostrarsi essere lo stesso che, direttamente o indirettamente, trae interessi – economici – da una negazione dello stato di diritto nazionale, azione magari finalizzata alla successiva imposizione di misure fiscali straordinarie (forse messa così suona più famigliare, ossia il puparo sarebbe in tale caso l’Europa tedesca). In questo contesto appare probabile che forme al limite della democrazia possano inizialmente germogliare non tanto nella politica ma anche e soprattutto nell’apparato amministrativo dello Stato – ossia nel corpo non politico e dunque non eletto -, passando solo successivamente ad una veste politica (ed ecco il pericolo che sta nell’avere tecnici politicizzati, e aggiungo, soprattutto se provengono dalla magistratura). Il passo verso un fascismo fiscale sarebbe dunque una mera e logica conseguenza.

Che poi sembri assurdo che un paese fondamentalmente ricco e culturalmente evoluto come l’Italia si allinei ad interessi squisitamente stranieri, beh, mi permetto di ricordare che non sarebbe la prima volta, i nonni potrebbero ben commentarci allineamenti italici passati a principi – ossia non solo interessi – assolutamente detestabili e radicalmente inaccettabili, vedasi l’immagine successiva. images SS fedeltà coraggio

Collegato al primo, ecco il secondo punto: ai giorni nostri il bene dello Stato rischia di essere confuso con il bene dell’Europa, ossia prima di implementare dure misure anche solo fiscalmente coercitive bene è comprendere se il pagamento del debito – indirizzo che sta nell’agenda attuale dell’Europa tedesca – vada effettivamente nella direzione di supportare l’esistenza, la sopravvivenza, l’evoluzione ed il funzionamento di uno Stato nazionale di diritto e non invece in quella di favorire economicamente entità sovranazionali e dunque Paesi stranieri che attingano dagli alti interessi finanziari del paesi in crisi il cui debito sia in mani estere. L’esempio della Grecia è lampante (vedasi nota v): nonostante un lustro di sacrifici il debito pubblico in rapporto al GDP non è sceso ed anzi è tendenzialmente in salita al 2015/16 rispetto all’inizio della crisi mentre il saggio di interesse pagato sul debito resta un multiplo di quello tedesco. Unitamente a ciò, ed è il cuore del discorso, a parità di rapporto debito/GDP il debito estero è aumentato a dismisura, ossia i sacrifici dei cittadini greci servono principalmente per pagare gli interessi del debito detenuto da stranieri! Dunque, domanda, una situazione del genere si configura come un interesse dello Stato, dei cittadini o è semplicemente un escamotage per trasferire ricchezza all’estero? E, dunque, restano molti dubbi sulla premessa, ossia che il fascismo fiscale – che in Grecia di fatto esiste già ed è gestito dalla troika – sia effettivamente nell’interesse più dello Stato che dei cittadini, in quanto non fa gli interessi di nessuno dei due ma solo di coloro che incassano gli alti interessi del debito (guarda caso i paesi partner Europei prestatori di denaro, Germania in testa). In questo contesto non stupisce assolutamente che il Frankfurter Allgemeine abbia preconizzato non più tardi dell’anno scorso la possibilità forme di intervento/protettorato armato in Grecia con il fine di mantenere in piedi l’Euroii. E questo è vieppiù comprensibile se si considerano gli interessi in gioco, oltre a provenire tale proposta proprio dal paese che più si è avvantaggiato dalla moneta unica, la Germania appunto (che guarda caso è lo stesso paese che aveva ideato il progetto europeo in una forma molto, troppo simile a quella attuale dell’euro austero, vedasi il progetto dell’Europa Comune del Reich, 1941iii). Certamente, in considerazione di quanto sopra esposto, viene naturale prevedere forme di cooptazione delle elites nazionali da parte del potere centrale europeo al fine di instaurare detto regime di fascismo fiscale il cui obiettivo è solo formalmente fare gli interessi dello Stato nazionale, facendo invece gli interessi sovranazionali impersonificati da quei paesi che si avvantaggiano sia dalla presenza dei paesi deboli nella moneta unica (la Germania esportatrice in primis, che si avvantaggia di un euro fittiziamente debole per la sola presenza dei paesi europeriferici, favorendo le proprie industrie) che dall’incasso degli alti interessi dei paesi entrati nella spirale del debito. E dunque abbiamo formalmente inquadrato anche il ruolo del governo del supposto tecnico Professor Mario Monti, le cui misure han sì affossato l’economia italiana – annientando i consumi – ma hanno sostenuto l’Europa e quindi gli interessi nord europei.

