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Il grande azzardo dell’IA: la morsa del debito rischia di far scoppiare la bolla tecnologica più grande della storia

La Banca dei Regolamenti Internazionali lancia un severo allarme: la montagna di debiti accumulata per finanziare l’intelligenza artificiale minaccia di scatenare un crollo finanziario globale peggiore della bolla dot-com.

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La corsa sfrenata all’intelligenza artificiale sta spingendo i colossi della tecnologia in una spirale di debito senza precedenti. Un clamoroso allarme della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) svela che l’attuale espansione infrastrutturale rischia di trasformarsi nel più devastante “boom and bust” della storia moderna.

Il recente studio intitolato The AI investment race, firmato dall’economista Phurichai Rungcharoenkitkul, mette a nudo la fragilità finanziaria nascosta dietro i trionfalismi degli algoritmi. La “banca centrale delle banche centrali” non usa giri di parole.

Secondo il rapporto, l’attuale corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale è uno dei più grandi fenomeni di accumulazione di capitale della storia economica statunitense. Ma c’è un enorme problema di fondo.

Questa imponente crescita si regge su due pilastri estremamente fragili:

  • un debito colossale e
  • schemi di finanziamento circolari.

Le aziende stanno scommettendo cifre astronomiche per accaparrarsi una posizione di monopolio in un mercato dove “chi vince prende tutto”.

Il rischio concreto è quello di un massiccio eccesso di capacità produttiva. Se la domanda reale di servizi IA non dovesse crescere al ritmo sperato, l’intero settore si scontrerà con un drammatico calo delle entrate.

A quel punto, il boom tecnologico si trasformerà inevitabilmente in un doloroso fallimento finanziario. “Più grande è il boom, più profondo sarà il crollo finale”, sottolinea duramente l’economista della BRI.

Un debito raddoppiato per i Big del tech

L’aspetto più preoccupante riguarda la velocità con cui le grandi aziende stanno accumulando passività. Per anni, il settore del software è stato sinonimo di margini elevati e bassi costi di capitale fisso.

Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Costruire centri dati giganteschi e acquistare microchip di ultima generazione richiede una liquidità mostruosa che le aziende non hanno in cassa.

I cinque principali attori del mercato statunitense hanno intrapreso una strada estremamente rischiosa. In soli cinque anni, hanno letteralmente raddoppiato la propria esposizione debitoria complessiva.

Queste cinque aziende si dividono il grosso degli investimenti infrastrutturali:

  • Alphabet- Google
  • Amazon
  • Meta
  • Microsoft
  • Oracle

 

In totale, questi cinque colossi hanno aggiunto circa 350 miliardi di dollari di obbligazioni ai propri bilanci. Una cifra spaventosa che espone l’intero sistema economico globale a shock sistemici in caso di insolvenza o svalutazione degli asset, anche perché non tutte le soeità hanno la stessa stabilità negli utili e la stessa efficienza operativa.

Lo schema dei finanziamenti circolari: una pericolosa illusione

Il rapporto della BRI evidenzia anche un meccanismo finanziario contorto che ricorda molto da vicino i vecchi giochi di prestigio della finanza speculativa. Si tratta dei cosiddetti “accordi circolari”.

In pratica, i grandi fornitori di servizi cloud acquistano quote azionarie di startup specializzate in intelligenza artificiale. In cambio, queste startup si impegnano contrattualmente a spendere quei soldi acquistando potenza di calcolo dagli stessi fornitori.

Si crea così un’illusione ottica contabile: i ricavi dei colossi tecnologici sembrano gonfiarsi artificialmente grazie ai soldi che loro stessi hanno prestato o investito. Questa circolarità nasconde la reale sostenibilità del business.

Se le startup non riescono a monetizzare i loro prodotti software presso il pubblico o le imprese tradizionali, l’intero castello di carte crolla. I debiti rimangono, mentre il valore delle azioni si azzera.

I precedenti storici che fanno tremare i mercati

Non è la prima volta che l’umanità si lascia trasportare da un entusiasmo cieco per una nuova tecnologia. La storia economica è ricca di questi eccessi di ottimismo collettivo.

L’economista della BRI traccia parallelismi storici molto precisi con tre celebri episodi del passato:

  • La “mania dei canali” negli Stati Uniti durante gli anni ’30 dell’Ottocento, in cui gli investimenti sconsiderati e la successiva ondata d’investimenti colpì i canali.
  • La “mania delle ferrovie” che colpì l’Inghilterra nel decennio successivo, anche qui terminata con grandi infrastrutture, ma anche insolvenze diffuse.
  • La bolla delle “dot-com” alla fine degli anni ’90.

Tutti questi eventi storici si sono conclusi con pesanti correzioni di mercato. Tuttavia, la scala e la velocità degli attuali investimenti nell’IA fanno ipotizzare che il prossimo impatto economico sarà di gran lunga peggiore.

Mentre nelle passate rivoluzioni industriali l’infrastruttura costruita (come ferrovie o canali) è rimasta utile anche dopo il fallimento dei costruttori, l’hardware dell’IA diventa obsoleto in pochissimi anni. Le svendite forzate di microchip usati non basteranno a coprire i debiti accumulati.

Le ricadute sull’economia reale e il portafoglio dei cittadini

Ma perché un cittadino comune dovrebbe preoccuparsi del debito accumulato da colossi come Microsoft o Amazon? Le ripercussioni sulla nostra vita quotidiana rischiano di essere dirette e dolorose.

  • In primo luogo, un crollo finanziario del settore tecnologico colpirebbe i fondi pensione e i risparmi di milioni di piccoli investitori, ampiamente esposti sulle azioni delle Big Tech.
  • In secondo luogo, le banche che hanno finanziato questa gigantesca espansione con prestiti miliardari potrebbero trovarsi con enormi sofferenze nei propri bilanci. Questo ridurrebbe il credito disponibile per le famiglie e le piccole imprese dell’economia reale.

Inoltre, il fallimento della scommessa IA potrebbe frenare l’occupazione nel settore tecnologico e indurre un drastico ridimensionamento dei salari dei professionisti digitali.

L’intelligenza artificiale ha un potenziale immenso, ma la finanza allegra rischia di bruciare il futuro prima ancora che venga costruito. Oppure, una volta costruito, l’eccesso di offerta non permetterà l’ottenimento di utili sufficienti a reggere il confronto. Comunque c’è il rischio di notevoli perdite e la prudenza è lo strumento migliore.

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