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LA GRECIA TEME RAPPRESAGLIE (di Antonio M. Rinaldi)

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Fra i greci sta iniziando ad aleggiare sempre più il timore che, comunque vada a finire, possano esserci delle “ritorsioni” nei loro confronti. Intendiamoci, non hanno paura che qualcuno invii gli U-Boot nel Pireo o i Panzer sotto il Partenone perché saprebbero molto bene come difendersi, ma del fatto che se non faranno tutto quello che gli è stato chiesto di fare, o peggio ancora se si rifiuteranno di farlo dichiarando default o uscendo dall’euro, potranno attivarsi pesanti azioni di “rappresaglia” da parte proprio dei partners “amici” europei.

Il braccio di ferro che si è ormai instaurato fra le Istituzioni europee e la Grecia rischia quindi in ogni caso di avere delle conseguenze non piacevoli nei rapporti con gli altri paesi membri, ad iniziare proprio dalla Germania che ne ha fatto una questione anche di principio.

Hai avuto ripetuti aiuti e se ora non fai quello che avevi promesso, non solo non riceverai più nulla, ma sarai oggetto di pesanti lezioni”. Questo sembra infatti essere il “leitmotiv” dominante per indurre Atene a piegare la testa più di quanto non abbia fatto fino ad ora ed accettare a scatola chiusa il pacchetto da adottare in cambio della riapertura dei rubinetti. BCE, FMI e Commissione UE in questo sono stati chiarissimi e inflessibili e non sembrano disposti ad arretrare di un solo millimetro riguardo ad iniziare dalla riforma sul lavoro e il riordino delle pensioni.

E qui la paura: se i greci rimarranno nell’euro, e quindi acconsentendo de facto al totale e assoluto commissariamento da parte della Troika, il timore più che fondato è che il paese diventi definitivamente e irreversibilmente un protettorato e Colonia del Nord, mentre se dovesse abbandonare l’euro, scatterebbero delle pesanti “sanzioni” perché la stessa Troika sarà animata dal desiderio di dimostrare agli altri, che ne avessero solo lontanamente l’idea, che chi esce muore e per poi scongiurare con ogni mezzo l’eventualità di una possibile ripresa che dimostrerebbe inequivocabilmente come l’euro sia stato la causa del loro disastro economico. 

Pertanto in caso di abbandono dall’euro  potrebbero scattare verosimilmente delle azioni economiche a danno della Grecia, a cui farebbero da contraltare certamente degli accordi con altre potenze (Russia, Cina, America) che fornirebbero assistenza finanziaria e aiuti nell’approvvigionamento di materie prime, ma che in ogni caso creerebbero situazioni non piacevoli che il fiero popolo greco non gradirebbe in alcun modo.

Insomma, qualsiasi opzione sarà presa di una cosa possiamo starne certi: la partecipazione alla moneta unica alla fine ha prodotto in Grecia più danni di una guerra con la considerazione che se fosse stata combattuta su un campo di battaglia i greci stessi avrebbero avuto più chance di vincerla!

Piuttosto i politici italiani di fronte allo stesso dilemma quale opzione sceglierebbero? Iniziamo a domandarcelo…

Antonio M. Rinaldi

 

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