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Italia e Francia: bentornata deflazione.

 

Italia e Francia, di male in peggio.
A febbraio i due Paesi tornano nella deflazione più nera, -0,3% per noi e -0,2% per i francesi, su base annua e su base mensile dello stesso mese rispetto all’anno precedente -0,2% per l’Italia.

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Come ho più volte sottolineato, dall’inizio del lancio del QE di Draghi, risalente ad esattamente un anno fa, il problema deflazione non verrà mai risolto. Perchè la BCE potrà anche spendere cifre astronomiche al mese in titoli di Stato, ma mancherà sempre quell’anello di congiunzione con l’economia reale, quali gli investimenti pubblici, al flessibilità dei bilanci, fattori che darebbero stimolo  alla domanda e quindi ai consumi. Le ultime misure di Draghi quindi  a poco  serviranno a far bere i cavalli dell’economia reale, quindi l’inflazione mediamente in Europa si attesterà tra lo zero ed il negativo.

In questo scenario, i veri risvolti nefasti per l’economia reale sono l’occupazione vera (non quella virtuale del jobs act) che risulterà penalizzata, con l’aumento della disoccupazione proprio perchè la deflazione e’ sinonimo di calo consumi, quindi produzione e lavoro e l’aumento dell’interesse reale del debito pubblico.
Quest’ultimo aumentato a gennaio 2016 di 21,6 miliardi di euro, attestandosi a 2.191,5, il problema non è lo stock di debito, ma i fattori che lo rendono pesante ed ingestibile, ovvero la deflazione (figlia dell’austerità e delle “riforme), effetto del calo dei consumi e dell’occupazione, che porterà alla riduzione del pil e quindi ad un aumento insostenibile della traiettoria percentuale debito-pil.

In conclusione, anche se lo spread è ai minimi, l’economia reale ha speranze per ripartire, a differenza di quell’Italia che con la lira vantava il record mondiale dei risparmi delle famiglie anche con l’inflazione al 20%.


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