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Lenin e la rivoluzione Russa vista da Diego Fusaro (di Davide Amerio)

 

Nell’anniversario della Rivoluzione Russa, il filoso Diego Fusaro ha pubblicato un pezzo sul Fatto Quotidiano che è stato oggetto di considerazioni contrastanti.

Fusaro ha il pregio della chiarezza intellettuale sulle posizioni che convintamente sostiene. Non sempre le condivido – o le comprendo (e di questo cercherò di parlarne con lui direttamente), – ma il fatto che le sue convinzioni, e il suo ricco vocabolario, siano sovente oggetto di scherno da parte di avventori del web (e di certi studi televisivi), lo ritengo un fatto deplorevole: segno della pochezza intellettuale dei nostri tempi.

Durante l’estate mi sono goduto la lettura della sua ultima fatica letteraria: “Pensare altrimenti”. Una lettura impegnativa, ma con un filo logico ben preciso, arricchito di riferimenti storici. Analizzare come il “dissenso” venga trattato nella nostra epoca – in particolare nel mondo occidentale dominato dal “libero mercato” dopo il crollo del Muro di Berlino,- è quanto mai materia che dovrebbe invitare alla riflessione sui rischi che corrono le democrazie nella nostra società.

Sarà pure una chiave “marxista” quella da lui utilizzata per analizzare e argomentare l’oppressione del dissenso, ma risulta quanto mai efficace. La stranezza è che alle stesse conclusioni non riescano a giungere altri intellettuali che militano – o pensano di militare,- nel campo opposto liberale.

Perché il dissenso non è di destra o di sinistra; non è giusto o sbagliato; è una condizione di necessità democratica il fatto di poterlo esercitare. Ma è il “come” esso viene esercitato, o meglio, come ne viene concesso l’esercizio nella nostra attuale società.

Quel ”altrimenti” del pensiero richiama il bisogno di un riflessione “laterale” che sfugga dai binari imposti dalle idee dominanti. Per essere in disaccordo non è solamente necessaria una differenza di opinioni. Affinché il contrasto abbia un senso, è necessario sia esercitata la facoltà di ascolto che quel dissenso esprime.

In altri termini, a qualcuno deve interessare veramente ciò che il dissenziente ha da dire o proporre. Nel nostro sistema informativo, invece, è palese, per chi guarda oltre le veline preconfezionate, come il dissenso sia consentito solamente in determinati ambiti e secondo predefinite modalità.

I conflitti politici non hanno più, da molto tempo, un fondamento argomentativo, una capacità di confronto su progetti di vita, di economia, di società. Essi si basano per lo più sulla delegittimazione del presunto avversario, a prescindere dalla bontà o dalla falsità delle tesi.

Si sviluppano quindi contrasti orizzontali tra fazioni; si perdono i confini delle rispettive posizioni in distinzioni marginali, oppure si assumono posizioni categoriche assolute. I toni diventano pesanti e il conflitto volgare.

Uscendo da questo schema, e qui è il fulcro interessante della tesi di Fusaro, si può guardare all’insieme. Si scopre allora la perdita della consapevolezza del conflitto “verticale”, ovvero quello tra il popolo e chi comanda realmente. Quel conflitto che nasce dall’idea della possibilità di costruire un’alternativa all’esistente, e con essa prende corpo un dissenso che sa farsi alternativa concreta.

La strategia di chi tiene le redini del nostro sistema economico e sociale diventa evidente. Il dissenso è ammesso solamente se esso è funzionalmente utile a mantenere lo status quo. La situazione attuale, con tutti i problemi che il popolo patisce, con la perdita dei diritti, del lavoro dignitoso, di una vita decorosa e umana, viene presentata come l’unica realtà possibile e accettabile.

Non è concesso di pensare “altrimenti”. Ecco allora rivitalizzare i conflitti orizzontali e storici degli ultimi due secoli: Liberismo, Comunismo, Socialismo, Cattolicesimo. Visioni ideologiche che hanno interpretato la realtà e la società in modi strutturati, seguendo la propria interpretazione “filosofica” del mondo.

Ciascuna di esse ha regalato importanti valori sociali, diritti, possibilità di sviluppo, e fervore culturale e scientifico. Ma nessuna ha soddisfatto appieno, nella sua traduzione concreta, quella sete di giustizia ed equità che attraversa gli animi degli uomini.

Non esiste un mondo perfetto ma, allo stato attuale, qualcuno ci sta facendo credere che non è più nemmeno perfettibile; e la nostra ansia di novità e di miglioramento deve spegnersi dentro una rassegnazione supina alle leggi dell’ordoliberismo. Quel senso di inutilità che spinge verso
l’impolitica e l’astensione da qualsiasi tensione emotiva di rinnovamento, cancellando sogni e aspirazioni.

In fondo Diego Fusaro ci ha lanciato un messaggio antico, che fu già del Manzoni nei Promessi Sposi: attenzione a non far la fine dei polli di Renzo Tramaglino.

Davide Amerio

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