Chi scrive ritiene che la costruzione di Europa attuale implichi innegabilmente interessi divergenti tra nord Europa e paesi periferici, la Germania ci ha guadagnato e ci guadagna dall’Euro, i paesi periferici hanno un parallelo e simultaneo impoverimento. Menzione speciale per l’Italia, il cui debito fu accumulato in lire prima del 1999 e dunque all’atto dell’introduzione della moneta fu l’unico Paese che oltre ad aver convertito i patrimoni convertì in euro anche il proprio debito precedentemente contratto in valuta debole – e quindi svalutabile –, ossia in valuta forte ed a cambio fisso.

Si ritiene per altro che la situazione rimarrà in stallo fino a quando anche la Francia inizierà a dare segni di squilibrio dovuti alla bassa crescita, solo a quel punto o si ammorbidiranno i parametri europei o salterà il banco. In questo contesto, la speranza di un’Europa veramente democratica, ironia della sorte, può dover essere riposta in Marine Le Pen, storica anti-europeista nonché essa stessa vetero fascista ma con connotazione strettamente nazionale. O detto meglio, in caso di chiara vittoria elettorale del movimento lepenista, a tale punto – come si spera – o la Germania obtorto collo solidarizzerà con i paesi partner allentando l’austerity o il caos diverrà totale, non escludendo a priori interventi anche militari a sostegno dell’Euro come per altro già ventilato da eminenti giornali tedeschi nel 2012 in relazione alla Grecia (paese che per altro rappresentava e rappresenta per il nord Europa interessi economici immensamente minori di quelli italiani).

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Valutazione delle misure fiscali coercitive implementabili dall’Italia nel 2014 al fine del pagamento del debito pubblico

Come anticipato, ecco i numeri. Per l’Italia il raggiungimento di un livello di debito che si autoalimenta, una sorta di sindrome cinese del debito, significherebbe attuare azioni veramente straordinarie. Per capire cosa significherebbe azioni straordinarie bisogna prima di tutto analizzare la struttura della spesa statale: ordinando le uscite dello stato per rilevanza (totale uscite 2013, stima di settembre 2013: ca. 808 mld EUR), otteniamo quanto segue:

Personale PA = 164 mld EUR

Altre Uscite correnti = 58 mld EUR

Consumi intermedi = 129 mld EUR

Investimenti = 51 mld EUR

Interessi = 84 mld EUR

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Totale senza prestazioni sociali = 487 mld EUR

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Prestazioni Sociali = 320 mld EUR

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Totale Generale = 808 mild EUR (dati, v. sotto; fonte: www.scenarieconimici.it, ISTAT)

gpg1-478-Copy-Copy-Copy-Copy-Copy-Copy UTILISSIMO Per una rappresentazione più esaustiva vi rimando al bell’articolo citato nelle note, molto completo ed esaustivoiv.

Come si può notare le spese per le pensioni sono la componente principale (ca. 321 mld EUR/anno), mentre il costo per interessi ammonta a “solo” ca. 84 mld EUR/anno. Le spese sanitarie ammontano a ca. 111 mld EUR.

Parallelamente va osservata la struttura della base imponibile attuale, ossia le entrate dello Stato (2013, stime di settembre 2013: 759 mld EUR); dalla somma algebrica di entrate ed uscite si ricava un incremento nel 2013 del debito di ca. 49 mld EUR: in sfregio alle politiche montiane dico che la cura da cavallo del professore avrebbe “ammazzato” chiunque a medio termine, Italia inclusa, ed ora se ne subiscono le conseguenze (aspettate qualche mese e vedrete i veri effetti, altro che ripresa saccomanniana).

D’ogni modo si può rilevare come la maggior parte delle entrate provengano da poste sensibili alla crescita, ossia una depressione le farebbe chiaramente scendere (imposte dirette su tutte). Parimenti, le spese sembrano incomprimibili senza azioni straordinarie (pensioni e contratti della amministrazione pubblica sono di fatto un contratto con i cittadini; le spese sanitarie italiane sono già relativamente basse rispetto alla media europea ossia ridurle significherebbe dare servizi ben al di sotto dell’accettabile a fronte di un costo del servizio già ridotto all’osso in termini “europei”). Come corollario di tutto quanto indicato, come se non bastasse, giova ricordare che il debito per definizione cresce sempre. Dunque il punto di rottura sta proprio nell’incomprimibilità delle spese dello Stato, pensioni, contratti da lavoro dipendente della PA e sanità).

