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MINIBOT, MONETA FISCALE, CCF: TUTTI STRUMENTI UTILI, MA SOLO SE LA FINALITA’ E’ L’USCITA DALL’EURO

 

Il cambiamento di posizione del Movimento 5 Stelle in occasione del sessantennale del trattato di Roma, con l’introduzione dell’idea della “Moneta Fiscale”. Questa si ricollega a sua volta all’idea di CCF , certificati di credito fiscali, cioè buoni che possono essere utilizzati per pagare i debiti fiscali e tutte le altre forme di impegni verso la pubblica amministrazione. Praticamente una moneta complementare che trae la sua giustificazione dall’essere accettata dallo stato.

Quest’idea alla fine è concettualmente molto simile a quella che , qualche tempo fa, aveva espresso Claudio Borghi, responsabile economico della Lega, riguardo i Minibot: mini titoli di stato al portatore, di valore facciale limitato, tale da poter essere utilizzati nelle transazioni quotidiane.

Tutte queste soluzioni cercano di far fronte a due necessità politiche:

a) rispettare formalmente l’articolo 128 del Trattato Fondativo dell’Unione Europea, che assegna alla BCE il diritto esclusivo di emettere la moneta (euro)

b) cercare di riprendere, in qualche modo, il controllo della politica monetaria e fiscale , in un apparente rispetto dei vincoli europei.

Tutti ammettono che questi strumenti servono ad aggirare, con stile, le normative europee. da un lato si rispetta formalmente sia il l’articolo 128 TFUE, sia i limiti di Maastricht, in pratica si cerca di fare un po’ di politica monetaria e fiscale in più. Perchè il problema di quest’unione è che la politica monetaria europea si traduce in modo minimo in una politica fiscale, creando una sorta di “Liquidity trap” permanente , per cui vengono solo puniti i risparmiatori, ma non vi è nessun stimolo alla crescita ed all’occupazione. Una politica monetaria frigida e sterile, che nulla genera, ma solo distrugge.

La grande differenza fra minibot e moneta fiscale è essenzialmente nel fatto che il minibot non teme di chiamarsi “Debito”, mentre la moneta fiscale ed i CCF giocano su una differenza (??) fra “Passività” e “Debiti”.  Non voglio entrare nel merito della discussione, a mio parere solo formale, sul tema.  Chiaramente, questo tipo di strumenti  verrebbe a avere un effetto stimolante sull’economia , la cui intensità sarebbe crescente al crescere del moltiplicatore keynesiano. Uno stimolo necessario, che porterebbe indubbiamente ad uno sviluppo del PIL e dell’occupazione.

Mi interessa invece molto di più entrare nel discorso relativo alle controindicazioni che questo tipo di soluzioni potrebbero avere se dovessero proseguire per un periodo di tempo esteso , ad esempio oltre i 24 mesi. Le mie preoccupazioni non sono legate alla ricaduta inflattiva: i fattori produttivi sono ampiamente sottoutilizzati in questo momento e prima di giungere ad un livello di piena occupazione c’è strada da fare e tempo da far passare. Si tratta invece di preoccupazioni legate allo sviluppo del debito pubblico ed all’andamento della bilancia commerciale.

a) Il problema è che l’andamento economico deve generare un flusso finanziario per lo Stato sufficiente per sorreggere il peso del debito pubblico in Euro, interessi compresi. Ora fino a quando i tassi resteranno a 0 non ci sarà problema, perchè la crescita economica generata dalla moneta complementare sarà superiore ai tassi di interesse sul debito pubblico in una situazione di PIL < Debito, in quanto il moltiplicatore keynesiano è positivo. Il problema della moneta complementare viene a sorgere nel momento in cui i tassi d’interesse venissero a crescere e ad essere superiori al tasso di sviluppo dell’economia indicato dal moltiplicatore keynesiano. In quel caso Vi è il rischio che l’economia mossa dalla moneta complementare tolga risorse necessarie per far fronte al debito. Bisogna anche dire che il caso in questione non viene tanto ad essere un problema generato dalla moneta complementare, quanto del debito e degli interessi fuori controllo. La capacità dello Stato di riprendere il controllo sugli interessi sul debito pubblico, come fa il Giappone, risolverebbe il problema  in modo immediato.

b) Il secondo problema è quello relativo agli effetti dello sviluppo della moneta complementare sulla bilancia commerciale.  Una moneta propria porta ad una correzione degli squilibri di bilancia commerciale tramite i processi di svalutazione e rivalutazione della stessa, correggendo il sistema in modo automatico. Al contrario una moneta complementare  legata ad un rapporto fisso con  quella principale, come indicato in tutte le soluzioni sopra elencate, viene ad essere priva dei questa possibilità di aggiustamento. quindi l’aumento nei consumi e negli investimenti si verrà a riversare anche sulle importazioni, oltre che sulla produzione interna. Questo può squilibrare la bilancia commerciale e, quindi, quella delle partite correnti ? Tutto dipenderà da rapporti di competitività interni che la moneta complementare NON potrà correggere. Quindi il rischio, tutt’altro che secondario, è che la ripresa economica sballi la bilancia commerciale. Anche se i CCF o i minibot andassero in modo diretto a beneficiare le produzioni nazionali (ad esempio essendo scontabili nel settore primario, come IVA e contributi agricoli, o su produzioni artigianali prettamente nazionali), l’effetto di espansione delle importazioni non è completamente evitabile propri per la natura della moneta: circola, quindi può far sentire i propri effetti anche altrove.

Ora se i minibot o i CCF /moneta fiscale sono uno strumento per un passaggio meno traumatico dall’euro ad un sistema di moneta nazionale, i problemi sopra elencati non si pongono: il debito pubblico verrà, prima o poi, completamente espresso nella moneta nazionale tramite l’applicazione dell Lex Monetae, ed a tal punto il tasso d’interesse diverrà un problema del ministro del Tesoro e della Banca Centrale. Allo stesso modo una volta riacquistata l’autonomia monetaria non vi saranno ulteriori problemi per la bilancia commerciale , in quanto il riequilibrio avverrà con il processo di svalutazione/rivalutazione monetaria. Invece problemi possono sorgere in un eventuale sistema misto, da un lato per la prevalenza della legge di Gresham sull’utilità marginale delle valute, dall’altro perchè nulla potrebbe impedire la nascita di cambi “Neri” incrociati fra la moneta complementare e monete estere.

Per questi motivi: moneta complementare come soluzione temporanea, non definitiva, ai problemi economici e sociali dell’Italia.

 

 

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