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Il Bund vola al 3,2%: la Germania paga il conto delle sue scelte sbagliate
Il Bund vola ai massimi dal 2011: la Germania paga la fragilità energetica e una spesa pubblica che non crea ricchezza.

Il rendimento del Bund decennale tedesco è schizzato verso il 3,2%, toccando i livelli più alti da maggio 2011. Un segnale d’allarme rosso per i mercati finanziari, che vedono riaffiorare i fantasmi di una nuova crisi nel cuore dell’Europa. La salita dei tassi fa tremare i mercati proprio mentre la Banca Centrale Europea si prepara alla sua riunione di politica monetaria. Ecco il relativo grafico da Tradingeconomics:
In molti addossano le colpe alla BCE, attesa a una seduta di attesa con tassi invariati e con lo sguardo rivolto a settembre. In realtà la BCE c’entra solo fino a un certo punto. Da qui a dopo l’estate possono cambiare moltissime cose.
La realtà è un’altra. Quello che la Germania sta pagando davvero è la profonda fragilità europea di fronte alla crisi energetica esplosa in Medio Oriente. Un’emergenza che riporta a galla tutti i limiti strutturali del continente.
L’illusione della spesa pubblica
La Germania e l’Europa si ritrovano a fare i conti con un debito infrastrutturale pesante e una spesa pubblica non chiara. Il problema non è il sostegno ai consumi in sé, ma il fatto che si sostengano consumi del tutto inutili per la crescita.
Risorse ingenti vengono destinate a settori che non generano ricchezza interna né spingono l’autonomia strategica del continente:
- Sussidi alla transizione importata: Si finanziano acquisti massicci di pannelli solari e batterie prodotti all’estero, trasferendo risorse fuori dai confini europei.
- Spesa militare infruttuosa: L’aumento dei budget per gli armamenti rappresenta un costo immediato senza alcun ritorno moltiplicatore sull’economia reale.
- Mancanza di indipendenza: Si spende molto, ma si continua a ignorare la vera sovranità energetica, rimanendo in una dipendenza strategica o dal gas americano o da fonti instabili e le cui infrastrutture, comunque, dipendono da un paese terzo.
La punizione dei mercati
Queste uscite correnti si rivelano dal punto di vista economico un puro peso, un costo secco che non sostiene la produzione nazionale. L’Europa ha scelto di dipendere da forniture estere per la tecnologia verde, accumulando al contempo deficit e ritardi nelle infrastrutture di base.
I mercati finanziari non perdonano. Quando queste fragilità emergono nel bel mezzo di una scossa geopolitica o finanziaria, la punizione arriva puntuale e severa.
I rendimenti dei titoli di Stato tedeschi salgono perché gli investitori chiedono un premio di rischio più alto per finanziare un modello che non funziona più. La Germania, abituata a fare da locomotiva, scopre che la sua stiva è piena di zavorre inutili. Se non si cambia rotta sulla qualità della spesa, il conto da pagare sarà ancora più alto.









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