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Il Pentagono nasconde i soldati feriti nella guerra in Iran?

Il Pentagono smette di aggiornare il bilancio dei soldati feriti in Medio Oriente: oltre 400 i militari colpiti mentre i costi economici e logistici della guerra contro l’Iran continuano a salire nel silenzio delle istituzioni.

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Il bilancio segreto del conflitto in Medio Oriente sta sollevando forti tensioni a Washington. Oltre 400 soldati americani sono rimasti feriti dall’inizio delle ostilità contro l’Iran. Il Pentagono, tuttavia, ha deciso di non diffondere i dati sugli ultimi attacchi subiti. Questa scelta apre un dibattito profondo sulla trasparenza del governo di fronte ai cittadini in tempo di guerra.

L’ultimo drammatico episodio in Giordania ha causato la morte di due soldati americani, mentre un terzo risulta disperso. Solo dopo questo evento tragico sono emersi dettagli inquietanti. Nella settimana precedente a questo attacco, l’Iran aveva già colpito tre volte le forze statunitensi nella zona.

Questi tre bombardamenti precedenti hanno provocato decine di feriti tra i militari e hanno danneggiato gravemente diversi elicotteri americani. Il Pentagono, però, ha scelto il silenzio totale. Non ha diffuso alcuna notizia sui raid subiti, né sui danni materiali o sui soldati feriti.

La strategia del silenzio

La scelta di non informare il pubblico crea una forte contrapposizione tra le esigenze di sicurezza militare e il diritto dei cittadini a essere informati. Quando il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato i bombardamenti contro i siti militari iraniani, ha motivato l’azione come una risposta agli attacchi contro le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Non è stato fatto alcun cenno ai raid subiti dalle basi in Giordania. Ora però la motivazione rischia di cambiare e divetare, invece, la ritorsione per questi attacchi. Del resto Trump, proprio oggi, ha promesso che queste perdite non passeranno inosservate.

I vertici militari si difendono spiegando che il Centcom non ha l’obbligo di comunicare i dati sui feriti, soprattutto se questi tornano subito in servizio. Esiste anche una motivazione tattica: diffondere troppi dettagli geografici sui danni aiuterebbe l’Iran a calibrare meglio i prossimi attacchi missilistici e l’uso dei droni contro le basi dove si trovano migliaia di soldati americani, ma questo non diminuisce la gravità degli attacchi.

La guerra è uno sporco gioco

La precisione di questi attacchi a così grande distanza alle basi in Giordania ha fatto sorgere il dubbio che informazioni satellitari precise siano state fornite da Russia e Cina, permettendo ai droni a missili iraniani di colpire con una buona precisione. Non appare un caso che proprio oggi il governo abbia chiesto di applicare all’Iran lo stesso pacchetto di misure previsto per la Russia, un segnale che, nonostante le aperture iniziali, i due paesi vengono sempre più considerati sullo stesso piano dall’amministrazione.

Il Presidente Trump, in una breve dichiarazione a NewsNation, ha ricordato che i soldati sono caduti per il Paese e che l’obiettivo resta impedire all’Iran di avere l’arma nucleare. Il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha aggiunto sui social che queste perdite rafforzeranno la determinazione americana.

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