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IL “PIANO B” AL TEMPO DELLA CRISI BANCARIA

bank run 4

La situazione di attacco al sistema creditizio italiano, con le sue ormai innumerevoli situazioni di crisi in una situazione di vincoli (teoricamente) restrittivi di bilancio , di draconiani divieti all’intervento pubblico e di mancanza di garanzia del risparmio da parte della BCE e delle banche centrali nazionali, oltre a far sorgere l’ovvio sospetto che tutto questo bailamme sia parte di una macchinazione per punire le banche e, indirettamente, il governo italiano.

Detto questo, come si potrebbe inserire un “Piano B” per l’uscita dell’euro in una situazione di crisi bancaria?

Prima di tutto consideriamo che il sistema creditizio è sempre stato l’elemento fulcro, ovviamente, di qualsiasi tattica relativa ad un “Piano B “ di uscita dall’euro per la tutela del sistema economico italiano, ma nel caso specifico il sistema bancario potrebbe essere l’elemento scatenante dell’evento euroexit.

Nello specifico ipotizziamo che il governo italiano si trovi nella necessità di intervenire per salvare alcune fra le principali banche. Per fare nomi potremmo elencare MPS, Carige, Banca Popolare, Credem, Credito Valtellinese, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Unicredit.

L’intervento potrebbe caratterizzarsi su due fronti:

a) Nell’alleggerimento della posizione di sofferenza non coperte da accantonamenti bancari;

b) Tramite la ricapitalizzazione delle banche che han visto depauperato il proprio patrimonio.

L’intervento a) è quello che attualmente è fra i desiderata del governo con la famosa “Bad Bank”. L’idea sarebbe quella di far comprare i debiti in sofferenza ad un prezzo accettabile pr i bilanci bancari e quindi rivenderli sul mercato dei NPL , facendo pagare all’ente pubblico  la differenza. Le banche italiane hanno crediti in sofferenza per circa 300 miliardi e potrebbero venderle al 40% del loro valore, cioè circa 120 miliardi. Pare che sul mercato dei NPL questi crediti possano essere realizzati al 20%, con un intervento pubblico pari all’altro 20%, per circa 60 miliardi. Questa soluzione presenta comunque la necessità di reperire risorse finanziarie che, nel rispetto delle attuali normative europee, non potrebbero essere reperite. Anche ammettendo che poi di sorvolare sulla normativa degli aiuti di stato si tratta di trovare oggettivamente queste risorse. Come fare ? Una manovra fiscale di queste dimensioni è impensabile senza pesantissime ricadute sul PIL del paese. L’unica via d’uscita per reperire queste cifre sarebbe la manovra monetaria, cioè con il recupero dell’autonomia vero e proprio quarto potere dello stato, a fianco di quello legislativo, esecutivo e giudiziario.

Secondo me questa soluzione, comunque, anche finanziata con nuove potestà, non è conveniente né opportuna perchè:

  1. l’intervento diviene una perdita secca per lo Stato o l’ente che interviene. Praticamente si mettono i soldi, si tappa il buco e tutto finisce lì;

  2. si tratta di interventi spot che non influenzano il mercato a lungo termine e con un apporto limitato dal punto di vista della tutela del passivo (depositi ed obblicazioni) bancarie;

  3. non viene ad intervenire sul management bancario , rinnovando quello che ha causato le perdite stesse. Si premiano sempre i soliti marpioni manageriali che han causato i danni;

  4. moralmente questo tipo di intervento non è opportuno perchè porterebbe all’arricchimento di una categoria di fondi professionali che , in questa fase, stanno probabilmente facendo un po’ troppo lobbying sul governo. Per essere chiari e senza peli sulla lingua: il fatto che David Serra, grande finanziatore di Renzi, abbia come attività principale del proprio fondo questo tipo di operazioni rende poco opportuno che questo governo, con questi ministri , affronti questa soluzione, a meno che non ci si voglia involvere nei problemi di doppia morale che stanno avvelenando l’economia italiana

La seconda soluzione ripercorre quella utilizzata già nel salvataggio delle banche durante la grande crisi degli anni trenta del secolo scorso. Si crea un ente di intervento , una nuova IMI; che ricapitalizza le banche con obbligo di privatizzarle a termine. L’ente entra nel capitale delle banche tramite aumenti di capitale che rendono la compagine pubblica maggioritaria, agisce al fine di risanare i debiti e ristrutturando l’attività creditizia, rinnova il management e quindi, con un termine di 48-60 mesi massimo, ne fuoriesce piazzando l’istituto di credito sul mercato. In questo modo si conseguirebbero i seguenti obiettivi:

  1. l’intervento potrebbe autosostenersi, in quando l’entrata in un momento di crisi permetterebbe la realizzazione di plusvalenze all’atto della vendita degli istituti salvati che, nel medio periodo, giustificherebbero anche economicamente l’intervento.

  2. L’intervento sarebbe continuativo, nel senso che l’ente agirebbe a fianco di Banca d’Italia, Consob e Tesoro garantendo la solidità del sistema bancario in modo permanente. Per essere chiari, se si ripetesse il caos di questo Gennaio potrebbe agire anche con forti acquisti sul mercato punendo la speculazione ribassista e stabilizzando i corsi;

  3. l’intervendo permetterebbe un ricambio radicale del management prima con commissari pro tempore ad hoc, quindi con una nuova dirigenza scelta da vecchi e nuovi proprietari;

  4. sarebbe maggiormente coerente con le finalità di tutela del credito e del risparmio;

  5. dato che la successiva vendita avverrebbe con sistemi pubblicistici (gare o quotazione borsistica ad azionariato diffuso) permetterebbe una maggiore trasparenza nell’intervento stesso.

Naturalmente il finanziamento di un ente di questo tipo dovrebbe passare per un’operazione di natura monetaria, quindi dalla dichiarazione di autonomia della Banca d’Italia o dall’emissione di una moneta complementare accettata per tutte le transazioni sul territorio della Repubblica che non sarebbe altro che un primo passo per il riacquisto della completa autonomia monetaria. Tutto questo dovrebbe essere contrattato con le autorità di Bruxelles, ma con la piena coscienza che la salvezza della struttura economica italiana ha la precedenza su qualsiasi forma di legame europeo.

Ora c’è solo bisogno di un governo in grado di percorrere una di queste due strade.

 

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