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PIL italiano: la crescita frena e l’industria va a picco under il peso dell’energia
Il PIL italiano cresce solo dello 0,2% nel secondo trimestre 2026: i servizi salvano il dato generale, ma l’industria affonda sotto il peso insostenibile dei costi energetici.

L’economia italiana rallenta il passo proprio nel momento più critico. Tra aprile e giugno 2026, il Prodotto interno lordo cresce soltanto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Un dato che a prima vista sembra positivo, ma che nasconde una spaccatura allarmante: il nostro motore industriale continua a perdere colpi, soffocato da bollette energetiche insostenibili.
I numeri del secondo trimestre 2026
I dati provvisori diffuse dall’Istat per il secondo trimestre del 2026 delineano un quadro di sostanziale stasi. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la crescita si attesta all’1,0%. Un piccolo passo avanti che porta la crescita acquisita per l’intero anno allo 0,8%, in lieve miglioramento rispetto alle stime passate.
Ecco i dati sintetici del trimestre:
| Indicatore PIL | Variazione |
| Variazione congiunturale (su trimestre precedente) | +0,2% |
| Variazione tendenziale (su anno precedente) | +1,0% |
| Crescita acquisita per il 2026 | +0,8% |
Ecco il relativo grafico, da Tradingeconomics:
Il problema vero nasce quando si apre il cofano del sistema Paese.
Terziario a galla, industria e agricoltura in ginocchio
La crescita, per quanto timida, si regge tutta su un unico pilastro: i servizi. Il comparto terziario continua a tirar fuori numeri positivi, spinto dai consumi interni che tengono ancora botta.
La nota drammatica arriva dalla produzione di beni reali:
- Industria: in netto calo rispetto ai tre mesi precedenti.
- Agricoltura: in sofferenza marcata.
- Commercio estero: la componente netta delle esportazioni dà un contributo negativo alla crescita.
Facciamo una crescita trimestrale pari a quella della Germania, ma non c’è proprio nulla da festeggiare. Essere agganciati al rallentamento tedesco significa condividere i problemi del modello manifatturiero europeo.
Il nodo irrisolto dell’energia
Per quale motivo la nostra industria soffre e perde quota? La risposta si trova sul contatore delle fabbriche. Il settore manifatturiero sta pagando a caro prezzo un costo dell’energia sproporzionato rispetto ai concorrenti internazionali.
Continuare a ignorare la questione energetica o rimandarla a soluzioni lontane nel tempo non è più sostenibile:
- Il nucleare di nuova generazione richiede decenni prima di produrre un solo chilowattora.
- Le fonti rinnovabili tradizionali restano instabili e soggette alle meteo.
Senza una politica energetica concreta e a basso costo, la produzione manifatturiera rischia di essere stritolata. Se la domanda interna prima o poi dovesse frenare, il settore dei servizi da solo non potrà salvare i bilanci italiani.








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