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Lo scontro sulla sovranità in corso sui contanti

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Moneta_Positiva_Contanti_POS

Il Governo, difendendo i contanti come unica moneta a corso legale, non solo ha preso una posizione in netto contrasto con Bankitalia, che è più favorevole all’uso della moneta elettronica privata del circuito bancario, ma ha anche acceso un faro sulla questione monetaria, argomento tabù per grossa parte della politica e della comunicazione.

Nello scontro si è poi inserito anche Bruxelles, ricordando a Giorgia Meloni che i pagamenti elettronici sono tra gli obiettivi del PNRR per costringerla a mantenere le multe sui rifiuti del POS senza soglie, ma anche la BCE, che alzando il costo del denaro e riducendo il QE, vuole spingere l’Italia a ratificare il MES per salvare le banche europee.

Cosa si cela dietro questo scontro? C’entra poco la corruzione o l’evasione fiscale.

La scelta di quale moneta favorire ha grossi e sostanziali risvolti e ripercussioni nella nostra vita politica e quotidiana; vediamoli da vicino.

Queste le monete che usiamo oggi :

  • lo 0,3% sono monete metalliche coniate dallo Stato, sono le uniche che non generano debito;
  • il 6,7% sono le banconote emesse dalla BCE e prestate alle banche private;
  • la stragrande maggioranza, il 93% è moneta elettronica, creata dal nulla dalle banche private quando accendono un mutuo o fanno prestiti.

Moneta_Positiva_Contanti_Banche

I contanti, cioè monete metalliche e banconote, sono l’unica moneta a corso legale nell’Eurozona, collegata alla sovranità dello Stato e unica forma di pagamento ad accettazione obbligatoria, mentre la moneta elettronica bancaria è privata e ad accettazione volontaria, ma con i tetti al contante e l’obbligo di accettare pagamenti con i POS, si sta cercando di rendere sostanzialmente obbligatoria la sua accettazione, in palese contrasto con gli aspetti giuridici.

Primo problema: la moneta elettronica viene creata dalle banche private utilizzando le banconote come sottostante. In base all’art.1834 del C.C.: “Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria”. Quindi la moneta elettronica ha valore perché la banca è obbligata a restituircela in contanti; ma se li eliminiamo, che cosa ci restituirà la banca a fronte della moneta elettronica creata?

Secondo problema: mentre i contanti non hanno costi negli scambi, ogni uso della moneta elettronica ha un costo, pari a circa un 2% del valore, che riduce il valore ogni qualvolta facciamo una transazione.

Terzo problema: banconote e moneta elettronica sono il 99,7% del totale della moneta che usiamo; tutta questa moneta viene creata dalle banche private con i prestiti e deve essere restituita con gli interessi, quali sono le conseguenze di ciò all’interno del sistema economico?

Facciamo l’analogia tra la moneta ed il sangue. Se il sangue di cui abbiamo bisogno, invece di essere creato dal corpo stesso, viene “prestato” da una banca del sangue esterna e deve essere restituito con gli interessi, il corpo morirà dissanguato.

Analogamente accade nel nostro sistema economico dove la moneta viene tutta prestata dal sistema bancario e dai mercati finanziari, ma deve essere restituita con gli interessi. Abbiamo un problema matematico: la moneta prestata è sempre inferiore al debito più gli interessi generati. Indipendentemente dalla buona volontà di tutti è un debito impagabile che cresce continuamente in modo esponenziale.

Questo meccanismo dona un potere immenso in chi crea il denaro elettronico, soprattutto se in regime di monopolio assoluto e con un “obbligo sostanziale” ad usarlo al posto dei contanti.

La moneta elettronica privata, se è attualmente l’unica nel sistema, ma ha diversi problemi:

  • mancanza di controllo democratico sulla nuova moneta emessa;
  • è prociclica, cioè aumenta nelle fasi espansive e diminuisce nelle fasi recessive;
  • la destinazione della nuova moneta creata è decisa da interessi privati;
  • ha un costo enorme per la società che deve pagare gli interessi;
  • il debito impagabile produce instabilità nel sistema e crisi periodiche.

Per risolvere il problema possiamo prendere spunto da un altro sistema utilizzato in ambito finanziario per creare denaro attraverso i titoli di stato, mettendoli a garanzia di un prestito in moneta elettronica equivalente. Gli stessi titoli possono poi essere utilizzati da chi li riceve come garanzia di un altro prestito e così via, moltiplicando per n-volte il denaro creato.

Se i titoli di stato possono essere usati come sottostante per creare moneta, allora si possono anche trasformare in Conti di Risparmio CdR presso il Tesoro e solo per residenti in Italia, che possono essere utilizzati direttamente come strumento di pagamento tra CdR, con bonifici online o carte magnetiche, senza la necessità di disinvestire, come avviene oggi con i Btp.

I Conti di Risparmio hanno il capitale garantito dallo Stato, non soggetto al bail-in e stabile perché non quotato sui mercati, e un buon rendimento, esente da qualsiasi tassazione.

Sono una sorta di “moneta elettronica pubblica” in grado di circolare liberamente nell’economia reale. Oltre a tutelare il risparmio dei cittadini, i CdR permettono allo Stato di finanziare il debito pubblico internamente, senza i ricatti dei “mercati” con lo spread e l’aumento dei rendimenti sui nuovi titoli emessi, prevedibili con le nuove politiche monetarie della BCE.

I Conti di Risparmio sono una soluzione che ha i vantaggi dei contanti, perché privi di rischio e senza costi di transazione, ma anche della moneta elettronica, perché tracciabili e facilmente utilizzabili. Inoltre sono perfettamente compatibili con i Trattati UE.

Il Governo ha una occasione storica di tutelare i risparmi degli italiani, difendere l’interesse nazionale, e rendere più sostenibile il nostro grande debito pubblico.

Fabio Conditi

Presidente dell’associazione Moneta Positiva


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