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La Cina se ne infischia di Greta e neppure parteciperà all’inutile conferenza di Glasgow

 

L’imminente vertice sul clima COP26 – annunciato con l’obiettivo imponente di azzerare le emissioni nette nel 2050 – sembra avviarsi a essere l’ennesima inutile festa di fricchettoni che parlano di natura, ma non concluderanno nulla, anche perché l’attore più importante se ne è stato a casa.

Secondo i principali studi sul tema, la Cina è ora responsabile del 27% delle emissioni globali totali, più del totale prodotto dagli Stati Uniti. (11%), India (6,6%) e i 27 paesi membri dell’UE insieme (6,4%).

Sa sole le emissioni cinesi superano quelle di USA, India e UE messe assieme.  Se sommate, le emissioni di gas a effetto serra di tutti i membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), nonché di tutti i 27 Stati membri dell’UE, hanno raggiunto 14.057 MMt CO2e nel 2019, circa 36 MMt CO2e in meno rispetto al totale della Cina.

Quindi quando Xi Jinping ha deciso di ingorare gli incontri preparatori al G20 Italiano è apparso ovvio che pure non sarebbe andato al famoso COP26 di Glasgow, la conferenza ONU che dovrebbe fissare gli obiettivi mondiali del Clima. Però, senza l’attore principale, tutto questo movimento rischia di essere solo un’enorme gita turistica.

Bisogna dire che, in questo modo, Xi Jinping ha fatto una bella marcia indietro rispetto ad alcuni impegni presi recentemente.

“Dobbiamo essere impegnati nel multilateralismo”, ha detto Xi nel recente passato.

“La Cina non vede l’ora di lavorare con la comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, per promuovere congiuntamente la governance ambientale globale”.

La recente crisi energetica, con la necessità di riaprire di corsa le miniere e di estrarre sempre più carbone per rifornire case e industrie ha però fatto cambiare idea a Xi, che ha emesso la politica “Prima la Cina nell’energia”, mandando le politiche sulle emissioni climatiche in secondo piano. Del resto con i prezzi alle stelle il premier non aveva molta scelta, se non massimizzarne la produzione ad ogni costo.

Perfino John Kerry ha affermato di non aspettarsi nulla da questi colloqui del Cop 26.  In particolare, ha avvertito che due settimane di discussioni potrebbero concludersi con i paesi ancora al di sotto degli obiettivi di emissioni fissati da coloro che spingono per ulteriori azioni sul cambiamento climatico. Insomma alla fine due settimane di parole per non concludere nulla e l’assenza della Cina rende tutto ancora più paradossale.  Una perfetta politica ecologista, cioè solo aria fritta.

 

 


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