EconomiaFinanza
Intelligenza artificiale: solo un “Boom” o una bolla pronta a esplodere? L’analisi dei gestori
I gestori di fondi non temono ancora l’euforia per l’Intelligenza Artificiale, ma il rischio di un crollo catastrofico senza ritorni economici tangibili è dietro l’angolo. Nel frattempo, i grandi capitali fuggono a gambe levate dall’Europa. L’inflazione resta il vero incubo.

L’intelligenza artificiale sta dominando i mercati finanziari globali, attirando capitali immensi, ma siamo di fronte a un solido cambiamento dell’economia o all’ennesimo abbaglio speculativo? L’ultima indagine mensile pubblicata questo giugno da Bank of America, rivolta ai gestori di fondi d’investimento, prova a fare chiarezza sullo stato degli investimenti in IA nel mercato azionario. Come riportato da Vittorio Bianco Moro da Madrid, sebbene il timore di una bolla dell’IA sia una preoccupazione in forte crescita, al momento non rappresenta il problema principale per chi muove i grandi capitali mondiali.
Le fasi del mercato: boom contro eccessiva euforia
Per capire esattamente dove ci troviamo, è utile fare chiarezza. Bank of America divide idealmente un ciclo di investimento in diverse fasi ben distinte:
- La prima è definita “la svolta”, il momento esatto in cui inizia un nuovo trend di investimento che accende l’interesse generale per la prima volta.
- La seconda è “il boom”, una fase in cui i prezzi accelerano in modo evidente e il trend comincia ad attrarre un numero sempre maggiore di partecipanti e capitali.
- La terza è “l’euforia”, il livello di allarme in cui le valutazioni delle aziende raggiungono livelli estremi e scollegati dalla realtà.
- Alla fine del ciclo troviamo le fisiologiche fasi di “presa di profitto” seguite dall’inevitabile “panico”. Chi ha fatto utili se ne è già andato da tempo.
La differenza sostanziale tra un boom e una eccessiva euforia risiede nei fondamenti dell’economia. Nel “boom”, i prezzi salgono velocemente perché vi è una reale aspettativa di crescita futura e l’ingresso di nuovi capitali sostiene il sistema in modo ancora logico. Nell'”eccessiva euforia”, invece, la razionalità scompare: si compra unicamente perché i prezzi stanno salendo, ignorando se le aziende produrranno mai utili sufficienti a giustificare quelle cifre altissime.
In questa guida teorica al ciclo degli investimenti, l’intelligenza artificiale non è ancora entrata in una vera fase critica. I gestori di fondi considerano l’attuale ciclo di investimenti nell’IA proprio come un “boom” piuttosto che come un’eccessiva euforia.
I numeri del questionario di giugno parlano chiaro:
- Il 56% dei manager ritiene che l’intelligenza artificiale si trovi oggi in una fase di “boom”.
- Solamente il 21% considera l’IA già entrata in una pericolosa fase di “euforia”.
- Appena il 9% vede il ciclo nella fase di “prese di profitto”.
- L’8% dei manager lo colloca in una fase di “cambiamento”.
- Nessun intervistato (lo 0%) lo posiziona in una fase di “panico”.
Per i manager, dunque, i timori di una situazione estrema legata all’IA sono per ora esagerati, essendoci ancora diverse fasi da superare prima di arrivare a un ipotetico crollo con forti cali dei prezzi. Tuttavia, l’attenzione è alta. La percentuale di gestori convinti dell’esistenza di una bolla è salita dal 40% di maggio al 43% attuale. Di contro, una sottile maggioranza relativa del 45% continua a negare l’esistenza di una bolla nei titoli legati all’IA.
Il pericolo di un crash e la necessità di ritorni adeguati
Analizzando le ricadute economiche, i pericoli di un successivo “crash” del settore non vanno sottovalutati. Le grandi aziende tecnologiche stanno assorbendo enormi quantità di denaro. Affinché questo “boom” non si tramuti in una crisi sistemica, è fondamentale che emergano ritorni economici adeguati. Se l’IA non dovesse generare incrementi di produttività reali e profitti tangibili in tempi rapidi, gli investimenti si fermeranno di colpo. Questo comporterebbe licenziamenti e un rapido freno alla spesa globale, con la potenziale distruzione della domanda aggregata e il rischio di trascinare le economie occidentali in una forte recessione.
L’inflazione fa più paura della tecnologia
Sorprendentemente, per i gestori, non è l’intelligenza artificiale a togliere il sonno. L’inflazione rimane saldamente la preoccupazione principale, superando qualsiasi timore per una potenziale bolla tecnologica. Nel complesso, i gestori vivono una situazione di relativa calma sul fronte macroeconomico, con aspettative di crescita in leggero miglioramento, pur senza un’impennata clamorosa. Mentre a maggio un bilancio netto del -14% si aspettava una crescita robusta del PIL globale in un anno, oggi il dato è salito all’1%, indicando l’attesa di una ripresa economica entro i prossimi dodici mesi. Questi dati, peraltro, non tengono ancora conto del recente accordo raggiunto lo scorso fine settimana tra Stati Uniti e Iran.
Movimenti di portafoglio: la lenta fuga dall’Europa
Dal punto di vista pratico, a giugno c’è stata una moderazione dell’ottimismo per le azioni dopo il ritorno di massa dei capitali di maggio (specialmente sul mercato statunitense). La sovraponderazione netta nelle azioni è scesa dal 50% di maggio al 38%. L’esposizione alla liquidità è indicata in lieve diminuzione, passando dal 3,9% al 4,1%.
Il vero segnale d’allarme riguarda il nostro continente. Il mercato azionario europeo continua a subire pesanti deflussi generalizzati, con una sottopesatura netta passata dal 4% del mese precedente al preoccupante 15% attuale. I grandi capitali fuggono dall’Europa per cercare rifugio altrove: in sostituzione, i gestori hanno aggiunto principalmente materie prime (diventate l’asset con il maggiore sovrappeso), azioni giapponesi, dollari statunitensi e titoli del settore bancario.







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