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La Svezia: dove il Covid-19 ha sconfitto i modelli matematici

 

I modelli matematici dovrebbero studiare i dati reali e quindi utilizzarli per fare previsioni sulle evoluzioni future che, comunque, sarebbero basate su eventi passiti o su situazione diverse. Un po’ di umiltà imporrebbe di non utilizzare i modelli come se fossero la Bibbia, perché non lo sono. Ad esempio in Svezia, paese nordico che ha imposto regole di lockdown molto morbide e limitate e che attualmente è solo al 18imo posto per vaccinazioni, ha sconfitto un po’ di modelli matematici che, in passato, hanno predetto disastri apocalittici.

Facciamo un po’ di esempi pratici: un modello ha previsto un’incredibile media di 96.000 morti, con un valore minimo di 52.000 e uno massimo di 183.000. All’università svedese di Lund un accademico ha utilizzato i parametri dell’ormai famigerato modello Neil Ferguson/Imperial College ottenendo come risultato 85 mila morti. Un team dell’Università di Uppsala ha  calcolato un terribile prezzo umano con  con 40.000 morti per Covid-19 entro il 1 maggio 2020 e quasi 100.000 entro giugno.

Totale decessi per Covid svedesi al momento in cui scriviamo: 14.657. Nessun modello si è neppure avvicinato al risultato. Sembrano quasi i modelli economici utilizzati dalla Commissione!

Cos ha fatto la Svezia, nella realtà?

La rivista medica Lancet criticava fortemente l’approccio del governo Svedese: “Dall’inizio della pandemia di COVID-19, l’Agenzia per la Salute Pubblica. . . ha intrapreso un approccio di immunità di gregge de facto, consentendo la trasmissione della comunità in modo relativamente incontrollato”,

“Non sono state prese misure obbligatorie per limitare la folla sui mezzi pubblici, nei centri commerciali o in altri luoghi affollati”,  “I test del coronavirus, la tracciabilità dei contatti, l’identificazione della fonte e la segnalazione, come raccomandato dall’OMS, erano limitati e rimangono inadeguati”. Le scuole superiori hanno chiuso temporaneamente, ma le scuole elementari mai. “Secondo noi”, disse  The Lancet, “non c’è ancora un riconoscimento sufficiente nella strategia nazionale dell’importanza della trasmissione presintomatica e asintomatica, della trasmissione di aerosol e dell’uso di mascherine”.

 

In Svezia le vaccinazioni, presenti e perseguite  dal governo, non sono state la causa della fine del picco dei contagi, che ha raggiunto il proprio culmine ai primi di gennaio, mentre le vaccinazioni non sono iniziate che alla fine del mese. Attualmente la Svezia è al 18° posto in Europa nei vaccini pro capite, proprio nel mezzo. Allo stesso modo, c’è chi dice che la Svezia alla fine si è piegata e ha imposto gravi restrizioni. Non è stato così. Ha imposto più restrizioni nella seconda settimana di gennaio, forse più in risposta  alle pressioni internazionali che per convinzione, m il picco era già passato.

Cosa sta succedendo? Secondo uno studio non ancora accademicamente rivisto, ma già online, di due ricercatori di Svenske, sembra che il paese abbia raggiunto quel Santo Graal di Covid chiamato “immunità di gregge”. Ciò significa un livello in cui coloro che sono già protetti stanno proteggendo in modo significativo quelli senza esposizione. Questo rappresenterebbe un po’ un mistero scientifico, visto il basso numero di casi, e sarebbe spiegabile, forse, con un’immunità ottenuta a un altro virus simile. Comunque i dati del calo dei casi sono li e mostrano un andamento che sfida statistici, matematici e cultori del lockdown.

Intendiamoci, le cifre attuali sono solo un’istantanea. Il paese ha pagato un prezzo terribile per raggiungere l’apparente immunità di gregge?

Bene, certamente il tasso di mortalità svedese è più alto dei suoi vicini nordici Norvegia, Danimarca e Finlandia, ma è ben al di sotto delle tariffe per i paesi europei più popolati tra cui Belgio, Italia, Regno Unito, Romania, Spagna, Francia e Portogallo. Anche gli Stati Uniti.

Il capo epidemiologo svedese Anders Tegnell, che è stato molto criticato lo scorso anno, ha un sua piccola vendetta:

“Chiudere significa risparmiare tempo”, ha detto l’anno scorso. “Non sta risolvendo nulla.” In sostanza, il paese ha “prepagato” le sue morti e le ha diminuite in seguito.

Alla fine la Svezia rappresenta un interessante mistero che i nostri scienziati si sono guardati dallo studiare a fondo, abbarbicandosi dietro l’affermazione che l’esperimento sarebbe fallito e che si tratta di una realtà unica e diversa. In realtà ci sarebbero diversi punti d analizzare in profondità, se non altro per studiare strategie e scenari alternativi. Purtroppo la predica televisiva è la strada più semplice.

 


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