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L’assordante silenzio delle dimissioni (spintanee?!) di Olivier Blanchard (di Alfonso Scarano)

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Olivier Blanchard lascia (spintanemante?) la cattedra di capo economista dell’ International Monetary Fund (IMF).
Sotto la sua direzione dal 2008 quella istituzione ha pubblicato dei paper che sono sembrati a molti dei suoi colleghi economisti e non solo loro, degli atti di sapore rivoluzionario rispetto la politica rigorista del Fondo fatta di forti indebitamenti e poi di una rincorsa di privatizzazioni, liquidazioni di pezzi di economia nazionale e di azzannamenti di stato sociale; insomma le ormai celeberrime politiche rigoriste delle lacrime e sangue del Fondo.
Ma cosa ha scritto  Olivier Blanchard di così rivoluzionario? O, ancora meglio, cosa si è potuto scrivere sotto quella direzione? Semplicemente che le politiche rigoriste sono errate.
Una cosuccia di non poco conto, anche perché sono ricerche ben corredate di ponderosa massa di dati quantitativi che documentano questo risultato.
Si è assistito, dunque allo sviluppo di una ricerca economica in seno al Fondo che andava sempre più in contrasto (o in contraddizione si potrebbe anche dire) alla politica politicante che lo stesso Fondo andava a mettere in pratica in questi anni di cruciale ed anche drammatica crisi prima finanziaria e poi economica.
Non è dato oggi sapere le vere motivazioni di un abbandono così repentino, eppure al cosa desta un certo sconcerto e per certi versi anche una certa apprensione.
Come è di moda anche presso i politici nostrani, a Christine Lagarde, Managing Director del Fondo Mondiale, è bastato cinguettare su twitter mediaticamente un paio di righe, così il twitt completo di Christine Lagarde:

“Olivier Blanchard’s intellectual leadership & personal warmth will leave an indelible mark at the IMF. We’ll miss him”

vedi:
 
Questo, più che un saluto suona quasi quanto un commiato: “We’ll miss him
Nelle prossime settimane o mesi sapremo (forse?) un qualcosa di più, sul dietro le quinte.
Eppure questo abbandono (se pur di abbandono spintaneo si trattasse) lascia un certo vuoto per chi sperava – come noi – ad un virtuoso traino di coerenza tra l’azione di studio degli economisti del Fondo Mondiale ed il cambiamento delle politiche lacrime e sangue portate avanti, imperterritamente fino ad ora.
Alfonso Scarano

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