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La genialità strategica di Beppe Grillo

_ZIF4827.JPG In questi giorni assistiamo alla retromarcia di Beppe Grillo e di conseguenza del Movimento Cinque Stelle sul famoso DDL Cirinnà sulle unioni civili, nonostante la base degli iscritti si fosse già espressa per una votazione favorevole. Il comico genovese ha indicato ai parlamentari pentastellati di votare secondo coscienza, mettendo di fatto a rischio il passaggio della legge stessa. Subito i giornali di regime e i partiti avversari hanno iniziato a urlare  che la base è in rivolta, che Grillo è una voltagabbana e via dicendo. Molti ipotizzano pressioni del Vaticano nello spiegare questo dietrofront del comico, altri, come il sottoscritto ipotizzano invece un mero calcolo elettorale che dimostra la grandezza di Grillo come politico.

Premesso che Grillo (o Casaleggio) è un genio, perché senza alcuna credibilità di base, ma partendo solo con la fama di comico è riuscito in pochi anni a creare un movimento che ora ambisce a governare e questo è riuscito a farlo, non ghettizzando il movimento stesso su posizioni troppo di destra o troppo di sinistra, ma continuando a focalizzarsi su posizioni populiste, cioè su posizioni che la massa popolare fiancheggia apertamente, come la critica verso la politica corrotta, l’euroscetticismo, la trasparenza e via dicendo. L’abilità di Grillo è stata quella di essere un buon leader che ha saputo frenare gli iscritti e i parlamentari che spesso e volentieri rischiavano di trasportare il partito verso posizioni troppo di sinistra. E diventare un partito che la massa riconosce come di sinistra è proprio quello che Grillo vuole evitare. Per questo è stato ambiguo sull’abolizione del reato di clandestinità e per questo è ambiguo sulle unioni civili. Grillo, grazie alla sua potenza mediatica, deve mostrarsi quasi contrario a queste cose di “sinistra” anche se la base degli iscritti è invece favorevole. Ma perché Grillo deve fare questo? Guardate questo dati:

Elezioni Europee 2009                   Sond. Scenari Politici 2016

AFFLUENZA: 66,5%                          AFFLUENZA:               73%

CENTRODESTRA:  47,7%              CENTRODESTRA:  30,7%    -17%
Partito della libertà 35,3%                 Forza Italia              9,8%
Lega Nord 10,2%                              Lega Nord             15,2%
La Destra 2,2%                                 Fratelli d’Italia          5,7%

CENTROSINISTRA: 40,6%             CENTROSINISTRA: 37,8%    -2,8%
Partito Democratico 26,1%               Partito Democratico 32,0%
Italia dei Valori 8,0%                           Sinistra Italiana          4,5%
Partito Rifondazione 3,4%                 Partito Rifondazione  1,3%
Sinistra e Libertà 3,1%                      Altri sinistra                2,0%

ALTRI                                                 ALTRI
UDC 6,5%                                          UDC-NCD                  2,9%      -3,6%
Lista Bonino 2,4%                              M5S                          23,3%

Basta uno sguardo veloce per capire la base elettorale del Movimento Cinque Stelle: dei due schieramenti chi ha perso più voti?  Li ha persi il centrodestra. A sinistra abbiamo avuto la scomparsa dell’Italia dei Valori e il forse ridimensionamento dell’UDC. A mio avviso, al netto dei nuovi astensionisti, buona parte dell’elettorato dell’UDC è andato a rimpolpare le fila del PD, visto come nuova Balena Bianca, l’elettorato dell’IDV si sarà invece diviso tra chi è andato con il M5S  e chi è rimasto a sinistra. Il grosso degli elettori pentastellati viene dal centrodestra soprattutto da chi votava PDL. E questo, potete crederci oppure no, è confermato anche da una mia analisi empirica tra conoscenti e utenti online. Quindi sommando la mia analisi empirica personale con l’analisi delle percentuali elettorati possiamo grosso modo stimare che l’elettorato del M5S sia composto essenzialmente da: 55-60% elettori provenienti dal centrodestra (principalmente ex PDL); 15-20% elettori provenienti dal centrosinistra (principalmente ex IDV); 20-25% nuovi elettori (elettori poco convinti di altri partiti, ex astensionisti e giovani che prima non votavano).

