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Il tramonto di Pedro Sánchez potrebbe iniziare oggi, mentre gli scandali si allargano
pagna nel caos: condanne a 24 anni, la moglie di Sánchez senza passaporto e tangenti sui salvataggi di Stato. Anche la sinistra invoca le elezioni, il governo è al capolinea?

La resistenza politica del premier spagnolo Pedro Sánchez sembra essere arrivata a un punto di rottura. Non è più solo una questione di fragili equilibri parlamentari o di difficili alleanze, ma di una vera e propria tempesta giudiziaria che sta colpendo i vertici del suo governo, il suo partito e persino la sua famiglia. La recente condanna a ben 24 anni di carcere per l’ex ministro ed ex stretto collaboratore José Luis Ábalos e il ritiro del passaporto alla moglie del premier, Begoña Gómez, segnano un momento critico per la tenuta del Paese.
A rendere la situazione ancora più pesante è l’intervento di figure storiche e influenti. L’ex premier socialista Felipe González ha rotto gli indugi, chiedendo apertamente a Sánchez di rispondere davanti al partito (PSOE) e invocando la necessità di nuove elezioni. Quando i padri fondatori del tuo stesso schieramento ti indicano l’uscita, il margine di manovra si riduce quasi a zero.
La cronaca di un crollo annunciato
Il quadro attuale vede un premier circondato. Da un lato, il giudice Peinado ha imposto a Begoña Gómez la consegna del passaporto, temendo che la scorta possa paradossalmente facilitarne una fuga. Dall’altro, la posizione dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero, chiamato a deporre all’Audiencia Nacional, aggiunge ulteriore nervosismo.
Gli alleati storici del governo stanno prendendo le distanze. Se per alcuni casi i partner di sinistra provano a denunciare un “accanimento politico” o pene “sproporzionate”, l’accumulo dei dossier giudiziari sta rendendo l’aria irrespirabile. Podemos parla già di fine legislatura senza mezzi termini, mentre i repubblicani catalani di ERC chiedono spiegazioni profonde, sottolineando che “resistere per niente è una sciocchezza”.
Il nodo economico: il caso Tubos Reunidos
Dal punto di vista prettamente economico, il dossier più allarmante riguarda il salvataggio pubblico della società Tubos Reunidos. L’intervento statale nell’economia è uno strumento vitale nei momenti di grave crisi per sostenere l’occupazione e la domanda aggregata. Tuttavia, quando i fondi pubblici vengono deviati da interessi privati, il meccanismo si inceppa, causando gravi danni all’economia e alla libera concorrenza.
Secondo le indagini della Guardia Civil (UCO), la rete di contatti legata a Leire Díez (PSOE) e all’ex presidente della società pubblica SEPI, Vicente Fernández, ha sfruttato canali diretti con i vertici del Partito Nazionalista Basco (PNV), in particolare con Andoni Ortuzar, per garantire a Tubos Reunidos un salvataggio statale da 112,8 milioni di euro. Il tutto non per pura necessità di mercato, ma per facilitare il pagamento di una tangente da 247.459 euro.
Appare chiaro che se lo scandalo si allarga anche a qualche partito regionalista collegato gli altri saranno spinti ad abbandonare l’appoggio a Sanchez, che ha una maggioranza risicata, per non affondare negli scandali tutti assieme. Assisteremo ad un vero e proprio “Si salvi chi può” politico.
La mappa della crisi
Per facilitare la comprensione della complessa rete di scandali, ecco un quadro riassuntivo:
| Caso / Indagine | Protagonisti Coinvolti | Accuse Principali / Eventi |
| Rete Ábalos | José Luis Ábalos, Víctor de Aldama | Condanna a 24 anni per corruzione per l’ex ministro Ábalos. |
| Caso Begoña Gómez | Begoña Gómez (moglie del premier) | Ritiro del passaporto da parte del giudice, accuse di traffico di influenze. |
| Scandalo SEPI / Tubos Reunidos | Leire Díez, Vicente Fernández, vertici PNV | Salvataggio pubblico di 112,8 milioni in cambio di tangenti per 247mila euro. |
| Pressioni interne | Felipe González, José Luis R. Zapatero | Imputazione di Zapatero e richiesta di dimissioni da parte di González. |
L’offensiva dell’opposizione e lo spettro del voto
Il Partito Popolare (PP) guidato da Alberto Núñez Feijóo ha fiutato il momento di estrema debolezza. Sfruttando le condanne e le indagini, il PP ha avviato una forte pressione parlamentare, presentando mozioni sia al Senato che al Congresso per chiedere dimissioni ed elezioni anticipate.
L’obiettivo di Feijóo è dimostrare che Sánchez non ha più i numeri per governare. Cercando l’appoggio di Vox, di Coalición Canaria e puntando ai dubbi di Junts e PNV, il leader dell’opposizione mira a un voto che certifichi l’abbandono di ben 184 deputati nei confronti dell’attuale esecutivo. L’idea di arrivare al 2027 sembra ormai una chimera politica, e le parole di Feijóo risuonano come un avviso di sfratto: “Non delinquere è la strada più breve affinché la giustizia smetta di perseguitare il suo Governo”.
Quindi dopo le dimissioni di Starmer oggi potremmo assistere anche alla sfiducia a Sanchez e a nuove elezioni anticipate che, secondo i sondaggi, sarebbero un disastro per l’attuale Primo Ministro. Un cambio di guida necessario per la Spagna.







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