Focalizziamo dunque il problema:

  • Senza considerare le spese per prestazioni sociali il bilancio statale sarebbe in forte attivo (spese: 487, entrate: 540)
  • La previdenza si “mangia” l’equivalente di circa i 2/3 delle entrate fiscali annue (321 mld annui)
  • Memento che in ogni caso l’INPS dovrebbe sempre almeno essere in pareggio al fine di sopravvivere sul lungo termine, evitando di incidere sul bilancio statale;
    • come prova del nove consideriamo che se l’INPS, in teoria facente funzioni di una normale assicurazione, non dovesse per assurdo incassare nessun contributo in un determinato anno, dovrebbe comunque corrispondere agli assicurati/cittadini 320 mld di EUR nel 2013;
    • da ciò si desume che resta essenziale mantenere in pareggio l’INPS, altrimenti saltano i conti
  • Inoltre, notasi che anche i contributi incassati dall’INPS dipendono dalla crescita economica, se ci sarà stallo, recessione o peggio depressione i contributi incassati scenderanno, mentre i pagamenti delle pensioni resteranno pressoché costanti se non in leggera salita per via del recupero dei costi della vita su una parte delle pensioni
  • DA TUTTO CIO’ SI DESUME CHE LA STABILITA’ DELL’INPS E’ IL VERO FATTORE CRITICO DI SUCCESSSO PER LA STABILITA DEI CONTI PUBBLICI

Ecco quindi la prima conclusione: è molto probabile (direi quasi certo), al fine di evitare un dissanguamento dell’Inps con conseguente sfascio dei conti pubblici, che il primo asset che verrà fiscalmente attaccato saranno i fondi pensione privati. Si ritiene infatti che essi verranno nazionalizzati al primo scossone nei conti pubblici (a partire da marzo 2014; Argentina e Polonia insegnano). O, in alternativa o in congiunzione, si dovranno attuare misure straordinarie sul debito e/o taglio delle pensioni e/o (s)vendita di asset pubblici (vedasi oltre).

In ogni caso bisogna evidenziare che, ammesso e non concesso che si possa avere una stabilità dei conti dell’INPS (ipotesi di per se’ già assurda), alla luce degli attuali conti dello Stato e dell’impossibilità di fare deficit a causa dei rigorosi parametri europei, nel 2014 si determinerà inevitabilmente un’impossibilità di innescare la crescita tanto necessaria per tenere su la baracca.

Un secondo passo che potrebbe apparire obbligato nel 2014 al fine di raddrizzare i conti potrebbe essere il taglio della spese correnti dello Stato e principalmente della funzione pubblica, ossia le spese della pubblica amministrazione (PA, leggasi taglio dei dipendenti pubblici e/o taglio top down degli stipendi). Si ritiene che tale mossa sia molto meno agevole di quanto possa sembrare, soprattutto per i correlati problemi di ordine pubblico oltre che dell’innegabile effetto depressivo in termini di riduzione dei consumi (e quindi, tendenzialmente, di un peggioramento del ratio debito/GDP). E mai bisogna dimenticare che in un contesto nazionale, in termini di spesa pubblica come stipendi della PA, la spesa di Tizio è il consumo di Caio, per cui un’azione di taglio dei costi della PA si tradurrebbe inevitabilmente in minori consumi, ossia le conseguenze sarebbero addirittura peggiori della cura!

Dunque, sinceramente, le alternative sembrano abbastanza limitate, magari si potrebbero risparmiare dieci o quindici miliardi di euro annui con ottimizzazioni negli acquisti e nella sanità ma non di più. Ossia, se non si potrà fare deficit oltre il 3% sarà il caos. Altra fonte di valore per pagare il debito sono certamente le partecipazioni statali, che fanno gola all’estero, ENEL ed ENI in particolarev.

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(La sanità greca, oggi – da Il Fatto Quotidiano, 2013)

CONCLUDENDO, GLI ITALIANI NON SI ACCORGONO CHE SONO SEDUTI SU UNA POLVERIERA CON LA MICCIA INNESCATA PER ESPLODERE NEL 2014! E, AGGIUNGO, COME DIMOSTRATO ANALITICAMENTE IN PRECEDENTI INTERVENTIvi, LA MICCIA E’ STATA ACCESA DURANTE IL GOVERNO DEL PROF. MARIO MONTI, OSSIA CON LE MISURE DI IPER AUSTERITY E DI NEGAZIONE DI VARI CONTRATTI SOCIALI CON I CITTADINI, SEMPRE NELL’INTERESSE DELL’EUROPA TEDESCA!

