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IL NUOVO MIRACOLO GRECO

Un tempo si parlava di miracolo greco. Appariva incredibile che, in un paio di secoli o poco più, una minuscola appendice sudorientale dell’Europa potesse creare le base della mentalità e della cultura dell’intero continente, per sempre. E in fondo appare incredibile ancora oggi. Ma dinanzi alla storia bisogna chinare la testa. Come sostiene un saggio principio della Scolastica, “ab esse ad posse valet illatio”, il passaggio dall’essere al possibile è lecito.
Anche in politica si verificano a volte cose che la ragione giudicherebbe impossibili. Al riguardo, basta riandare con la memoria alla nascita dell’euro. Si stabilirono parametri chiarissimi, sotto forma di condizioni imprescindibili, e fra questi svettava l’obbligo di non avere un debito pubblico che superasse il rapporto del 60% col pil. L’Italia era largamente al di sopra di questa soglia e dunque per anni dell’euro ci si occupò serenamente come di qualcosa che riguardava gli altri, non noi: da un lato era impossibile che l’Italia potesse ridurre il proprio debito al 60% del rapporto col pil, dall’altro le autorità europee al riguardo erano state categoriche.
E invece. Chi affermava sereno – come il sottoscritto – che “mai l’Italia avrebbe fatto parte della zona euro” commetteva un errore gravissimo: pensava che le autorità europee fossero persone serie e non teneva conto della nostra sciocca ambizione di non essere lasciati fuori dal grandioso progetto. E arrivammo perfino a tassarci, quasi bastasse!, per ottenere quel bel risultato. In realtà l’Europa dimenticò i suoi parametri soltanto per non dover subire la nostra concorrenza dall’esterno, visto anche che eravamo famosi per le svalutazioni competitive. Così, in cambio di fumose promesse di marinaio, ci consentì di entrare nell’euro e l’Italia esultò. Prodi, l’autore del capolavoro, se ne vantò per anni, affermando che “aveva portato l’Italia in Europa”, dal Sud-Est asiatico dove si trovava prima. E infatti da allora ci siamo arricchiti più di Paperone.
L’impossibile, in politica, può divenire possibile. E infatti la Grecia, avendo una certa pratica di miracoli, contro ogni evidenza, forse ne farà un secondo. Anche qui i fatti sono elementari. Il governo Tsipras ha dichiarato che la smetterà con l’austerità; ha mandato al diavolo la Troika; ha chiesto di rinegoziare le scadenze dei suoi debiti (già rinegoziate, per altro); ha copertamente ventilato la possibilità che la Grecia, puramente e semplicemente, quei debiti non li paghi, e nel frattempo ha aumentato le spese, per esempio elevando il salario minimo e concedendo altre provvidenze. A questo punto le autorità europee – che paura! – hanno risposto a muso duro, ed hanno ribadito la necessità che la Grecia paghi i suoi debiti (340 miliardi di euro). Giusto, i debiti vanno pagati. E se non lo si fa?
Sempre secondo la logica (poveretta, per quello che vale) se la Grecia non paga i suoi debiti va in default ed esce dall’euro. Oppure la buttano fuori, la cosa fa poca differenza. L’eurozona vacilla e forse addirittura l’intera struttura crolla. Comunque i creditori della Grecia possono smettere di sognare di veder tornare indietro il proprio denaro, almeno durante il Quaternario. Per l’Italia, la bazzecola di quaranta miliardi.
Ma l’impossibile in politica non esiste, come s’è visto. “Quando qualcuno ha un debito piccolo e non può pagarlo, ha motivo di preoccuparsi; quando un grande debitore deve una somma enorme, e non può pagarla, è il creditore che ha motivo di preoccuparsi”. Quella stessa Europa intransigente che ha ripetuto: “La Grecia deve pagare i suoi debiti”, se la Grecia dice: “Non pago. Se volete dichiarate il mio fallimento”, che farà? Le concederà di non pagare? Le offrirà ulteriori crediti? I quali nuovi crediti sarebbero pressoché a fondo perduto. Infatti non c’è nessuna speranza che un Paese guidato da un comunista possa avviarsi verso un’epoca di prosperità tale da ripagare i debiti, quelli vecchi e quelli nuovi. Già l’Italia – che al massimo è comandata da un ex comunista – non riesce a riprendersi e uscire dalla recessione: perché dovrebbe farcela la Grecia?
Naturalmente si sentirà ripetere da ogni parte la giaculatoria storico-culturale, secondo cui l’Europa non può permettersi di perdere la Grecia e la Grecia non può permettersi di lasciare l’Europa, quanto meno economicamente. E l’esperienza ci ha insegnato a non sorridere della retorica. Le sorprese sono sempre possibili. Ma stavolta si parla di soldi e quando si parla di soldi c’è sempre il problema ineludibile di chi, alla fine, paga il conto. Stavolta dal cilindro non dovrebbe saltare fuori un coniglio ma una balena.
Sia Tsipras, sia l’Europa avrebbero fatto bene a non lanciarsi in dichiarazioni definitive e ultimative. Se certe parole minacciose e altisonanti non hanno un buon sapore la prima volta, figurarsi quando bisogna rimangiarsele.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
31 gennaio 2015

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