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Economia

Industria, torna la fiducia tra le grandi imprese: a luglio aumentano le attese di crescita

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Arrivano segnali di moderato ottimismo dal sistema industriale italiano. L’indagine rapida del Centro studi Confindustria, realizzata presso le grandi imprese associate, mostra a luglio un miglioramento delle aspettative sulla produzione rispetto al mese precedente. Non si tratta ancora di una svolta definitiva, ma di un’indicazione significativa in una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche, costi elevati e debolezza della domanda internazionale.

La quota delle aziende che si attende un aumento moderato o rilevante della produzione sale infatti al 49%, contro il 43,9% registrato a giugno. Contemporaneamente, diminuisce dal 47,3% al 41,1% la percentuale delle imprese che prevede livelli produttivi sostanzialmente stabili. Cresce leggermente, tuttavia, anche la quota di chi teme una contrazione, passata dall’8,8% al 9,9%.

Nel complesso, quasi un’impresa su due guarda dunque ai prossimi mesi con aspettative di espansione. Un dato che segnala una maggiore fiducia sulla possibilità di consolidare l’attività produttiva e che potrebbe anticipare un miglioramento del ciclo industriale, dopo una fase prolungata di difficoltà soprattutto nei comparti maggiormente esposti al rallentamento europeo.

Il principale sostegno continua ad arrivare dalla domanda e dagli ordini. Il saldo delle risposte resta ampiamente positivo, attestandosi a +9,6%, anche se in rallentamento rispetto al +14,3% di giugno. Le commesse rappresentano quindi il motore principale della produzione, ma il loro contributo appare meno intenso rispetto al mese precedente.

Sul versante opposto, i costi di produzione rimangono il principale elemento di preoccupazione per le imprese. La pressione appare però meno accentuata: il saldo passa dal -10,6% di giugno al -4,6% di luglio. È un miglioramento rilevante, che potrebbe riflettere una parziale normalizzazione di alcune componenti di costo, pur in presenza di energia, materie prime e logistica ancora sottoposte a forti oscillazioni.

Persistono soprattutto le difficoltà nel reperimento della manodopera. Il saldo relativo alla disponibilità di lavoratori scende dal -3,2% al -3,5%, confermando come la carenza di competenze tecniche e professionali costituisca ormai uno dei principali limiti strutturali alla crescita dell’industria italiana. Migliora lievemente, invece, la disponibilità dei materiali, con il saldo che passa da -1,2% a -0,6%.

Rimangono sostanzialmente invariate le valutazioni sulle condizioni finanziarie, ferme a -1,2%, mentre peggiora il giudizio sulla disponibilità degli impianti. Il relativo saldo resta comunque positivo, passando da +1,8% a +0,4%.

Secondo gli esperti il nuovo Piano Transizione 5.0, che sostiene gli investimenti in macchinari tecnologicamente avanzati, digitalizzazione, efficienza energetica e autoproduzione di energia rinnovabile, ha certamente avuto un impatto su questo nuovo clima di fiducia. Il meccanismo punta a favorire contemporaneamente l’ammodernamento degli impianti e la riduzione dei consumi energetici, due elementi decisivi per la competitività della manifattura italiana.

Un ruolo importante può essere svolto anche dalla Nuova Sabatini, rifinanziata dalla legge di Bilancio 2026 con 650 milioni di euro per il biennio 2026-2027. La misura facilita l’accesso al credito delle piccole e medie imprese che acquistano macchinari, impianti, hardware, software e tecnologie digitali, contribuendo a ridurre il costo degli investimenti produttivi..

Per le imprese del Mezzogiorno resta inoltre centrale il credito d’imposta della ZES unica, riconosciuto anche per gli investimenti realizzati nel corso del 2026. L’agevolazione, insieme alla semplificazione amministrativa collegata alla Zona economica speciale, può favorire nuovi insediamenti, ampliamenti produttivi e acquisti di beni strumentali nelle regioni meridionali.

L’indagine del Centro studi Confindustria restituisce quindi un quadro a due velocità. Da una parte, aumentano le imprese che prevedono una crescita della produzione e si attenua l’impatto negativo dei costi; dall’altra, rimangono le criticità legate alla manodopera, alle condizioni finanziarie e alla capacità produttiva.

Le misure del Governo su innovazione, investimenti, credito, energia e ZES unica possono aver contribuito a rafforzare questo clima di fiducia. La vera verifica arriverà però nei prossimi mesi, quando sarà possibile valutare se le aspettative si saranno trasformate in maggiore produzione, nuovi investimenti e occupazione.

Il segnale di luglio è comunque incoraggiante. Per trasformare il miglioramento delle aspettative in una ripresa stabile sarà necessario rafforzare investimenti, formazione e competitività, accompagnando le imprese nella transizione tecnologica ed energetica. La fiducia degli industriali cresce, ma deve ora trovare conferma nei dati effettivi sulla produzione, sugli ordini e sull’occupazione dei prossimi mesi.

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