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Hayek e la moneta unica europea

Segnaliamo questo articolo di L. Bertoletti su the fielder.

Friedrich August von Hayek fu uno dei massimi esponenti della scuola Austriaca.

Friedrich_Hayek_portrait

 

Spesso sentiamo diversi esponenti politici europei proclamare che “se cade l’euro, cade l’Europa”, “ l’euro deve essere difeso a tutti i costi” e dall’altra parte diversi movimenti antieuro, tra cui ricordiamo il movimento MMT capitanato dal giornalista economico Paolo Barnard, parlare di “euro come vittoria della scuola austriaca di economia e del neo-liberismo”. Cerchiamo di mettere ordine e di fare un po’ di chiarezza rivolgendoci ad uno dei massimi esponenti della scuola austriaca, F.A. Von Hayek. Nel 1976 Hayek pubblicò per la prima volta un saggio che fece scalpore e molto discutere, intitolato “The Denationalization of Money: An Aalysis of the Theory and Pratice of Concurrent Currencies” nel quale venivano mostrati i benefici della libera concorrenza tra monete. Infatti Hayek, nella sua opera, dimostra come una libera concorrenza tra monete, prima quelle statali e poi anche coniate dai privati, può rendere stabili le stesse, facendo “sparire” il fenomeno dell’inflazione. Il discorso è molto complesso ed è stato – ed è tuttora – studiato da diversi studiosi, tra cui ricordiamo Lawrence White, Benjiamin Klein e Gordon Tullock. L’economica austriaco, che negli anni Trenta del secolo scorso era stato un teorico del federalismo europeo, al pari di Luigi Einaudi e Lionel Robbins, vedeva nella sua proposta una maniera per giungere ad una completa libertà di circolazione monetaria in Europa, e successivamente tra questi e i Paesi dell’America del Nord. La competizione tra monete private, preceduta ovviamente dalla libera circolazione delle monete statali, era per Hayek una soluzione non soltanto preferibile, ma più realistica di una “utopica” moneta comune europea.

Sul piano normativo infatti, il teorico austriaco reputava che un’eventuale moneta unica europea non sarebbe stata gestita meglio di quelle nazionali, ed anzi affermava che “ è inverosimile che gli Stati membri siano d’accordo sulla politica che l’autorità monetaria internazionale comune dovrà proseguire”. Quindici anni dopo queste affermazioni veniva firmato il trattato di Maastricht ed istituita la Banca Centrale Europea. La BCE sembra essere un monumento al monetarismo di Friedman, ed alla sua tesi della necessità di regole di rango costituzionale che limitino fortemente la discrezionalità della gestione della moneta. Il trattato dell’Unione ha sicuramente determinato una costituzionalizzazione della moneta. Un atto che di fatto dovrebbe far perdere “definitivamente” al potere politico una loro sfera di sovranità. Questa perdita non sarebbe sicuramente stata sgradita ad Hayek, come testimonia il terzo e ultimo volume di “Law, Legislation and Liberty” apparso nel 1979. Sul piano prettamente economico una moneta gestita in base ad un criterio del manetenimento della stabilità dei prezzi non sarebbe sicuramente dispiaciuta al premio Nobel. Ma il vero problema non sono i fini, sono i mezzi.

Seguendo il ragionamento hayekiano, infatti non vi è ragione di credere che la BCE sia in una posizione migliore rispetto a quanto fossero le singole banche nazionali per disporre di una conoscenza sufficiente per gestire la quantità di moneta e il tasso di interesse corrispondente alle reali esigenze del mercato. Ciò che Hayek avrebbe sicuramente contestato è il fatto che “la fine del matrimonio sacrilego tra politica monetaria e fiscale” fosse avvenuto riducendo la varietà di monete delle quali i cittadini europei potevano servirsi. Il teorico austriaco avrebbe sicuramente anche contestato le regole monetaristiche dei trattati, che, come dimostrano le politiche espansionistiche degli ultimi 7 anni effettuate dalla BCE, non sono sufficienti a limitare la creazione di moneta e la creazione di nuovo debito pubblico da parte degli Stati membri. Ma ecco che la previsione hayekiana che gli stati membri non sarebbero stati d’accordo sulla politica economica da adottare si è rivelata vera, e la crisi dei paesi del Sud d’Europa ha portato alla crisi dell’intera zona Euro.

Non a caso, con il sistema che rischia di collassare per correggere gli errori passati, si decide di renderlo ancora più rigido, approvando il Fiscal Compact che prevede l’approvazione delle leggi di bilancio degli stati membri ex ante da parte della Commissione europea, con la possibilità di rinviarlo per possibili correzioni. Questa decisione non è altro che una nuova consacrazione del “sacrilego matrimonio” tra politica fiscale e politica monetaria. E come fanno a non tornare in mente le parole pronunciate in diverse occasioni da Hayek sul ruolo del teorico dell’economia e del filosofo politico : “ […] il loro ruolo è quello di agire sulla pubblica opinione per rendere politicamente possibile ciò che oggi è politicamente impossibile […]”

E se fosse davvero la libera concorrenza tra monete la chiave per l’uscita dalla crisi e la creazione finalmente dell’Europa Unita?

 

 

By GPG Imperatrice

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