Politica
Genova, il conto della giunta Salis: tasse e tariffe aumentano, cittadini infuriati, mentre la sindaca guarda a Roma

La luna di miele tra Silvia Salis e Genova non è ancora precipitata in una vera e propria “caduta libera”, almeno secondo i sondaggi disponibili. Ma il rapporto tra la sindaca e la città appare molto meno solido rispetto ai primi mesi del mandato. A pesare sono la percezione di insicurezza, la difficile situazione del trasporto pubblico, il rincaro della Tari e una serie di aumenti fiscali e tariffari che stanno offrendo all’opposizione un argomento politicamente molto efficace: mentre Salis costruisce la propria immagine nazionale, ai genovesi arriva il conto delle prime decisioni della sua amministrazione.
Il malessere è ormai emerso anche dentro il centrosinistra. L’ex sindaca Marta Vincenzi ha sintetizzato il problema con una frase destinata a lasciare il segno: Salis «va a New York a parlare della città, ma sul resto sono in attesa di capire». Non è la critica di un’avversaria del centrodestra, ma il giudizio di una personalità che ha guidato Genova per la stessa area politica. È il segnale che il problema non riguarda soltanto la propaganda delle opposizioni, ma comincia a investire il rapporto tra la sindaca, la sua maggioranza e una parte del vecchio gruppo dirigente cittadino.
La stangata Tari
Il provvedimento destinato a incidere maggiormente sulla quotidianità dei genovesi è l’aumento della Tari. Il Consiglio comunale ha approvato un rincaro medio del 5,7%, che verrà applicato attraverso il saldo di fine anno. Per le famiglie l’aggravio viene stimato tra 17 e 36 euro annui, a seconda della composizione del nucleo e delle caratteristiche dell’abitazione. Per negozi, uffici, imprese e altre utenze non domestiche l’incremento dovrebbe oscillare tra il 3,6 e il 4,2%. Sono previste agevolazioni per le fasce più fragili, ma resta il dato politico di una tassa sui rifiuti che cresce sensibilmente proprio mentre molti cittadini contestano la qualità del servizio e il decoro urbano.
La giunta ha spiegato di avere dovuto adeguare le tariffe ai maggiori costi del servizio e ha ricordato di aver utilizzato risorse comunali per contenere l’aumento. Tuttavia, davanti ai cittadini conta soprattutto il risultato finale: si paga di più. E questa decisione arriva dopo altri interventi che hanno modificato il prelievo locale.
Irpef al massimo e tassa sugli imbarchi
Con il primo bilancio dell’amministrazione Salis, l’addizionale comunale Irpef è stata portata all’aliquota dell’1,2% per tutti i redditi superiori a 15 mila euro. La fascia di esenzione è stata ampliata da 14 mila a 15 mila euro, tutelando i redditi più bassi, ma per gli altri contribuenti il Comune stima un maggiore esborso annuale compreso tra 30 e 78 euro. L’intervento dovrebbe produrre circa 14,3 milioni di euro di maggiori entrate. La richiesta di rimodulazione era stata avviata dalla precedente amministrazione, ma è stata la giunta Salis a inserirla e approvarla nel proprio bilancio.
È stata inoltre introdotta un’addizionale di 3 euro sui diritti d’imbarco per i passeggeri di traghetti e crociere in partenza dal porto. Sono esentati i residenti genovesi, gli abitanti delle isole interessati dalla continuità territoriale e alcune categorie istituzionali. Per il 2026 il Comune prevede un gettito di circa 3,5 milioni, destinato a salire a 5,7 milioni dal 2027. Anche in questo caso la misura era stata ipotizzata in precedenza, ma diventa uno dei simboli della nuova stagione fiscale di Palazzo Tursi.
Tassa di soggiorno fino a cinque euro
Un altro aumento riguarda l’imposta di soggiorno. Per case per ferie, affittacamere, bed and breakfast e case vacanze la tariffa è passata da 3 a 4 euro per persona e pernottamento. Per gli appartamenti ammobiliati a uso turistico è salita invece da 3 a 5 euro, con una riduzione a quattro euro per quelli situati in alcuni municipi periferici, pensata per favorire una distribuzione più equilibrata dei visitatori sul territorio cittadino.
Formalmente l’imposta è pagata dal turista, ma associazioni e proprietari temono che l’aumento possa ridurre la competitività delle strutture extralberghiere e scaricare nuovi obblighi gestionali sugli operatori. L’amministrazione sostiene invece che le maggiori entrate saranno destinate a promozione turistica, manutenzione, decoro urbano e qualità dell’accoglienza. Anche qui, però, il messaggio politico resta semplice: sotto Salis visitare e soggiornare a Genova costa di più.
Più care anche le card dei musei
Dal gennaio 2026 sono aumentate anche le tariffe della Genova Museum Card. La tessera valida 24 ore è passata da 15 a 24 euro, quella da 48 ore da 25 a 45 euro, mentre la card annuale è salita da 50 a 60 euro. Resta invariata a 25 euro quella per gli studenti e rimane gratuita la card destinata alle scuole. Si tratta rispettivamente di rincari del 60%, dell’80% e del 20%, giustificati dal Comune con l’ampliamento e la valorizzazione dell’offerta culturale.