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Considerazioni finali

In conclusione, si cercherà con una buona dose di cinismo e mettendo da parte qualsiasi ideologia, di comprendere quali possano essere le teoriche vie di uscita per risollevare il paese, soluzioni che devono in ogni caso ipotizzare un innesco della crescita del GDP tanto necessaria per tenere su la baracca. Ipotizzando un approccio tipicamente keynesiano, ossia utilizzare gli investimenti pubblici infrastrutturali come volano di crescita, la possibilità di implementazione di investimenti sufficienti per favorirla si scontra con il rigore europeo principalmente incentrato sull’impossibilità di fare deficit marginale. Dunque, se il rigore europeo non viene meno l’unico modo per trovare le risorse per la crescita senza deficit è tassare qualcosa che oggi non viene tassato, possibilmente focalizzandosi su beni la cui tassazione non causi necessariamente una riduzione dei consumi. Ossia, arrivando alla conclusione, si tratterebbe di tassare gli assets improduttivi. Quel è l’avere improduttivo per eccellenza? Il risparmio in eccesso delle famiglie. In particolare, quale è l’asset improduttivo per eccellenza? L’oro.

Dunque, seguendo questo schema, la cosa più logica sarebbe tassare i risparmi improduttivi in generale e l’oro in particolare. E qui abbiamo contestualizzato la ricetta di Roosevelt quando decise di nazionalizzare l’oro privato a seguito della grande depressione. Infatti, chi possiede molto risparmio di fatto non lo utilizza e tale asset è, in un’ottica sociale, sottratto alla collettività. O meglio, estremizzando, negli schemi ideologici di un’eventuale politica incisivamente sociale, in un contesto di crescita sufficientemente elevata può essere ammesso detenere risparmio in eccesso mentre in momenti di crisi profonda potrebbe non esserlo. Di seguito viene riportato il nozionale di risparmio italiano aggredibile da un’eventuale imposizione patrimoniale di tipo straordinario per l’Italia, simulazione fatta dall’istituto (guarda caso tedesco) DIW: in una recente analisi il sopra citato think tank ipotizza la tassazione degli asset privati italiani con un’aliquota del 15% (!!!)vii

A German wealth tax- Umfairteilung - The Economist

E qui mi fermo nella dissertazione, volendo concludere con un commento squisitamente personale in relazione alla non tanto assurda teoria sopra presentata (ed in un certo qual modo anche dimostrata).

Premetto: non sono comunista, anzi mi posso definire per molti versi affascinato dal pensiero politico di Edgardo Sogno (autore di “Testamento di un Anticomunista”). Aggiungo che aborrisco la violenza e i soprusi, soprattutto di chi è forte contro il debole. Parallelamente non concepisco un’ideale di eguaglianza assoluta, riconoscendo al socialismo la dote (utopica) di fratellanza universale ma con un baco enorme che non le permetterà mai di avere presa sull’essenza umana. Ossia, sta nella natura umana il non essere per definizione tutti uguali. Se la sinistra italiana sapesse riconoscere questo fondamentale tratto distintivo dell’uomo – e direi anche del mondo animale in genere – e dunque riuscisse a passare da un’egalità forzata ad un principio di pari opportunità in base al merito avrebbe certamente un brillante futuro. Si perché dire che siamo tutti uguali implica che chi si impegna e si ”sbatte” avrà gli stessi vantaggi di chi non fa nulla (parallelismo animale: il capo di un branco di lupi non avrebbe l’incombenza di difendere il proprio gruppo in quanto più forte, egli sarebbe uguali a tutti gli altri, assurdo): dunque, dico io, perché crearsi problemi, meglio non fare nulla e pensare alla salute o semplicemente a sbarcare il lunario.

