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Il sultano dice no a Finlandia e Svezia nella NATO? Nascerà una nuova Alleanza Atlantica

 

Ieri si è diffusa la notizia che il leader turco Recep Erdogan avrebbe espresso una propria contrarietà all’entrata di Svezia e Finlandia nella NATO. Il parere sfavorevole viene espresso ufficialmente come ritorsione per la politica di accoglienza degli avversari politici del presidente turco, soprattutto curdi, che avrebbero trovato nei paesi nordici rifugio sicuro, con alcuni di loro perfino membri del parlamento. Erdogan addirittura definisce questi paesi “Paradiso dei terroristi”

Dato che la decisione di aderire alla NATO deve essere presa all’unanimità dai 30 membri, e sappiamo che anche il presidente croato aveva dei forti dubbi, la posizione di Erdogan viene a porre dei dubbi sulla possibilità di Helsinki e Stoccolma di entrare nell’alleanza. Se la scusa ufficiale è quella dell’accoglienza degli avversari politici, appare chiaro come la Turchia voglia mantenere una posizione intermedia con la Russia. Per dirla in modo semplice: Erdogan vuole tenere, come sempre, il piede in due scarpe.

Questa crisi mette in evidenza le crepe profonde dell’alleanza. Da tempo è evidente la politica duplice di Ankara: più fuori che dentro soprattutto per quanto riguarda il Mediterraneo Orientale e il Nord Africa. Non dobbiamo dimenticare che si arrivò al limite dello scontro militare fra Turchia , Grecia a Cipro sul tema delle isole greche e del gas nel mediterraneo orientale. Nello stesso tempo la politica di Francia e Germania appare sempre più confliggente con quella di Washington, molto più ora che nel periodo della presidenza Trump. L’entrata di Svezia e Finlandia nella NATO, provocazione espressa verso la Russia, viene a rendere ancora più tesa la situazione, e non è detto che si risolva in tempi brevi.

Perà una parte della NATO vuole chiudere l’accerchiamento di Mosca da Nord, quindi difficilmente rinuncerà al progetto di alleanza integrata con i paesi nordici.  Personalmente ritengo che il risultato sarà la nascita di una nuova alleanza, una “NATO 2.0”, che prenda a bordo solo i paesi più minacciati dalla Russia, che quindi cercano maggiormente l’ombrello militare degli USA e del Regno Unito. Un abbozzo di questa  evoluzione lo si vede nelle affermazioni recenti di Boris Johnson che si è detto disposto a fornire uno “Scudo militare temporaneo” alla Finlandia e alla Svezia che coprisse il periodo di transizione prima dell’accesso all’Alleanza Atlantica. Ovviamente il Regno Unito, da solo, può dare ben poche garanzie di sicurezza, quindi si aprirebbe la strada a un intervento degli USA, già comprensibile dall’entusiasmo con cui Biden ha dato il benvenuto ai paesi nordici.

Quindi avremmo una NATO 2.0 basata su patti di garanzia bilaterali o multilaterali fra paesi che ancora non sono ufficialmente nell’alleanza. Chi ne farebbe parte ? Sicuramente USA e Regno Unito, quindi Svezia, Norvegia e Finlandia, ma probabilmente anche Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia  e Repubbliche Baltiche. A questo blocco si potrebbero aggiungere anche Romania e Bulgaria. Il tutto sulla base di agili patti di difesa multilaterali che si innesterebbero sulla NATO sfruttandone le strutture attuali.

E L’Italia? Premettiamo che ovviamente nessuno chiederà nulla al popolo italiano, né in modo diretto, né in modo indiretto. L’Italia è un treno in cui i cittadini sono dei meri passeggeri, ma la cui direzione non è scelta da loro, al massimo possono scegliere di scendere e andarsene. Il governo Draghi è andato a Washington promettendo pace, ma è tornato pronto a inviare armi che fra l’altro non abbiamo, all’Ucraina senza neanche bisogno di un voto parlamentare. Il 19 riferirà alle Camere sulla situazione internazionale, ma non ci sarà voto, a che serve? Draghi ha già deciso per tutti…

 


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