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La class action contro l’Australia per i danni da vaccino Covid-19: cosa succede e potrà avere successo?

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Premettiamo che questo tipo di cause collettive non è possibile in Italia, dove le normative i procedura civile sono molto diverse rispetto a quelle del Commonwealth australiano. Quindi chi ha subito danni dal vaccino Covid dovrà seguire una via diversa.

Una causa collettiva per i danni causati dal vaccino contro il Covid è stata iniziata in Australia, uno dei paesi più rigidi nell’applicazione degli obblighi vaccinali in materia.

I querelati, chiamati a rispondere per i danni, sono il governo del Commonwealth australiano e il TGA, Therapeutic Goods Administration, lente responsabile dei controlli sui medicinali, cioè l’equivalente della nostra ANIA. L’azione collettiva, organizzata e finanziata dalla dottoressa Melissa McCann, medico di base del Queensland, ha come obiettivo il governo del Commonwealth.

Tra i primi tre ricorrenti c’è  Gareth O’Gradie che  con una cicatrice di 20 centimetri sul petto si ricorda molto bene dei danni causati da una grave pericardite provocata dal vaccino, malattia che gli ha fatto perdere la salute e gli ha causato tre mesi d’inferno ospedaliero. Un insegnate sano, sportivo, insegnate, padre di due figli la cui vita è stata rovinata dagli effetti collaterali del vaccino.

Un altro dei primi tre danti causa è  Anthony Rose, 46 anni, che ha sperimentato una stanchezza inabilitante e sintomi neurologici debilitanti in seguito all’assunzione del Moderna, ma senza un collegamento definitivo al vaccino e senza una diagnosi corretta e che ora è abbandonato a se stesso, rischiando di diventare un barbone.

Le accuse dei querelanti

La causa sostiene che i convenuti hanno approvato i vaccini “senza alcuna base logica o probatoria adeguata o ragionevole per determinare ragionevolmente che i vaccini fossero sicuri, efficaci e con un profilo rischio-beneficio positivo”.

“L’azione legale sosterrà che la Therapeutic Goods Administration non ha adempiuto al proprio dovere di regolamentare adeguatamente i vaccini Covid-19, causando danni considerevoli agli australiani”, ha dichiarato Natalie Strijland dello studio legale NR Barbi, che segue i querelanti, in un comunicato.

La signora Strijland ha dichiarato che l’azione legale “nasce dal fatto che il governo non ha realmente stabilito che i vaccini fossero effettivamente sicuri o efficaci per l’uso da parte del pubblico australiano, e la richiesta di risarcimento procede ora sulla base del fatto che il governo ha di fatto agito con negligenza nell’approvare i vaccini e non li ha ritirati dopo l’approvazione sulla base delle prove note”.

“Gli australiani che hanno subito un grave evento avverso in seguito alla vaccinazione Covid-19 sono invitati a farsi avanti e a iscriversi a questa class action”.

Un portavoce del Dipartimento della Salute e dell’Assistenza agli anziani ha dichiarato: “Il Dipartimento è a conoscenza di un procedimento avviato oggi presso la Corte Federale d’Australia da parte di richiedenti rappresentati da NR Barbi Solicitor Pty Ltd. Poiché la questione è all’esame del tribunale, non è opportuno fare ulteriori commenti”.

Secondo la dott.ssa McCann, quasi 500 persone hanno già fornito i dettagli delle loro lesioni e hanno espresso il loro interesse ad aderire all’azione. Questa iniziativa si è resa necessaria perché lo schema di rimborso dei danni da vaccino messo in atto dal governo australiano non è stato sufficiente,  risultando complesso, limitato ed economicamente inadeguato.

Al 12 aprile, Services Australia, che si occupa di gestire le domande di rimborso per danni vaccinali,  aveva ricevuto 3501 domande e pagato 137 richieste per un totale di oltre 7,3 milioni di dollari. Altre 2263 richieste sono ancora in corso, 405 sono state ritirate e 696 sono state ritenute non pagabili.

Il dottor McCann ha dichiarato che il programma non era “adatto allo scopo” e aveva lasciato molti australiani danneggiati da vaccino “abbandonati senza alcun sostegno” dopo la promessa di un indennizzo “equo e accessibile”.

Le segnalazioni al TGA

Al 16 aprile, la TGA ha ricevuto 138.307 segnalazioni di eventi avversi su quasi 66 milioni di dosi somministrate, con un tasso dello 0,2%.

L’ente regolatore dei farmaci ha identificato 14 segnalazioni in cui la causa del decesso era legata alla vaccinazione, su 985 segnalazioni ricevute e revisionate. “Non sono stati identificati nuovi decessi legati ai vaccini dal 2022”, ha dichiarato il TGA nel suo ultimo rapporto sulla sicurezza.

“La TGA monitora attentamente le segnalazioni di sospetti effetti collaterali (noti anche come eventi avversi) ai vaccini Covid-19″. Si tratta del monitoraggio di sicurezza più intenso mai condotto per qualsiasi vaccino in Australia”.

Il TGA ha dichiarato che la miocardite e la pericardite sono “condizioni solitamente temporanee, con la maggior parte delle persone che migliorano nel giro di pochi giorni”, notando che l’Australian Technical Advisory Group on Immunisation (ATAGI) “continua a sottolineare che i benefici protettivi dei vaccini superano di gran lunga il raro rischio di questi effetti collaterali”.

Secondo i ricorrenti, persone ben istruite, c’è stata una sottovalutazione dei rischi a cui ha fatto seguito un tentativo di vero e proprio insabbiamento delle notizie sugli effetti avversi. Le pericarditi e gli altri effetti avversi non sono stati temporanei, ma a lungo termine ed hanno rovinato la vita di molti cittadini a partire dai ricorrenti.

La causa è nelle ssue fasi iniziali e il suo successo dipenderà direttamente dalla capacità di dimostrare un collegamento fra vaccinazione ed effetti avversi e se effettivamente la TGA non ne ha tenuto conto, pur avendone conoscenza o sospetto. Il materiale sugli effetti avversi è notevole per cui la vittoria dei ricorrenti non è impossibile.


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