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Libia: un disastro!

 Nel terzo anniversario della morte del colonnello Muammar Gheddafi,  il paese è diviso violentemente. Ha due governi e due parlamenti. Sia la capitale, Tripoli, che la seconda città, Bengasi, sono controllate da gruppi di miliziani islamici di vario tipo. Il governo riconosciuto a livello internazionale è fuggito a Tobruk, nell’est del Paese, e sta operando da un hotel. Una milizia ormai ha il controllo di Tripoli, ed ha istituito un “governo di salvezza nazionale”, e sta promettendo aiuti per le famiglie.

La “salvezza” portata dai Francesi e dagli USA, ha sostanzialmente distrutto l’economia del primo produttore di petrolio del Nord Africa. L’export e la produzione di prodotti petroliferi sono crollati.

Il conflitto sta diventando una guerra per procura. La scorsa settimana Khalifa Haftar, un ex generale, ha lanciato un nuovo assalto Bengasi con il sostegno del governo libico, Emirati Arabi Uniti e, presumibilmente, Egitto. L’ufficiale del governo sostiene il Qatar sta aiutando i ribelli islamici. All’inizio di questo mese una milizia legata ad al-Qaeda, Ansar al-Sharia (che controlla anche gran parte di Bengasi), ha dichiarato un emirato islamico nella città orientale di Derna. Tutto questo è ben lontano dalla democrazia stabile sul Mediterraneo che i leader occidentali avevano sperato nel 2011, quando la loro campagna aerea ha aiutato a rovesciare Gheddafi. 

Libia

 

A distanza di 3 anni da tale intervento vediamo chi sono i Vincitori ed i Vinti:

– Tra i Vinti, oltre a Gheddafi, c’e’ la popolazione libica (fortemente impoverita e che vive in mezzo ad uno stato di guerra permanente), i paesi del Nord Africa (destabilizzati), l’Italia (che ha perso un partner strategico fondamentale e grossi appalti, ed ha perso un 40% dell’approvigionamento di Gas dalla Libia)

– Tra i Vincitori riusciamo soltanto a metterci, ora come ora, gli Islamisti (che hanno possibilita’ di agire, cosa che sotto Gheddafi non era loro consentita).

Difficile pensare che la Francia e gli USA abbiano apparentemente particolari vantaggi da questo disastro, anche se per gli USA viene qualche sospetto.

Una conseguenza di questo disastro, e’ il fortissimo calo di export di petrolio e gas, e cio’ gioca a favore di altri paesi produttori (Medio Oriente, USA, Russia). Se la Libia tornasse alla normalita’ da un giorno all’altro, scaricherebbe sul mercato piu’ di 1 milione di barili al giorno, e cio’ impatterebbe brutalmente sui prezzi internazionali di greggio, gia’ oggi in fase di forte ridimensionamento a causa del boom produttivo degli USA, della crisi internazionale e delle politiche dell’Arabia Saudita volte a non perdere quote di mercato.

 

 

Tre considerazioni banali banali:

1) I cosidetti “salvataggi” degli USA e dell’Occidente, generalmente condotti contro il cattivo dittatore di turno e per portare la democrazia e la pace, oggettivamente, nel medio-lungo periodo, producono effetti devastanti, con stati di guerra permanente, impoverimento delle popolazioni, rafforzamento degli Islamisti di turno, destabilizzazione, etc. Oltre alla Libia, ricordiamoci della Siria e dell’Iraq, dove la situazione e’ simile. Meglio “non farsi salvare” dall’occidente.

2) Nei paesi arabi, sostanzialmente esistono 2 sole forme di governo che funzionano: le Dittature (piu’ o meno illuminate o sanguinarie, talvolta sotto vesti di emiri, talvolta di militari) o Governi Islamisti. Se cacci un dittatore, inevitabilmente ti ritrovi i tagliagole. Per cui: “meglio non interferire e salvare nessuna popolazione dal dittatore di turno, se no arrivano gli islamisti”

3) Non si capisce bene, perche’ un paese come l’Italia appoggi sistematicamente interventi Occidentali sul mediterraneo o in medio oriente, visto che sistematicamente perde fornitori strategici di gas e petrolio, perde export, commesse ed affari, ed inoltre tali crisi agevolano l’immigrazione massiva di disperati che immancabilmente finiscono a casa nostra. Anche la “crisi russa” rientra in tale logica. Forse e’ arrivato il momento di iniziare a fare i nostri interessi, e non partecipare a questa sequela di interventi “made in USA and UE” che oggettivamente sono fallimenti assoluti e per noi fonte di impoverimento.

 

 

GPG

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