È così che si consolida l’immagine di una città diventata più costosa su più fronti: rifiuti, Irpef, imbarchi, ricettività turistica e servizi culturali. Ogni singolo intervento può essere spiegato con esigenze di bilancio, costi crescenti o necessità di finanziare nuovi servizi. Ma sommati insieme, gli aumenti rischiano di trasformarsi in una vera vulnerabilità politica.
Il dato più insidioso per Salis riguarda però le sue ambizioni. Soltanto il 25% dei genovesi intervistati da Tecné la considerava concentrata principalmente sul ruolo di sindaca. Già nel settembre 2025 appena il 24% pensava che sarebbe rimasta esclusivamente a occuparsi di Palazzo Tursi, mentre una quota più ampia le attribuiva prospettive nazionali. Il problema, dunque, non è soltanto quanto Salis piaccia, ma quanto i cittadini credano che consideri Genova il proprio vero traguardo politico.
Il libro, il tour e l’“operazione Salis”
I retroscena pubblicati nelle ultime settimane spiegano perché nei palazzi romani si parli nuovamente di lei. Secondo Il Fatto Quotidiano, per il 12 ottobre sarebbe prevista l’uscita di un libro-programma, accompagnata da un tour nazionale pensato per presentare Salis come possibile “terza donna” del centrosinistra e candidata alla presidenza del Consiglio. Non si tratta di una candidatura formalmente annunciata, ma di una ricostruzione giornalistica molto dettagliata, che attribuisce alla sindaca un calendario e una strategia politica nazionale.
Ad aprile Salis aveva già aperto uno spiraglio, dichiarando che sarebbe stato falso escludere una candidatura contro Giorgia Meloni qualora fosse arrivata una richiesta unitaria del centrosinistra. A giugno ha invece assicurato che resterà sindaca per tutto il mandato, pur rivendicando il diritto di partecipare al dibattito nazionale. Le due posizioni possono formalmente convivere, ma alimentano inevitabilmente il sospetto che Palazzo Tursi sia diventato per lei una piattaforma di lancio.
Nei corridoi romani l’interpretazione più diffusa — riportata da diversi giornali, non confermata direttamente dalla sindaca — è che Salis voglia tenersi pronta nel caso in cui lo scontro tra Elly Schlein e Giuseppe Conte renda impossibile individuare un candidato unitario. Una parte dell’area centrista e riformista del Pd la considera più competitiva verso l’elettorato moderato; Matteo Renzi ha incoraggiato apertamente la sua ascesa. Al contrario, ambienti del Pd più vicini a Schlein, il Movimento 5 Stelle e Avs guardano con sospetto a un’operazione percepita come costruita dall’alto e potenzialmente divisiva.
Da qui l’ipotesi politica: le difficoltà amministrative potrebbero spingere Salis ad accelerare, tentando il salto nazionale prima che tasse, trasporti, sicurezza e problemi urbani consumino il capitale d’immagine accumulato. Non vi sono prove che abbia già deciso di lasciare il Comune, e lei lo nega. Ma il libro, il tour e l’esposizione mediatica fanno pensare che la porta romana sia tutt’altro che chiusa. E le incognite legate ad amministrare altri quattro anni una città complicata come Genova, sicuramente incidono sulle ambizioni politiche della ex martellista genovese. Un occasione come questa difficilmente ricapiterà, soprattutto se l’esperienza di Genova alla fine risultasse fallimentare.
L’incognita Conte e il ritorno degli ex Cinque Stelle
Una candidatura Salis rischierebbe però di complicare ulteriormente il campo largo. Giuseppe Conte è già stato colpito dal nuovo attacco di Beppe Grillo, che ha accusato il Movimento di aver smarrito la propria identità e di pensare soprattutto alle poltrone. Conte ha reagito ricordando le passate aperture del fondatore a Mario Draghi, ma lo scontro ha riportato in primo piano le divisioni pentastellate e la contesa sul simbolo.
Nelle stesse ore Luigi Di Maio è ricomparso alla Camera per un’audizione nella sua veste istituzionale di rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo. Non esistono elementi per sostenere che stia organizzando un ritorno nel Movimento o una manovra contro Conte. Il tempismo, tuttavia, ha alimentato il chiacchiericcio parlamentare, soprattutto dopo la sua risposta ironica sull’ipotesi che “i palazzi” abbiano cambiato il M5S.
L’eventuale discesa in campo di Salis arriverebbe quindi nel momento peggiore per la compattezza della coalizione: Schlein dovrebbe difendere la propria leadership, Conte dovrebbe contenere contemporaneamente Grillo, le suggestioni legate agli ex pentastellati e un nuovo possibile concorrente, mentre Renzi cercherebbe di spostare il baricentro dell’alleanza verso il centro.
Salis potrebbe pensare di essere la soluzione al conflitto tra Pd e Movimento 5 Stelle. Ma rischierebbe di diventarne l’ennesimo detonatore. E se decidesse davvero di lasciare Genova dopo poco più di un anno, gli aumenti appena approvati assumerebbero un significato ancora più pesante: ai cittadini resterebbero le tasse, mentre alla sindaca rimarrebbe il trampolino per Roma.










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