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Javier Milei è il nuovo presidente, i supermercati raddoppiano i prezzi

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Javier Milei è diventato ufficialmente presidente dell’Argentina e il suo primo discorso, non alle camere, ma al popolo, è stato chiaro e duro. Ha parlato di uno shock economico inevitabile e non più rimandabile. Ha affermato che “”Non ci sono più soldi” e che l’economia peggiorerà perché il governo precedente ha aperto la strada all’iperinflazione. Nonostante questo la folla era acclamante e il giorno è stato di pura festa, ma da oggi la realtà bussa alla porta.

Questa “Excusatio non petita” fa capire chiaramente quello che acccadrà nei prossimi giorni, anzi che sta già accadendo in Argentina: il governo precedente aveva congelato gli aumenti dei prezzi per il periodo elettorale per via legislativa, ma ora questa pausa è venuta a scadere e i prezzi, forzatamente contenuti, esploderanno.

Come nota il Clarin, questo lunedì le aziende alimentari e di prodotti di consumo si sono sbarazzate  degli ultimi vincoli derivanti dagli accordi conclusi con il governo di Sergio Massa e hanno iniziato a inviare nuovi listini prezzi con i relativi aumenti.

In media, si stima che i produttori applicheranno aumenti compresi tra il 20 e il 25% sugli articoli che rientravano nei prezzi controllari nei supermercati per equiparare i valori sugli scaffali a quelli degli stessi prodotti nei magazzini cinesi o nei negozi self-service .dove i controlli ufficiali non sono mai arrivati.

La scorsa settimana il cibo è aumentato in media dell’8,2% , secondo i dati preliminari gestiti da EcoGo. Si tratta del valore più alto mai registrato dalla società di consulenza, che prevede un aumento mensile del 28% per i generi alimentari consumati a casa e del 23% per l’inflazione in generale.

Il problema è che parlare di dollarizzazione dell’economia è facile, implementare la misura un po’ meno: per passare a un paamento in dollari bisogna averli i dollari per convertire i Pesos circolanti, e questo sicuramente spiega il viaggio preventivo di Milei a Washington. Però la transizione vedrà comunque un’esplosione dei prezzi in Pesos proprio perché questo verrà avvertito senza valore.

La mossa meno dannosa sarebbe fissare fin  da ora un tasso di concambio e rispettarlo, in modo da placare subito la sua svalutazione. Il rischio del congelamento però rischia di essere quello di spiazzare le produzioni interne a favore dei prodotti importati, soprattutto se l’inflazione non si fermasse istantaneamente. Un po’ l’effetto che si produsse con la precedente dollarizzazione e che portò al suo abbandono.

Poi quale cambio per il dollaro? Perché prima o poi un valore bisognerà fissarlo, almeno per le operazione di conversione dei conti bancari. Se troppo svalutato creerà inflazione, se tropp rivalutato manderà in tilt la bilancia commerciale.

Una cura che accompagni introduzione del dollaro (quindi compressione secca e brutale dei prezzi e dei margini interni) e che avvenga in contemporanea con una politica di forti privatizzazioni  viene a portare a uno shock che, politicamente e socialmente, può essere tollerata solo con un forte appoggio popolare. Milei ha un forte appoggio perché si è presentato duramente anti-sispema, ma ora si passa a governare e nel suo gabinetto, ad esempio, è entrato Luis Caputo, un economista che ha già avuto cariche politichee con il governo liberista Macrì, ha lavorato alla banca centrale e con JP Morgan. Sicuramente un buon tecnico, ma non una figura rivoluzionaria.

Riuscirà Milei a mantenere l’appoggio popolare per implementare le sue riforme, o fra tre mesi vedremo il popolo in piazza e lui fuggire in elicottero, come fece il suo predecessore Fernando De La Rua nel 2001?


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