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Gli “Ancilia” e i “Pignora Imperii”: il “Sacro” che sosteneva l’Impero Romano

I Romani antichi si sentivano predestinati dalla storia alla costruzione di un grande Impero, e sulla base di questo si sono sempre comportati. Alla fine molti risultati si raggiungono perché ci si sente  superiormente predestinati al loro conseguimento.

I romani sentivano questa loro predisposizione anche sulla base di una serie di oggetti sacri divini che, peer varie vicissitudini, erano giunte nelle loro mani. Queste reliquie sacre si chiamavano i “Pignora Imperii”, cioè i pegni che di Dei avevano dato a Roma come simbolo della loro predisposizione. Si trattava di sette reliquie sacre, che qui vi elenchiamo:

L’ago di Cibele

La Quadriga dei Veienti

Le ceneri di Oreste

Lo scettro di Priamo

Il velo di Ilione

Il Palladio

I ‘dodici scudi’ detti Ancilia

L’ago di Cibele era una piccola pietra conica, di provenienza anatolica, probabilmente di origine meteorica, che si riteneva contenesse i poteri della Dea. La Quadriga di Veio era una rappresentazione della quadriga di Giove, considerata benaugurante, e proveniente dalla città di Veio, un tempo acerrima nemica di Roma. Le ceneri di Oreste erano i resti morlali mitici del figlio di Agamennone e Clitemnestra che il mito voleva seppellite ad Ariccia da Ifigenia e quindi ritrovate e portate a Roma. Lo Scettro di Priamo fu salvato dalla distruzione della città da Enea e poi offerto al re Latino da Ilioneo, a nome dell’eroe troiano. Il velo di Ilione era il velo, o l’abito, che prima fu donato da Leda a Elena, intessuta in acanto, e giusta con i profughi trinai a Roma. Il Palladio era un simulacro, una piccola immagine della dea Minerva o Atena, giunto da Troia, e che si diceva rendesse imprendibili le mura della città in cui si trovavano, Infine gli Ancilia. Gli Ancilia erano 12 scudi sacri, di cui uno autentico, diciamo così, donato dal dio Marte direttamente ai romani, e altri undici realizzati come copie perfetta dal fabbro Mimurio Veturio. Si trattava di scudi di tipo arcaico con una forma ovoidale, come

Gli Ancilia sono forse la più famosa di queste reliquie. Conservate nel tempio di Marte, la Regia, erano affidate ad un corpo speciale di sacerdoti, i Salii, e non appena giunto gli auspici dissero che, finchè fosse stato adeguatamente conservato,  l’Impero romano, inteso come stato, ovviamente, sarebbe sopravvissuto.

Questi oggetti, in parte legati alle origini mitiche della città, e in gran parte erano conservati nell’Aedes Vestae, il tempio di Vesta, tranne L gli Ancilia, le veneri di Oreste , seppellite sotto la soglia del tempio di Saturno, e la Quadriga dei Veienti, conservata nel tempio di Giove Capitolino. Di questi oggetti mitici si perdono nel tracce con l’Editto di Teodosio del IV secolo, che impose il cristianesimo come religione di stato o portò alla chiusura dei templi pagani, e quindi furono distrutte dai cristiani o nascoste dagli ultimi sacerdoti. Sarà un caso, ma la loro sparizione coincise con la fine dell’Impero.

 

 


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