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Ecco la prova che Draghi mente sull’irreversibilità dell’euro! (di Antonio Maria Rinaldi)

 

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Tanto più Mario Draghi si prodiga nel ripetere ad ogni occasione che l’euro è una moneta irreversibile, quanto più fa trasparire la sua preoccupazione nei confronti della sopravvivenza stessa della moneta unica. Lo scaltrissimo presidente italiano della Banca Centrale Europea, dando per scontata questa affermazione che fa comodo a molti nel tentativo sempre più disperato di difendere ormai l’indifendibile, gioca sul sottile equivoco generato dal fatto che l’unica irreversibilità prevista e codificata nella costruzione monetaria europea risiede nella realtà solamente nei valori dei concambi fissati, per l’appunto in modo irrevocabile e irreversibile, nel dicembre del 1998. Che è cosa ben diversa dal sostenere che l’euro sia una moneta irreversibile, cioè non più disponibile al ritorno alle valute nazionali di provenienza! Ma le affermazioni campate in aria sull’irreversibilità dell’euro, frutto solo del personale auspicio del banchiere centrale europeo, sono la diretta conseguenza che ormai ci si affida solamente agli slogan mediatici essendo terminati gli strumenti tecnici di politica economica e di stimolo monetario per puntellare un’agonizzante valuta che sta dimostrando sempre più di essere non una moneta, ma un accordo di cambi fissi supportato da regole di convergenza tanto più anacronistiche ed inapplicabili tanto più ci si ostina a farle diventare rigide.

 

Infatti la Storia ci ricorda che il 31 dicembre del 1998 il Consiglio ECOFIN, per l’occasione composto dai Ministri dell’economia delle finanze, dei Governatori delle Banche centrali, della Commissione europea e dell’istituto Monetario europeo fissò, con Regolamento (CE) numero 2866/98, i tassi irrevocabili di conversione con le rispettive valute nazionali “ammesse” (per la lira il famoso 1936,27!), decretando concambi irrevocabili, cioè fissi e immodificabili nel tempo essendo per l’appunto irreversibili, con decorrenza 1.1.1999. Ma tutto questo ha significato solamente che i rapporti di concambio decisi al momento della nascita dell’euro erano irrevocabili, cioè non possibili di revisione e non che l’euro come valuta fosse invece per “l’eternità”, cioè irreversibile, come invece il “buon” Draghi vuole farci credere!!!

 

A questo punto sembra evidente che il Presidente BCE si appelli a un principio che nulla a che fare con la tesi che invece intende sostenere, in quanto il concetto sull’irreversibilità dei valori di concambio non è mai stato messo in discussione, in quanto mai nessuno si è mai sognato di modificarli rimanendo nell’euro! Come se l’Italia chiedesse di modificare il concambio deciso allora di 1936,27 lire per euro con un altro valore e gli si rispondesse correttamente che non è possibile poiché è un valore irreversibile. E’ chiaro che quello è, e rimarrà, finché l’aggregazione monetaria europea non andrà a carte quarantotto.

 

Ma evidentemente il capo dell’Eurotower crede che ci siano in giro ancora tante persone dalla memoria corta e disinformati e pertanto disponibili a credere anche ad affermazioni supportate solo da giri di parole purché siano però funzionali al sostegno della difesa ad oltranza dell’euro.

 

Chiarito il voluto equivoco, cerchiamo di dimostrare in modo corretto, a dispetto di quanto sostenuto dall’inquilino numero uno della BCE, che l’euro è invece REVERSIBILISSIMO, il tutto dalla corretta lettura ed interpretazione dei Trattati.

 

Per prima cosa, attingendo dal sempre puntualissimo Luciano Barra Caracciolo,

http://orizzonte48.blogspot.it/2013/11/lunione-europea-in-base-ai-trattati-non.html

si evince che è lo stesso TFUE (Lisbona) all’art.140 ad escludere come oggetto di obbligo l’ammissione all’euro, presupponendo sempre la libera iniziativa e prestazione del consenso del Paese membro interessato. Ciò si desume agevolmente non solo dal par.1 dello stesso art.140, relativo alla previsione di una richiesta “attivativa” (risalente all’operatività di Maastricht o successiva ai trattati modificativi), richiesta, in quanto tale Stato richiedente, anche avendo positivamente superato lo scrutinio, previsto al par.2, relativo all’osservanza dei criteri di convergenza (posti dal par.1), mantiene intatta la propria libertà, di adesione o meno all’euro, fino alla fase deliberativa definitiva, potendo semplicemente far mancare il suo consenso finale e la conseguente prescritta unanimità complessiva (pur avendo appunto superato l’esame di convergenza deliberato dal Consiglio).

 

Pertanto il fatto di aver superato i criteri previsti dallo scrutinio per l’adesione all’euro è da considerarsi un beneficio e non un vincolo e perciò un’opzione di cui si è liberi di accettare o meno. Come aver ottenuto la licenza per poter esercitare un’attività commerciale e poi successivamente rinunciarvi tranquillamente restituendola in quanto è da considerarsi un beneficio e non un vincolo doverla continuare sine die! Pertanto uscire significherebbe rinunciare a un beneficio e basta. Inoltre, sempre nell’art.139 del TFUE è contemplata chiaramente la partecipazione di paesi “con deroga” e di “paesi senza deroga”, cioè con valute nazionali e con euro, ribadendo il principio che nell’UE possano “convivere” entrambi e non sia obbligatorio l’adozione della moneta comune per farne parte a dimostrazione che lo status di membro dell’Unione non implica l’adesione all’euro.

 

Ad ulteriore supporto che le dichiarazioni di Draghi sulla irreversibilità siano senza fondamento, lo possiamo anche desumere per analogia rispetto a quanto previsto dal 1° comma dell’art.50 del TFUE (Lisbona), il quale prevede testualmente: “Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere all’Unione” e pertanto risulta estremamente difficile sostenere la tesi che se un paese esce dall’UE sia obbligato anche a mantenere in ogni caso l’euro come valuta!!! E’ più che palese che Lisbona, prevedendo la possibilità e le modalità per recedere dall’Unione Europea, sottintende che lo possa fare anche contestualmente con l’euro, dimostrando INEQUIVOCABILMENTE che l’euro, per i paesi attualmente eurodotati, è una moneta REVERSIBILISSIMA e questa volta senza giochi di parole!

 

Antonio Maria Rinaldi

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