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Il crollo storico di IBM: la bolla dell’Intelligenza Artificiale cannibalizza il software tradizionale?

IBM perde oltre il 20% in borsa dopo risultati deludenti: le aziende tagliano il software tradizionale per comprare hardware per l’AI. È l’inizio di una crisi del settore?

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Il colosso tecnologico IBM ha subito a Wall Street il peggior crollo della sua storia recente, registrando perdite giornaliere superiori persino a quelle del lunedì nero del 1987 e dello scoppio della bolla delle Dot-Com. In apertura di seduta a New York, il titolo di Big Blue è arrivato a perdere il 24% in appena venti minuti. Oggi, in negativo, il titolo ha fatto la storia:

IBM quotazione settimanale, da Tradingeconomics

Il mercato è rimasto letteralmente sbigottito di fronte all’annuncio preliminare dei risultati del secondo trimestre dell’anno. La crisi non è legata a una mancanza generale di investimenti, ma a un improvviso, brutale e imprevisto spostamento dei budget aziendali verso l’infrastruttura hardware necessaria a supportare l’Intelligenza Artificiale, a scapito del software e dei servizi tradizionali.

I numeri del disastro di Big Blue

I dati preliminari del secondo trimestre del 2026 presentati da IBM mostrano un quadro di forte sofferenza nei settori storicamente a più alto margine per l’azienda.

  • Fatturato complessivo: 17,2 miliardi di dollari, contro i 17,8 miliardi stimati dagli analisti (una crescita di appena l’1%).
  • Utile per azione (EPS): 2,93 dollari, rispetto ai 3,02 dollari previsti dal consenso.
  • Ricavi da Infrastruttura: in calo del 7% (le stime prevedevano un calo molto più contenuto del 3%).
  • Ricavi da Software: cresciuti del 5%, ben al di sotto dell’11% originariamente previsto.
  • Servizi di Consulenza: sostanzialmente piatti (+1%).

Questi dati mostrano come la macchina da guerra commerciale di IBM si sia inceppata improvvisamente proprio nelle ultime settimane di giugno. Non si vende, e questo inizia ad essere un bel problema.

La confessione del CEO: “Non avevamo previsto questa magnitudo”

A spiegare le ragioni di questa debacle è stato lo stesso Amministratore Delegato di IBM, Arvind Krishna, in una lettera aperta indirizzata agli azionisti. Il manager ha ammesso che i clienti hanno cambiato rotta in modo repentino per accaparrarsi i componenti hardware strategici per l’AI prima dell’annunciato aumento dei prezzi a livello globale.

Nelle ultime settimane di giugno abbiamo assistito a uno spostamento delle spese in conto capitale (CapEx) dei clienti verso l’acquisto di server, storage e memorie, per assicurarsi infrastrutture a disponibilità limitata prima degli attesi rincari dei prezzi. Questa dinamica ha pesato sui modelli di acquisto dei clienti. Sebbene avessimo previsto un certo impatto legato alla catena di fornitura, non avevamo assolutamente previsto la magnitudo di questa riallocazione dei budget.

Il CEO ha inoltre individuato un problema di reattività interna del gruppo, evidenziando che la società non è stata abbastanza flessibile di fronte al mutamento del mercato:

Non ci siamo adattati e non ci siamo mossi abbastanza velocemente.” Una pericolosa ammissione per un manager pagato alla testa di una grande multinazionale.

La dinamica del “Crowding Out”: l’AI divora il software

Il fenomeno descritto da IBM è noto in economia come crowding out (spiazzamento). Le grandi aziende globali hanno budget tecnologici definiti. Con l’esplosione della febbre dell’Intelligenza Artificiale e la scarsità fisica di chip, memorie DRAM e server specializzati, le imprese hanno deciso di tagliare temporaneamente le spese per i software di gestione quotidiana e per i servizi di consulenza pur di accaparrarsi l’hardware necessario a non rimanere indietro nella corsa all’AI.

Questo ha colpito duramente il segmento dei grandi computer mainframe di IBM (la serie z17) e il relativo ecosistema software per l’elaborazione delle transazioni bancarie e commerciali. Molti contratti di licenza software miliardari, che di solito si chiudono a fine trimestre, sono stati rinviati o congelati. I clienti, semplicemente, avevano la testa e il portafoglio focalizzati altrove. Paradossalmente il fatto di essere un’azienda avanzata che vende soprattutto servizi è stato un grosso problema per IBM.

A questo si sono aggiunte distrazioni operative legate a complesse minacce di cyber-sicurezza su scala globale che hanno rallentato i processi decisionali dei clienti.

Le reazioni degli analisti di Wall Street

Le principali sale operative dei grandi gruppi bancari hanno espresso forti preoccupazioni per le implicazioni di questa notizia sull’intero settore tecnologico.

Goldman Sachs e il “Bear Case” del software

Gli analisti di Goldman Sachs, tra cui James Schneider, hanno sottolineato come questo evento dia enorme forza alle tesi ribassiste sul settore del software tradizionale:

“Questo rapporto alimenta pienamente lo scenario ribassista (bear case) per il comparto software. Ci aspettiamo una debolezza diffusa in tutto il segmento del software e dei servizi correlati. La ridefinizione delle priorità di spesa dei clienti verso i server e l’hardware sta drenando risorse che prima erano destinate alle licenze d’uso stabili.”

UBS e il campanello d’allarme globale

Robert Ruple di UBS vede l’incidente di IBM come un avvertimento precoce per l’intera stagione delle trimestrali:

“La riallocazione dei budget verso l’hardware AI è un fattore di rischio che avevamo ipotizzato, ma che ora si manifesta concretamente. Riteniamo che questo possa essere un presagio di ciò che sentiremo da altre società di software e servizi IT nelle prossime settimane.”

Barclays invita alla cautela

Andrew Keches di Barclays preferisce invece una lettura più cauta, evidenziando che IBM sconta anche problemi specifici di gestione interna:

“Siamo sorpresi dall’ampiezza dell’effetto contagio sul mercato. IBM ha esplicitamente ammesso problemi di esecuzione interna nel chiudere i contratti nei tempi previsti. Riteniamo che questo trimestre possa essere un caso isolato legato al ciclo dei mainframe, piuttosto che un crollo strutturale e lineare della domanda di software globale.”

L’effetto domino sui mercati: vincitori e vinti

Il crollo di IBM ha acceso un faro sulle altre aziende del settore tech, creando dinamiche contrapposte a seconda del loro posizionamento industriale.

Categoria IndustrialeAziende CoinvolteImpatto sui Mercati
Fornitori Hardware e MemorieDell, Hewlett Packard Enterprise (HPE), Micron TechnologyPositivo. Beneficiano direttamente dello spostamento dei budget aziendali verso server e memorie.
Software e Servizi CloudSalesforce, ServiceNow, ConfluentNegativo. Subiscono il rinvio dei contratti a causa dello spiazzamento delle risorse finanziarie.
Consulenza e System IntegrationAccenture, KyndrylNegativo. Il rallentamento dei progetti tradizionali riduce le ore di consulenza fatturabili.

L’interrogativo fondamentale che ora si pongono gli investitori è se la spesa per l’Intelligenza Artificiale stia creando valore reale o se stia semplicemente prosciugando i budget operativi delle imprese, creando una pericolosa asimmetria nel mercato finanziario globale. Ricordiamo che ultimamente il numero di token, l’unità di misura della AI, è stato visto in forte calo.

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