Se a questo ci sono arrivato io, ci sarà arrivato anche Grillo che ha capito perfettamente la linea da seguire: populismo alla Berlusconi e non schierarsi su temi secondari che possano inimicarsi il popolo di centrodestra. E questo è un punto fondamentale: la base degli iscritti del M5S e’ totalmente diversa dal suo elettorato. La base degli iscritti è costituita principalmente da giovani e da pentastellati della prima ora schierati su posizioni blandamente di sinistra e ambientaliste, quindi più inclini, almeno sui diritti civili a schierarsi con la sinistra o comunque su posizioni più moderne, mentre la base, venendo più dal centrodestra, è più schierata su posizioni conservatrici sui diritti civili e simili, mentre e’ più interessata alla lotta alla corruzione e alla politica che li ha ridotti a perdere il proprio status  di ceto medio. La fortuna del M5S è l’assenza di un partito popolare alternativo e moderno, stile Ciudadanos spagnoli, perché un partito del genere avrebbe conquistato il grosso di questo elettorato di centrodestra, cosa che Salvini per le sue posizioni estremiste e per il suo passato da ultrà leghista non può assolutamente fare. Grillo ha capito che la maggioranza degli italiani non è stata e non è di sinistra e che quindi apparire come tali rischia di far perdere moltissimi voti al movimento.

Quindi Grillo cosa ha fatto? Ha lasciato libertà di coscienza, così che probabilmente la legge passerà lo stesso, ma il movimento non appare schierato ufficialmente da quel lato e i media di destra non potranno far apparire Grillo e il suo movimento come di sinistra. Quindi, Beppe Grillo, da genio politico qual è ha ottenuto due piccioni con una fava: da un lato la legge sulle unioni civili passerà, come in fondo voleva anche lui e come volevano gli iscritti, dall’altra all’elettorato passivo, il movimento non sembrerà di sinistra. Un genio. Se invece non dovesse passare, perderà qualche punto percentuale di elettori più di sinistra, ma manterrà comunque il grosso dell’elettorato, che invece potrebbe disgregarsi se il movimento apparisse definitivamente come di sinistra.

Molti di voi, diranno: e la democrazia diretta va a farsi f……ere? La mia posizione su questa problematica è stata ben sintetizzata dalla postfazione “Rischio mediocrità nella democrazia diretta” presente nel mio libro Libertà Indefinita. In questa postfazione commentando un articolo di Uriel Fanelli e citando proprio il M5S, sostengo come la democrazia diretta sia utile nella gestione delle scelte collettive di una comunità o di uno stato, perché uno stato non ha uno scopo predefinito, ma devono essere i cittadini di volta in volta a definire quale sia lo scopo principale della struttura collettiva; mentre invece in un movimento politico la democrazia diretta la trovo molto confusionaria perché un movimento politico, a differenza di uno stato, ha uno scopo preciso, cioè salire al potere ed attuare il proprio programma, e quindi la democrazia diretta può creare confusione e rottura rispetto alla strategia del leader/fondatore come sta avvenendo nel M5S. Facendo una metafora, lo stato è come un bus di amici in vacanza, che non ha una direzione precisa e che quindi i passeggeri devono avere il diritto di volta in volta di decidere dove andare (quindi la democrazia diretta è utile e necessaria) mentre un partito è come un treno Milano-Roma, si sa già dove deve andare, il parere dei passeggeri non serve e creerebbe solo confusione. Concludo dicendo che Grillo sta traghettando egregiamente il movimento verso la maggioranza dei voti, ma a mio avviso, serve al più presto un congresso nazionale (anche virtuale), dove si chiariscano gli obiettivi principali, quelli secondari e quelli sui quali sarà lasciata libertà di coscienza o sui quali sarà necessario indire un referendum. E gli obiettivi principali devono essere scelti tra quelli che costituiscono l’anima del movimento e che possano effettivamente convincere la maggioranza degli italiani, senza spostare il partito in ghetti ideologici. Se l’obiettivo principale è eliminare la corruzione, cacciare la vecchia partitocrazia, portare trasparenza e risollevare la vita degli italiani, il M5S non deve assolutamente farsi distrarre da temi secondari. Quindi Grillo ha fatto bene, anche se ha scavalcato la democrazia diretta interna del movimento.In un movimento politico, a mio avviso, la democrazia diretta deve essere usata per scegliere i candidati o le regole interne, ma non per ogni scelta politica, altrimenti diventa impossibile seguire una strategia e si sprofonda nella confusione. Urge un congresso programmatico aperto a tutti, non solo agli iscritti, per definire gli obiettivi da raggiungere. Per definire con chiarezza il movimento stesso. E faccio questo appello da iscritto del Movimento, unico partito che può, attualmente,  portare qualcosa di nuovo e positivo in questo paese (anche se sono consapevole che ormai i partiti contano poco e chi comanda siede in altri sedi).

by Fenrir

FONTE: HESCATON.COM

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