La realtà è diversa. Più corretto è dire che tutti dovrebbero avere la stessa opportunità, permettendo solo ai migliori di emergere. Ma questo è un principio che la sinistra italiana ex comunista non può concepire in quanto cadrebbe tutta la costruzione ideologica che di fatto nasconde privilegi se non interessi personali per altro molto malcelati (come non ricordare un ex plenipotenziario post-comunista ideologico oggi ancora ben attivo che detiene o deteneva barche e veliero – sulla base di informazioni di stampa -, personaggio di cui è famosa una foto di lui immortalato sulla muraglia cinese con i vestiti sgualciti, decine di anni or sono…). Dunque, avendo il sottoscritto una base culturale come sopra indicato, come posso avallare il sopruso di unilateralmente impossessarsi di beni altrui già tassati, senza che ci sia una prova di un furto a supporto della confisca (andate a vedere la sezione norme e tributi del Sole 24 Ore: ultimamente l’Agenzia delle Entrate letteralmente ci prova sempre, sistematicamente)? Non posso accettarlo, e non accetto nemmeno di essere subordinato ad interessi stranieri, non sta nel mio DNA. Dunque, invece di continuare con stupide politiche auto flagellanti e depressive stile Governo Monti (il cui identikit sembrerebbe coincidere con quello di un cooptato), politiche per altro molto pericolose in termini di rischio di condurre all’anarchia e/o alla fine dello Stato democratico, prima di fare questo perché non si ridiscutono gli accordi europei, finanche potendo preconizzare un’uscita dall’Euro previa pagamento del solo debito estero (e qui già abbandono il proposito annunciato all’inizio del presente articolo)?

Infatti il debito estero oggi assomma a circa 600 mld EUR nominali – a mark to market sensibilmente meno – e l’Europa tedesca vorrebbe appunto che l’Italia si autoimponesse una patrimoniale di circa la stessa entità finalizzata a ridurre al 100% il rapporto debito / GDP ma senza uscire dall’euro, ossia mantenendo intatti gli interessi euro tedeschi legati ad un’Italia senza una valuta competitiva e legata all’euro (…, vedasi nota viii). Visto che dopo tale manovra il problema della crescita – il vero problmea – rimarrebbe intatto, non è meglio, tra le due alternative, scegliere di rimborsare allo stesso costo per lo Stato il debito estero e poi uscire dall’Euro al fine di rilanciare l’economia e l’exportix?

 

E’ necessario considerare questa possibilità, la libertà e la democrazia come la conoscono i viventi italioti non è gratis.

 

Mitt Dolcino

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Riferimenti e Note:

i   The Anatomy of Fascism, Robert O. Paxton, March 8, 2005 | ISBN-10: 1400033918 |

ii

– Sleeping Demons, German Foreign Policy, 07 October 2013, http://www.german-foreign-policy.com/en/fulltext/58684

– Thomas Straubhaar: “Wir brauchen ein Protektorat”; www.tagesspiegel.de 06.05.2012

– Wolfgang Münchau: Willkommen in Weimar; www.spiegel.de 09.05.2012

– Griechenlands Schicksalswahl; Frankfurter Allgemeine Zeitung 18.05.2012

iii

“Europäische Wirtschaftsgemeinschaft”, – Berlin 1942, The Society of Berlin Industry and Commerce and the Berlin School of Economics – Editore: Haude & Spener, 1943 / Berlin – WorldCat OCLC number: 31002821

– Limes 4/2011 “La Germania tedesca nella crisi dell’euro, [http://temi.repubblica.it/limes/la-germania-tedesca-nella-crisi-delleuro/27080 ]“: analisi del documento da parte della rivista italiana di geopolitica

iv     https://scenarieconomici.it/esclusivo-analisi-della-dinamica-della-spesa-pubblica-litalia-non-e-un-paese-per-giovani/

v      https://scenarieconomici.it/saccomanni-ci-riprova-ora-dice-che-la-crisi-globale-e-finita-ed-intanto-annuncia-la-svendita-dei-gioielli-di-stato-come-previsto-leuropa-tedesca-ringrazia/

vi     http://www.rischiocalcolato.it/2013/09/diciamola-tutta-mario-monti-ha-fatto-un-disastro-e-la-germania-ringrazia-ecco-perche.html

vii  Die Mär von den klammen Krisenstaaten“ ; „Commerzbank: Italien sollte eine einmalige Vermögensteuer erheben“, Dietmar Neurer, Handelsblatt, 15.03.2011

ix  https://scenarieconomici.it/patrimoniale-per-uscire-dalleuro-pagando-il-debito-estero-sarebbe-un-prestito-richiesto-ai-cittadini-e-costerebbe-quanto-la-patrimoniale-che-la-germania-vuole-imporre-allitalia/

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