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I PARLAMENTARI SONO SOTTO RICATTO! (di Antonio M. Rinaldi)

 

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Le note vicende, che hanno visto inaspettati e rapidi dietro front nella formulazione di voto nell’iter parlamentare che porterà all’approvazione definitiva della nuova legge elettorale Italicum, hanno messo in evidenza come i parlamentari italiani non siano più liberi di esercitare il proprio pensiero. Quanto disposto dall’art.67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, concepito per garantire la libertà più assoluta di espressione agli eletti alla Camera dei deputati e al Senato, non ha più alcun valore.

Il dettame Costituzionale fu inserito per poter garantire proprio la democrazia, poiché fu giustamente ritenuto opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse legato a nessun vincolo e da alcun mandato né verso il partito d’appartenenza, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che con il proprio voto gli avevano permesso di essere eletto a una delle due Camere (divieto di mandato imperativo). L’unico vincolo che lo lega agli elettori assume, pertanto, la natura di responsabilità politica. Fra l’altro questo principio, ma potremo considerarlo anche una tutela a garanzia degli eletti, non è una esclusiva prevista solamente dalla Costituzione italiana, ma è presente praticamente in tutte le democrazie rappresentative. Deriva dal principio del libero mandato (ovvero del divieto di mandato imperativo), formulato da Edmund Burke già prima della Rivoluzione Francese.

Quindi una precisa assoluta libertà prevista dalla Costituzione per garantire la massima autonomia nelle scelte dei parlamentari nell’esercizio del loro mandato. Ma tutto questo è stato di fatto cancellato con la delibera dell’Ufficio di Presidenza del 14 dicembre 2011 e approvata nella riunione del 30 gennaio 2012, la quale ha riformato il sistema dei vitalizi per gli ex deputati, che ha previsto il passaggio ad un sistema previdenziale basato sul metodo di calcolo contributivo.

La nuova disciplina pensionistica essenzialmente prevede:

accesso al trattamento a 65 anni, con un periodo contributivo minimo di 5 anni (per ogni anno di mandato ulteriore, l’età è diminuita di un anno con il limite inderogabile di 60 anni). Tale requisito vale per tutti i deputati cessati dal mandato, indipendentemente dalla data di inizio del mandato.

abolizione del sistema dei vitalizi e introduzione di un sistema previdenziale basato sul calcolo contributivo.

applicazione del sistema pro rata ai deputati in carica al 1 gennaio 2012, e ai parlamentari che avevano esercitato il mandato elettivo precedentemente a tale data e che saranno successivamente rieletti.

Praticamente se non si termina almeno un mandato intero di 5 anni non si può più poi godere della pensione! Un provvedimento che ai più è stato considerato equo, in quanto equiparava i parlamentari ai lavoratori dipendenti e autonomi, ma nella pratica potente elemento di condizionamento, annullando di fatto la garanzia Costituzionale dell’art.67.

Ora se analizziamo dallo studio del CISE (Centro Italiano Studi Elettorale) della LUISS,

http://cise.luiss.it/cise/2013/03/03/gli-eletti-pd-tasso-di-rielezione-donne-e-composizione-politica/

il tasso di rielezione generale dei parlamentari italiani nelle ultime elezioni politiche del 2013, è stato di appena il 35,6%, con il maggior partito rappresentato, il PD, con il 35,2% grazie ai suoi 267 nuovi eletti su un totale di 412 (solo 145 rieletti). Dati attualmente per difetto poiché diversi parlamentari eletti in altri schieramenti nel frattempo sono confluiti nello stesso PD.

Vi è stata una alterazione istituzionale della libertà di mandato prevista invece dalla Costituzione, in quanto l’orientamento del voto può provocare una caduta del governo in carica, (come nel caso dell’Italicum, avendo Renzi manifestata più volte la volontà di porre la fiducia).

Fiducia che se disattesa, avrebbe potuto riportare gli elettori alle urne ed interrompere quindi il termine naturale dei 5 anni previsto per la legislatura con la conseguenza di far perdere ogni diritto alla pensione! Pertanto i nostri parlamentari non godo più della libertà necessaria per decidere in modo autonomo le azioni nell’espletamento del loro mandato, essendo pesantemente condizionati al ricatto che interviene ogni volta è in pericolo la sopravvivenza dell’esecutivo. Più condizionamento di così, visto l’alto numero di parlamentari “matricola”, non è possibile!

Perciò tutti buoni e zitti a votare l’Italicum e chissà quante altre cose ancora!

Antonio M. Rinaldi

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