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Parliamo un po’ di economia:il keynesianismo di Krugman e le sue critiche.

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Questa settimana è stato pubblicato da Il sole 24 Ore un interessante articolo di Krugman nel quale il premio Nobel, in un modo encomiabilmente sintetico, presenta la sua visione dell’economia keynesiana.

In questo breve post vi introdurremo alla sua visione e presenteremo anche alcune delle più comuni critiche che le teorie del famoso economista inglese del secolo scorso suscitano ancora oggi.

Krugman sintetizza il suo keynesianismo in 4 punti

a) Le economia spesso producono meno di quanto dovrebbero, per vari motivi.  questo fatto conduce ad un sottoutilizzo dei fattori produttivi, essenzialmente il lavoro. Questo accade perché non si spende abbastanza.  Come rispondere a questo problema?

b) Normalmente le forze del mercato riportano in equilibrio, quindi alla piena occupazione , l’economia. Putroppo queste forze richiedono tempo, e non fare nulla significa condannarsi ad un lungo periodo di problemi sociali e di disoccupazione

c) In alcuni casi una politica monetaria espansiva , leggasi stampare moneta ed ampliare il credito, può risolvere i problemi umani e sociali accorciando la crisi, tramite un incremento del credito e dei consumi

d) Talvolta però la sola politica monetaria non basta . In questi casi si crea la famosa “Trappola della liquidità”, una situazione in cui qualsiasi aumento di liquidità della banca centrale non porta ad una riduzione dei tassi d’interesse. questo effetto si genera quando i tassi di interesse di partenza sono molto bassi.

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Esempio di trappola della liquidità: l’aumento di offerta di moneta porta ad uno spostamento della curva LM , ma questo non conduce ad un aumento della produzione nè ad un abbassamento del tasso di interessi. La massa monetaria extra non genera effetti.

Krugman quindi respinge le critiche più grossolane alla teoria keynesiana: che questa sia inefficace perche la crisi, comunque , finisce; che questa propenda per un aumento incontrollato della massa monetaria; che porti sempre ad un aumento della spesa a deficit. Chiaramente queste osservazioni sono estremamente superficiali di di facile confutazione.

Il realtà le critiche alla teoria keynesiana possono essere molto più acute di quanto qui Krugman ritenga.

  1. La necessità di finanziare un maggior deficit pubblico tramite emissioni di titoli di stato può portare ad uno spiazzamento degli investimenti privati, in quanto si innalzano i tassi di interesse.
  2. Quanto è grande l’output gap ? Quando si può parlare di piena occupazione ? Quanta è la disoccupazione strutturale ? Sappiamo come sia difficile una valutazione di questo genere , che coinvolge anche il numero di persone attualmente fuori dal mercato del lavoro.
  3. Rischio inflattivo: se lo stimolo è troppo grande vi è un rischio inflattivo marcato.
  4. Tempistica. Il problema è nel tempo di reazione: fra il momento in cui viene avvertita la necessità di un intervento ed il momento in cui questo viene implementato può passare un tempo tale per cui l’intervento statale viene ad essere sfasato, venendo quindi a stimolare un’economia già in ripresa e quindi ponendo le premesse per un boom inflazionistico.
  5. Lesione della democrazia della società: un’intervento keynesiano è un intervento dello stato, quindi secondo i desideri di investimento dello stato che, nella visione più rosea , rappresenta i desideri della maggioranza della società , non di tutta. Questo porta ad una distorsione della struttura di investimenti che la società, nel suo complesso, realizzerebbe. E parlavo della situazione più rosea: sappiamo benissimo che spesso i governi esprimono istanze perfettamente minoritarie .
  6. Aspettative razionali: la teoria keynesiana parte dal presupposto che gli operatori abbiano una visione di solo breve periodo, non particolarmente razionale. La teoria delle “Aspettative razionali” invece presuppone che tutti gli operatori considerino in modo coerente e razionale tutte le informazioni a loro disposizione. Senza volervi annoiare , questo viene ad implicare un’azione di governo economico più basata su incentivi mirati, che su una generica e distorsiva spesa pubblica.

Queste critiche pongono in luce tutti i punti deboli della teoria keynesiana. qui non ho voluto fare un’esamina approfondita, ma un po’ di divulgazione per chi non fosse particolarmente ferrato in materia. Bisogna dire che, comunque, per la situazione italiana, parliamo di fantascienza: i vincoli di bilancio di Maastrich , rinforzati  dai successivi “Compact”, rendono praticamente impossibile spendere con deficit adeguati alle necessità di una vera politica di espansione fiscale, soprattutto per l’Italia. Per poter ralizzare una politica attiva avremmo bisogno di piena autonomia fiscale. Quindi prendete quanto scritto sopra come un mero esercizio teorico.

 

 

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