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I colloqui segreti tra Berlino e Washington sui farmaci: cosa rischia l’Europa e l’Italia

Ricatto sui farmaci: le trattative segrete tra Trump e Berlino che fanno tremare l’Europa. Gli USA vogliono imporre cure più care, mettendo a rischio di tracollo i sistemi sanitari pubblici e minacciando l’industria italiana.

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Da mesi, lontano dai riflettori, il governo tedesco e l’amministrazione di Donald Trump stanno discutendo a porte chiuse del prezzo dei farmaci. A svelarlo il giornale tedesco Die Welt, accendendo una spia d’allarme a Bruxelles, che ora vuole capire cosa stia realmente succedendo.

Il nodo del confronto è semplice: Washington accusa l’Europa di vivere alle sue spalle. I farmaci protetti da brevetto costano molto di più oltreoceano, e l’amministrazione americana sostiene che siano i propri cittadini a finanziare la ricerca globale, mentre i paesi europei ottengono le stesse cure a prezzi di favore. Per questo motivo, Trump preme su Berlino affinché accetti, anzi promuova, un rincaro delle proprie medicine.

La Germania, però, fa muro. Con il sistema sanitario pubblico già appesantito da miliardi di euro di deficit, un aumento diffuso dei prezzi è considerato insostenibile e andrebbe a deprimere ulteriormente i redditi dei cittadini tedeschi in un momento in cui l’amministrazione Merz è particolarmente impopolare. Berlino propone una via d’uscita diversa: trovare soluzioni congiunte per attirare maggiori investimenti produttivi e di ricerca sul territorio tedesco.

Il contesto internazionale è in rapido mutamento:

  • Il precedente britannico: Il Regno Unito ha già firmato un patto. Londra potrà esportare medicinali negli Stati Uniti senza dazi, ma in cambio il servizio sanitario inglese si è impegnato a spendere di più per comprare i farmaci americani.
  • L’intervento europeo: L’Unione Europea teme fughe in avanti. Il Commissario alla Sanità, Olivér Várhelyi, si è recato in Germania per incontrare i vertici politici e chiarire i contorni di questi colloqui bilaterali. In teoria le questioni doganali sono di competenza della Commissione, e il dubbio è che la Germania stia trattando delle clausole ad hoc in modo bilaterale. 

Dal punto di vista pratico ed economico, la pretesa americana fa sorridere e preoccupare allo stesso tempo. Washington vorrebbe imporre un calmiere ai prezzi all’esportazione verso gli Usa per azzerare il proprio deficit commerciale nel settore farmaceutico. Tuttavia, gran parte di questo passivo non è causato dall’industria tedesca, ma dall’Irlanda, il cui sistema fiscale agevolato funge da calamita per le grandi multinazionali del farmaco.

Inoltre, c’è un evidente limite di libero mercato: con quali strumenti legali la Germania potrebbe mai obbligare le proprie aziende private a dettare i prezzi di vendita oltreoceano?

La questione tocca da vicino anche l’Italia. Il nostro Paese vanta un forte e vitale surplus commerciale nelle esportazioni di farmaci. Se si innescasse una guerra dei dazi in questo comparto, le ricadute sulla nostra produzione industriale sarebbero pesanti. Tagliare un settore ad alto valore aggiunto significherebbe colpire duramente la crescita reale e la capacità del Paese di sostenere la spesa pubblica sanitaria.

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