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Krugman: La Colpa è del Messaggero – Euro Edition

Krugman: La Colpa è del Messaggero – Euro Edition

Vi proponiamo questo articolo scritto dall’economista e premio Nobel Paul Krugman e tradotto in italiano da Voci dall’Estero.

Il tedesco Jürgen Stark — ex membro e capo-economista della BCE — si compiace della stabilità garantita dalla “bassa inflazione” attuale, perché… questo favorisce il nostro reddito reale disponibile e perciò sostiene i nostri consumi! Il Nobel Krugman sul suo blog ridicolizza questo ex banchiere centrale che vive su un altro mondo (ma che ci fa intendere come la pensano quelli che governano le nostre vite).

Krugman: La Colpa è del Messaggero - Euro Edition

Krugman: La Colpa è del Messaggero – Euro Edition

 

di Paul Krugman  — 15 aprile 2014

 

Aha. Mi ero perso questa, detta da Jürgen Stark, una delle cose più incredibili che abbia mai sentito dichiarare da un ex banchiere centrale:

 

Stark: “Si può dire che stiamo vivendo un lungo periodo di stabilità dei prezzi. Questa è una buona notizia. Ciò favorisce il reddito reale disponibile e di conseguenza sostiene i consumi dei privati. L’inflazione attesa è stabile, e non c’è alcuna evidenza che famiglie e imprese stiano ritardando gli acquisiti a causa di aspettative di inflazione negativa. Gli allarmi su una imminente deflazione e gli appelli perchè la BCE intervenga sono fuorvianti ed irresponsabili. Più questa discussione continua e si intensifica, più diventa realmente concreto il rischio di una  profezia auto-avverante.”

 

Quindi Stark parte affermando che la bassa inflazione favorisce il reddito reale disponibile. Questa è una risposta da zero punti ad un qualsiasi esame universitario: sì, la bassa inflazione rende maggiori gli aumenti di reddito a fronte di un dato aumento del reddito nominale, ma la bassa inflazione riduce anche i tassi di crescita dei redditi nominali nella stessa misura. L’idea che un influente ex funzionario di politica monetaria non capisca questo concetto è sbalorditiva.

 

Ora, non è vero che la bassa inflazione non abbia effetti. Essa incrementa il valore reale dei debiti, e questo ha un effetto restrittivo perchè i debitori tagliano le loro spese più di quanto i creditori aumentino le proprie. Inoltre aumenta i tassi d’interesse reale in un momento in cui i tassi nominali sono già vicini allo zero. Entrambe queste cose hanno effetti depressivi sulla domanda.

 

Oh, e poi una bassa inflazione complessiva a livello europeo peggiora ulteriormente il problema del riaggiustamento degli squilibri per i paesi debitori, cosa che Stark nemmeno menziona.

 

Ma la vera stoccata è la pretesa che anche solo discutere della possibilità di deflazione sia irresponsabile, perchè questo può trasformarsi in una profezia auto-avverante. È vero: se un intervento inadeguato della BCE porta l’Europa ad uno o due decenni perduti in stile giapponese, la colpa è dei critici che hanno messo in guardia che questo sarebbe potuto accadere; se invece tutti avessero continuato ad applaudire, le cose sarebbero andate bene.

 

Posso anche capire perché ad alcuni politici piacerebbe vivere in un mondo fatto così — un mondo in cui, se i critici dicono che le loro politiche falliranno e queste effettivamente falliscono, la colpa è dei critici. Ma è difficile immaginare cosa abbia per la testa uno che dichiara realmente queste cose sul Financial Times.

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