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NAPOLITANO NELLA TAGLIOLA

 

I dati di fatto non permettono al Presidente di dichiararsi estraneo

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Da anni Silvio Berlusconi parla del fatto che le banche germaniche, nell’estate del 2011, fecero sì che lo spread fra i titoli italiani e quelli tedeschi balzasse alle stelle, per far credere che l’Italia stesse per affondare. “Il mese prossimo non si potranno più pagare gli stipendi”. Lo scopo era quello di convincere tutti che l’unico modo di salvare l’Italia era quello di  eliminare l’odiato Cavaliere. Recentemente Alan Friedman ha scritto un libro in cui ha rivelato che in alto loco da mesi ci si organizzava per mandarlo a casa e sostituirlo con Mario Monti. E non si è trattato della tesi azzardata di un giornalista: i fatti sono stati corroborati da testimonianze importanti, a cominciare da quella dello stesso Monti. Infine è arrivata la testimonianza dell’ex ministro del Tesoro degli Stati Uniti, Timothy Geithner, e si è costretti a ricordare una vecchia battuta: “Se uno ti chiama asino, protesta; se un altro ti chiama asino, protesta; se un terzo ti chiama asino, raglia”. E infatti ora ci si scandalizza per il disprezzo dimostrato da molti per le istituzioni democratiche e per l’offesa alla sovranità italiana perpetrata da alti funzionari stranieri. Tanto da chiederne conto a quel supremo garante di tutte queste cose che è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Purtroppo questi, dopo un lunghissimo silenzio, ha dichiarato che “le dimissioni di Berlusconi furono libere e responsabili”, e che lui personalmente non ha mai saputo di pressioni per farlo dimettere.

Quando le dichiarazioni sono secche e significative si possono definire laconiche. Quando non dicono gran che, l’aggettivo diviene invece “elusive”. Un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi, tre sono una prova. E nel mondo politico, dove basta anche un sospetto, c’è da essere estremamente preoccupati. Il Presidente, quand’anche fosse innocente, rischia di entrare nello scandalo fino ai capelli. Né gli basterebbe una qualche scusante “giuridica”. Del resto, la fiducia nei giudici è talmente calata che neanche un’assoluzione in giudizio farebbe stato, agli occhi dell’opinione pubblica. E non può neppure dire: “Non ci sto”, come fece Oscar Luigi Scalfaro. A quel Presidente la fecero passare, oggi il vento è cambiato e se Napolitano dicesse la stessa cosa sarebbe sommerso dai fischi.

Fra l’altro, dire che le dimissioni di Berlusconi furono libere richiederebbe una spiegazione. Egli aveva dunque tanta voglia di lasciare il posto ad altri? L’altro aggettivo, “responsabili”, è addirittura provocatorio. Sembra voler indicare un’ammissione di colpa da parte di Berlusconi: cosciente di essere d’inciampo, per il bene della Patria ha avuto il grande senso di responsabilità di farsi da parte. Ebbene, che qualcuno ci dica in che senso Berlusconi pensava di star danneggiando l’Italia. Questa era la tesi di Monti, non certo la sua. Per non dire che, se il Presidente tentasse questa probatio diabolica, sarebbe accusato di non essere e di non essere stato super partes.

Né prova nulla il successivo voto di fiducia del Pdl a Monti. Se, a parere di Napolitano, Berlusconi aveva un tale amor di Patria da dimettersi, poi avrebbe dovuto impedire che l’Italia avesse un governo? O avesse un governo dichiaratamente di sinistra?

Napolitano afferma di non avere avuto notizia di pressioni per far dimettere Berlusconi. Ma ha avuto notizia dei suoi propri incontri con Mario Monti? E che cosa risponde alle altre testimonianze raccolte da Alan Friedman?

La sua posizione non è problematica, è impossibile. Se nega i fatti, rischia di essere sbugiardato. Se si dimette, le sue dimissioni suonerebbero come un’ammissione di responsabilità. Forse gli rimane la risorsa di fare il morto: “Non c’ero e se c’ero dormivo”. E vedere se la coalizione degli interessi dei partiti e dei poteri forti riuscirà a far sì che i giornali continuino a sottovalutare la vicenda finché non sia dimenticata.

Purtroppo per lui, anche questa mossa avrebbe il suo prezzo. Gianfranco Fini, cucendosi la bocca e aggrappandosi con tutte e due le mani alla poltrona, ha mantenuto la carica fino alla scadenza della legislatura: ma appena possibile il popolo italiano ne ha decretato la morte civile e anche la damnatio memoriae. Pessimo finale.

Probabilmente tutto ha avuto inizio con la diffusa convinzione che attaccare Berlusconi fosse lecito con qualunque mezzo. Inclusa la calunnia, incluso l’uso strumentale della giustizia, inclusa l’alleanza con lo straniero. Ma alla fine, a forza di credere di disporre di un’inconcussa impunità, si è arrivati al passo falso: un complotto che squalifica tutti quelli che vi hanno partecipato, italiani e stranieri. Questi ultimi in particolare hanno gravemente offeso la nostra sovranità e la nostra dignità. Purtroppo non è neanche detto che ci abbiano mal valutati: forse meritiamo il loro giudizio, visto che, come facevamo già nel Rinascimento, siamo disposti a complottare con lo straniero contro i nostri connazionali. Ma oggi gli stranieri pagano il fio di un’imperdonabile gaffe. Nel mondo diplomatico è lecito ritenere la moglie del tale Premier straniero una puttana. Ma non è lecito dirlo. Almeno, non ad alta voce.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

14 maggio 2014

 

 

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