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IL MOSE: QUANDO FINITO SARA’ LA SOLUZIONE PER VENEZIA? Molti ne dubitano

 

Nonostante i desideri degli uomini, che vorrebbero congelare la storia ed il mondo ad uno specifico momento, la natura di per sé cambia gli habitat naturali. L’esempio classico è proprio la laguna, situazione temporanea fra terra, acqua dolce ed acqua salata destinata naturalmente ad essere o interrata dagli apporti di limo delle acque dolci o inglobata dall’acqua salata al cedimento delle dighe litoranee.

Il problema nasce quando in questo ambiente effimeri si costruisce una città ed una comunità con desiderio di permanenza e di immutabilità. In questi casi la città, con o senza successo , cerca di regolare questo equilibrio fragile e di renderlo permanente. Nella storia questo non è sempre stato possibile, anzi, letteralmente, quasi mai: Città del Messico, ad esempio, nasce su isole in un lago che, nel tempo, si è prosciugato. Interi porti si sono interrate, o città sono state invase dalle acque.

Venezia in questo è già una mirabile eccezione, con la sua vita ultramillenaria, perchè in natura la laguna sarebbe già sparita. La Repubblica di Venezia ha impiegato secoli per cercare di stabilizzare l’ambiente, lo scambio di acque con il mare, ma anche l’interramento. Il Brenta è stato deviato  da complessi lavori iniziati dal trecento, ma in questo modo il problema è diventato l’acqua del mare.Nei secoli i lidi sono stati rivestiti di resistente Pietra di Dalmazia, ma il problema delle maree è rimasto invariato.

La Repubblica, quella Italiana, ha tentato di risolvere il problema con il MOSE, MOdulo Sperimentale Elettromeccanico. Funzionerà? Pare proprio di no, o meglio funzionerà in modo parziale. Infatti, da struttura:

  • non è mai stata provata in pratica;
  • non entrerà in funzione fino a 110 cm di acqua alta: Piazza San Marco può ancora andare a mollo;
  • non funzionerà per acque alte oltre 1 170 centimetri.

Inoltre il primo test, parziale, non ha avuto successo ed ha mostrato problemi di vibrazioni inattese, per cui l’opera, che doveva entrare in funzione lo scorso 4 novembre, ha visto rinviata l’operatività di più di un anno.

L’alternativa se il MOSE non funzionasse? Semplicemente bisognerebbe passare a strutture fisse come quelle realizzate nei Paesi Bassi, che potete vedere in questo successivo video.

 

Oppure le barriere semicircolari utilizzate per la foce del Tamigi a Londra, per impedire il reflusso per le maree

 

Soluzioni che prevedono strutture esterne, elemento che sicuramente crea problemi estetici, ma almeno non presenterebbero i problemi di corrosione legati al MOSE, dove tutte le strutture sono immerse e soggette alla salsedine ed agli agenti marini. Quindi le soluzioni ci sono, ma chi rimborserà i miliardi già spesi se il MOSE non funzionasse? Perfino la Regione Veneto nega la paternità dell’opera…

 


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