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Il grande dietrofront sul Mare del Nord: Burnham pronto a riaprire le trivellazioni. L’Iran scuote Downing Street
Il nuovo Premier laburista Andy Burnham è pronto a revocare il blocco delle licenze petrolifere nel Mare del Nord per far fronte al caro-carburante causato dalla guerra in Iran e finanziare i piani di nazionalizzazione.

A poche ore dal suo insediamento ufficiale, il nuovo Primo Ministro laburista Andy Burnham è pronto a stracciare una delle promesse più pesanti del manifesto elettorale del 2024: il blocco totale delle nuove concessioni petrolifere e di gas nel Mare del Nord: infatti si prepara ad annunciare nuove concessioni petrolifere .Una svolta drammatica dettata dall’urgenza geopolitica e dal rischio concreto di uno shock energetico senza precedenti.
La mossa segna un’inversione di marcia a 180 gradi rispetto alla linea finora difesa dal Segretario all’Energia Ed Miliband, il quale aveva liquidato i progetti estrattivi come puro “vandalismo climatico”. Miliband, secondo indiscrezioni, potrebbe essere presto rimosso dal suo incarico per fare spazio a una linea politica radicalmente diversa. Il partito quindi torna alle origini operaie e diventa meno espressione della “Classe benestante progressista”.
Il realismo economico batte l’ideologia green
Il contesto internazionale ha reso insostenibile la vecchia linea del partito. Con il conflitto in Iran che stringe la morsa sulle rotte dello Stretto di Hormuz, i prezzi del carburante sono schizzati alle stelle, mettendo a nudo l’estrema vulnerabilità energetica del Regno Unito.
Il cambio di rotta non è solo una scelta di sicurezza nazionale, ma risponde a precisi equilibri di finanza pubblica. Le nuove licenze d’estrazione genereranno flussi finanziari immediati e massicci sotto forma di royalties e tasse sui profitti. Queste risorse fresche diventeranno la benzina necessaria per finanziare il massiccio piano di investimenti pubblici voluto da Burnham, che prevede la nazionalizzazione delle reti idriche e dei trasporti, oltre a un vasto programma di edilizia popolare.
I giacimenti della discordia
Al centro della contesa ci sono due asset strategici che erano stati congelati dai ricorsi degli ambientalisti nel 2025:
- Jackdaw: Un giacimento di gas naturale situato a 150 miglia a est di Aberdeen, controllato da Shell.
- Rosebank: Un mega-giacimento di petrolio e gas a nord-ovest delle Shetland, gestito da Equinor e Shell.
I detrattori fanno notare che questa nuova linea coincide perfettamente con l’agenda economica storicamente caldeggiata dai Conservatori di Kemi Badenoch e dalla destra di Reform UK. Entrambi i partiti d’opposizione avevano aspramente criticato la precedente linea di Keir Starmer, definendola “sconsiderata” di fronte a mercati internazionali totalmente nel caos. Anche Donald Trump era intervenuto esortando Londra ad “aprire il Mare del Nord”.

I giacimenti in questione (fonte BBC)
Riserve strategiche nel Mare del Nord
Nonostante anni di sfruttamento, le acque britanniche nascondono ancora risorse immense che attendono solo di essere estratte:
| Area del Mare del Nord | Barili equivalenti di petrolio (miliardi) | Stato delle licenze |
| Settore Meridionale ed Orientale | ~1.9 miliardi complessivi | Misto (Sfruttato / Nuove aree) |
| Settore Centrale e Settentrionale | Oltre 2.5 miliardi stimati | In attesa di approvazione |
La svolta di Burnham riflette anche la sua storia personale. Rappresentando il collegio di Makerfield, una storica area industriale del Nord-Ovest, il nuovo Premier è per natura più sensibile alle richieste dei sindacati e delle industrie manifatturiere. Proprio la scorsa settimana, la GMB e le sigle dei produttori energetici gli avevano inviato una lettera aperta chiedendo di “sostenere il petrolio nazionale” per salvare migliaia di posti di lavoro qualificati. Tra l’altro è la stessa politica che Trump consigliò a Starmer.
Resta da capire se le multinazionali, scottate da anni di instabilità normativa e tasse sui super-profitti, riterranno ancora conveniente investire miliardi in progetti a lungo termine che la prossima legislatura potrebbe nuovamente congelare.







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