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La proposta FMI che ha fatto arrabbiare Sinn, ed anche tanto

 

 

Un interessante post apparso sul blog interno al Fondo Monetario Internazionale si è posto il problema della reazione delle banche centrali e del sistema monetario alla ormai certa prossima crisi finanziaria, che rischia di vedere le autorità monetarie completamente prive di mezzi di  protezione. Come ha fatto notare in un recente scritto Ashoka Modi infatti i tassi di interessi applicati dalle banche centrali sono rimasti troppo bassi per poter affrontare un’altra crisi solo con la riduzione dei tassi stessi. Ashoka Modi faceva notare come la riduzione media dei tassi della FED in caso di crisi era stata pari al 3,75%, quando siamo al 2,5% attuale e difficilmente supereremo il 2,6%, ed in generlae si parla di tagli del 3/6 %. In questa situazione mancano le cartucce ordinarie alle banche centrali, e quindi si rende quasi necessario passare a tassi negativi ben più consistenti del -0,30 applicato dalla BCE, andando magari a 2 punti percentuali negativi. |Però un tasso negativo è un fortissimo incentivo all’utilizzo del contante, che non viene colpito dal tasso negativo, ma questo ha diverse ricadute negative:

  • il contante è più rischioso per gli utilizzatori;
  • il contante può essere utilizzato per scopi illeciti;
  • l’uso del contate rende inefficaci i tassi negativi.

Purtroppo il contante è ancora molto diffuso in giro per il mondo, come mostra questo grafico che mette in evidenza quanto il contante sia ancora utilizzato in diversi paesi:

Questo ha fatto nascere l’idea a Ruchir Agarwal  e Signe Krogstrup che hanno esplicitato nel blog del FMI. I due economisti propongono di dividere il denaro circolante in due valute completamente separate: il contante “Cash” banconote ed il denaro elettronico. Le sue valute sarebbero separate da un vero e proprio passo di cambio per cui vi sarebbe un passaggio, compiuto elettronicamente, fra le due valute. In caso di tassi negativi il denaro elettronico pagherebbe il tasso stesso,  e  quello cash verrebbe svalutato di una percentuale pari al tasso negativo del denaro elettronico.

Facciamo un esempio: immaginiamo che la Banca centrale voglia imporre un tasso negativo del 3%. Pensiamo ad una quantità di moneta liquida pari a 100 sulla moneta elettronica e di 100 su  quella cash, sulle banconote. Quando fosse applicato un tasso negativo del 3% il denaro depositato sul conto corrente , in forma elettronica, si ridurrebbe del 3% , mentre il denaro contate sarebbe svalutato del 3%  entro il termine dell’anno, acquisendo un tasso di cambio pari al 0,97. A questo punto l’effetto della politica monetaria negativi si sarebbe trasmesso sia sul denaro depositato nel sistema bancario, sia sul contante.

Questa idea ha fatto letteralmente andare fuori di testa il nostro economista tedesco Hans-Werner Sinn, presidente dell’IFO, il  famoso centro di ricerca economica bavarese, che, in un intervento  sul Welt, non ha avuto nessun problema nel consigliare ai tedeschi di uscire dall’Euro se si arrivasse ad applicare tali tassi negativi con questi strumenti.

Il professor Sinn  non ha tutti i torni, e l’idea è veramente eccentrica, creata per evitare di fare la mossa più semplice: invece che fornire liquidità al sistema bancario, acquistare direttamente sul mercato primario titoli di stato destinati al finanziamento di investimenti pubblici, anche molto consistenti, dell’ordine dei 300-400 miliardi, distribuiti in modo proporzionale  rispetto al tasso di disoccupazione. Invece l’applicazione di strette monetarie e di politiche di bilancio restrittive viene a causare da un lato una depressione economica sempre  più forte, dall’altro viene a causare una sempre maggiore disomogeneità  nell’area euro e, in generale, fra poveri e ricchi. Purtroppo la soluzione più logica sempre quella  di più complessa accettazione.

 


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