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Il crepuscolo di Chicago: quando la finanza del “Paga Dopo” soffoca la Città del Vento

Chicago annega in un deficit da oltre 1 miliardo di dollari: tra debito alle stelle, pensioni scoperte e manovre finanziarie “paga domani”, la terza città d’America rischia il collasso. Ecco i veri numeri della crisi.

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La spesa pubblica, se indirizzata verso investimenti produttivi e infrastrutture, è il motore della crescita economica. È un principio fondante della macroeconomia, ma quando il debito viene contratto unicamente per coprire inefficienze correnti e voragini pensionistiche, il risultato è una spirale che conduce inevitabilmente verso il baratro, soprattutto quando si è un’amministrazione locale senza moneta. È esattamente questo lo scenario che sta travolgendo Chicago, la terza città più grande degli Stati Uniti, oggi intrappolata in una crisi fiscale di proporzioni storiche.

Sotto l’amministrazione del sindaco Brandon Johnson, la metropoli dell’Illinois si trova a fronteggiare un buco di bilancio nei fondi corporate che supera il miliardo di dollari, con proiezioni che vedono l’anno fiscale chiudersi con un ulteriore deficit strutturale. L’amministrazione punta spesso il dito contro fattori esterni o presunti tagli federali, ma la matematica finanziaria racconta una storia diversa, fatta di decenni di scelte miopi.

I Numeri del Disastro Fiscale

Per comprendere la gravità della situazione, basta osservare l’assorbimento delle risorse cittadine. Attualmente, circa il 40% del bilancio operativo di Chicago viene letteralmente fagocitato dal servizio del debito e dai costi pensionistici.

Indicatore FinanziarioValore / Condizione Attuale
Bilancio Globale Cittadino16,6 miliardi di dollari
Buco di bilancio (Fondi corporate)> 1 miliardo di dollari
Spesa per debito e pensioni~ 40% del budget operativo
Copertura pensioni Polizia/Pompieri< 20% dei fondi necessari
Rating obbligazioni distretto scolastico“Junk” (Titoli spazzatura)

Con il 40% delle spese costituite da pensioni, di cui la metà non coperte dai fondi, il bilancio pubblico è alle strette. I soldi delle tasse vanno a finire nelle tasche dei pensionati, ma questo taglia le risorse a qualsiasi seria politica d’investimento.

Come sottolineato da Austin Berg dell’Illinois Policy Institute, la situazione ricorda un cittadino sommerso dai debiti che chiama un consulente finanziario in radio sperando in un miracolo. La risposta è sempre la stessa: bisogna smettere di prendere decisioni sbagliate. Utilizzare entrate una tantum (come i fondi federali COVID) per le operazioni correnti è stato un errore strategico, ma finanziare la spesa corrente emettendo nuovo debito è un vero e proprio campanello d’allarme per gli investitori.

L’Illusione del “Paga Domani”

Il simbolo di questa miopia finanziaria è la recente operazione da 830 milioni di dollari (parte di un pacchetto più ampio da 800 milioni per il servizio del debito di cui è stata ritardata un’emissione di 292 milioni). La struttura di questi bond prevede che la città non paghi alcuna quota capitale per ben 20 anni. Un approccio “paga più tardi” che solleva lo spettro del famigerato accordo del 2008 dell’ex sindaco Richard M. Daley, che svendette i ricavi dei parchimetri cittadini per 75 anni in cambio di un’iniezione di liquidità immediata di 1,15 miliardi di dollari. Che si venderà l’amministrazione locale ?

Sette delle dieci peggiori gestioni pensionistiche d’America si trovano a Chicago. I fondi di polizia e vigili del fuoco sono coperti per meno del 20%, aggravati da recenti “zuccherini” concessi a livello legislativo statale per compiacere i sindacati del settore pubblico. La spesa per le iniziative sociali continua a crescere, ma i servizi di base languono, creando un cortocircuito che ha portato persino la stampa d’area democratica, come il Washington Post, a strigliare duramente la città. A febbraio, agenzie di rating come Kroll e Fitch hanno inevitabilmente declassato il debito cittadino.

Quali vie d’uscita?

Per evitare il default tecnico o il collasso dei servizi, gli esperti suggeriscono una serie di interventi strutturali:

  • Efficienza operativa: Implementare il piano da 1 miliardo di dollari di tagli agli sprechi e ottimizzazioni suggerito dalla società di consulenza Ernst & Young.
  • Indipendenza finanziaria: Istituire un ufficio per il monitoraggio del bilancio e un Chief Financial Officer realmente indipendente, slegato dalle logiche elettorali.
  • L’Opzione “Chapter 9”: Consentire alla città, tramite una legge statale dell’Illinois, di poter dichiarare bancarotta (Chapter 9). Nessuno si augura un fallimento, ma senza questa opzione sul tavolo, Chicago non ha alcuna leva negoziale contro le pretese dei sindacati pubblici. Il debito deve essere tagliato e, senza inflazione, questo è l’unica soluzione.

Se i politici locali sperano in un salvataggio esterno, si illudono. Le finanze dello Stato dell’Illinois sono a loro volta in condizioni precarie, e un salvataggio federale è politicamente irrealizzabile. Se gli elettori e la giunta non cambieranno rotta autonomamente, ci penserà il mercato obbligazionario a forzare la mano. E, come insegna la storia economica, i mercati non conoscono l’empatia.

Perché è importante: perché si dimostra che, senza capacità monetaria, il debito deve essere gestito in modo attento e non impiegato per pagare grosse spese correnti. Altrimenti, prima o poi, si rischia di veder saltare tutto, come accadrà, probabilmente, a Chicago.

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , Fabio Lugano è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia.

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