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Italia: indici previsionali manifatturieri in ribasso. Contrazione produzione industriale in arrivo

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Le previsioni per l’Italia si fanno fosche, nonostante gli ultimi dati sulla crescita del PIL siano stati positivi. Però il trascinamento dei trimestri precedenti non può continuare per sempre.

Il PMI manifatturiero di S&P Global Italy è sceso a 46,5 nell’ottobre 2022 rispetto al 48,3 del mese precedente, al di sotto delle aspettative di 46,9. Si è trattato della quarta contrazione consecutiva e più marcata del settore da maggio 2020, in quanto il tasso di calo dei nuovi ordini e della domanda di esportazioni ha continuato ad accelerare, con gli intervistati che hanno rilevato una minore domanda da parte dei clienti a causa dell’incertezza economica e delle pressioni inflazionistiche. Inoltre, la produzione industriale ha subito la contrazione più rapida da aprile 2020. Di conseguenza, le imprese hanno diminuito gli acquisti di fattori produttivi per il quinto mese consecutivo, determinando il primo calo dei livelli di scorte da maggio e un aumento delle scorte di prodotti finiti.

Nel frattempo, i livelli di personale sono aumentati perché i produttori hanno previsto una ripresa della domanda, ma se questa non si realizzerà per il calo del reddito disponibile inizieranno a licenziare. Sul fronte dei prezzi, l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime e le pressioni sull’euro hanno favorito il mantenimento dell’inflazione su livelli elevati anni ottanta, anche se in leggero rallentamento rispetto al mese precedente.

Con il valore sotto 50 dell’indice PMI abbiamo l’attesa di una contrazione dell’attività manifatturiera che dovrebbe venire a pesare sull’ultimo quarto 2022 e sul 2023. Il governo si troverà ad affrontare un bel problema di contrazione del settore manifatturiero, quello che, sino ad adesso, ha tenuto a galla l’Italia, insieme al 110% negli ultimi 12 mesi. Vedremo come il MISE e il MEF affronteranno il problema.

 


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