DifesaUSA
Parte il rullaggio dell’MQ25 Stingray: il futuro compagno e “Benzinaio” del Pentagono
Il drone MQ-25 Stingray scalda i motori: perché il “benzinaio” invisibile della Marina USA è in ritardo e come cambierà la guerra sui mari. Un’analisi tra tecnologia e strategia.

Nel mondo della difesa americana, esiste un vecchio adagio non scritto: se un progetto è rivoluzionario, costerà il doppio del previsto e arriverà con tre anni di ritardo. L’MQ-25 Stingray, il primo drone da rifornimento in volo destinato alle portaerei della US Navy, sembra intenzionato a rispettare questa tradizione alla lettera. Recentemente, il primo esemplare di produzione ha iniziato i test di rullaggio a bassa velocità presso le strutture della Boeing a St. Louis. Per i non addetti ai lavori, significa che il drone ha iniziato a muoversi sulle sue ruote, sotto la spinta dei propri motori, testando freni, sterzo e software di bordo. Un passo avanti, certo, ma che arriva dopo che il 2025 è passato senza il tanto agognato primo volo.
Un cambio di paradigma necessario (e costoso)
Per capire perché la Marina degli Stati Uniti stia puntando così tanto sullo Stingray, dobbiamo guardare a cosa succede oggi sui ponti di volo delle portaerei classe Ford o Nimitz. Attualmente, la US Navy utilizza i suoi caccia multiruolo F/A-18 Super Hornet per rifornire altri caccia. È un paradosso logistico ed economico: si prende un sofisticato aereo da combattimento, con un’usura strutturale elevata e costi di manutenzione importanti, e lo si trasforma in una sorta di cisterna volante.
Questa pratica, definita in gergo “buddy tanking“, sottrae circa un quarto della flotta di Hornet alle missioni di combattimento o pattugliamento. In un’epoca di crescenti tensioni nel Pacifico e nel Mediterraneo, è uno spreco che il Pentagono non può più permettersi. Qui entra in gioco lo Stingray: un drone specializzato il cui unico scopo è dare da bere ai caccia, permettendo agli Hornet di tornare a fare quello per cui sono stati progettati: proiettare potenza di fuoco.
L’eredità stealth e il design “timido”
L’MQ-25 non è nato dal nulla. Il suo design è il figlio (un po’ meno bellicoso) del programma UCLASS, che mirava a creare un drone da attacco stealth in grado di penetrare le difese nemiche. Quando la Marina ha deciso di virare su un più modesto compito di rifornimento, la Boeing ha mantenuto alcune caratteristiche interessanti. Le foto recenti mostrano una presa d’aria superiore “flush” (a filo della fusoliera) e uno scarico del motore incassato.
Questi accorgimenti servono a ridurre la segnatura radar. Sebbene lo Stingray non debba volare sopra Pechino o Teheran in prima ondata, deve comunque essere abbastanza discreto da non rappresentare un facile bersaglio mentre orbita intorno alla flotta. È un design elegante, quasi futuristico, che nasconde sotto la “pelle” una torretta sensoriale retrattile per la sorveglianza (ISR), rendendolo un occhio vigile oltre che un serbatoio volante.
Perché gli USA sono in ritardo? La dura realtà industriale
Se l’utilità strategica è indiscutibile, la gestione del programma è stata un percorso a ostacoli. La capacità operativa iniziale (IOC) è scivolata dal 2024 al 2027. Perché? La risposta risiede in un mix di eccesso di ottimismo e complessità tecnologica. Integrare un velivolo senza pilota in un ambiente caotico e pericoloso come il ponte di una portaerei è una sfida senza precedenti. Non si tratta solo di volare, ma di rispondere ai segnali manuali dei marinai sul ponte, di gestire lanci da catapulte a vapore o elettromagnetiche e di atterrare agganciando un cavo in pochi metri di spazio, il tutto senza un pilota a bordo che possa correggere l’errore all’ultimo secondo.
Inoltre, la Boeing ha dovuto affrontare sfide strutturali e aggiornamenti software che hanno richiesto più tempo del previsto. . La Marina sta spingendo forte, consapevole che il 70% dei nuovi sistemi d’arma oggi arriva in ritardo sulla tabella di marcia e questo ha già fatto infuriare il presidente Trump, che ha minacciato l’industria.
Il “Pathfinder” verso il futuro
Nonostante i rinvii, l’MQ-25 rimane il “sentiero” (pathfinder) verso il futuro. La US Navy ha l’obiettivo ambizioso di avere, entro il prossimo decennio, una flotta imbarcata composta per oltre il 60% da velivoli non pilotati. Lo Stingray è il primo tassello di questo puzzle. Se funzionerà, aprirà la strada ai caccia di sesta generazione e ai droni gregari (CCA – Collaborative Combat Aircraft).
In conclusione, i test di rullaggio a St. Louis sono una buona notizia, ma la strada per il primo volo del 2026 è ancora tutta in salita. La Marina ha bisogno dello Stingray per estendere il raggio d’azione dei propri gruppi di volo, specialmente per contrastare la minaccia dei missili balistici a lungo raggio che oggi costringono le portaerei a restare a debita distanza dalle coste avversarie. Il benzinaio invisibile deve solo sbrigarsi a decollare.








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