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Francia al limite: l’83% dei cittadini esige l’espulsione degli stranieri criminali e disoccupati
La Francia al bivio: sondaggio shock rivela che l’83% dei cittadini esige il rimpatrio di stranieri criminali e disoccupati. I costi economici insostenibili e l’immobilità del governo spianano la strada verso l’Eliseo per Marine Le Pen e Bardella.

La Francia affronta una rottura sociale drammatica e forse irreversibile. Un sondaggio recente ha svelato una realtà cruda: i cittadini sono esasperati da un sistema che non riesce ad allontanare gli stranieri che delinquono o pesano sulle casse dello Stato. Le cronache nere quotidiane rendono il problema esplosivo.
I dati diffusi dall’istituto CSA per Europe 1 e CN News fotografano un Paese compatto e stufo. L’83% dei francesi chiede a gran voce l’espulsione dei cittadini stranieri condannati per reati o disoccupati di lungo corso.
Il dato più sconvolgente riguarda le nuove generazioni. Tra i giovani francesi, la percentuale di chi invoca fermezza e rimpatri tocca un clamoroso 90%. È una bocciatura totale delle politiche di accoglienza degli ultimi decenni. Le storiche divisioni di classe scompaiono di fronte al problema della sicurezza e della sostenibilità sociale. Troviamo d’accordo l’84% dei ceti popolari, l’87% della popolazione inattiva e il 78% dei professionisti benestanti.
Da un punto di vista strettamente economico, il mantenimento di migliaia di stranieri inattivi o detenuti rappresenta un salasso intollerabile per il bilancio pubblico.
Il welfare state francese è già sotto estrema pressione a causa del forte rallentamento dell’economia. Ricordiamo che la AME, l’assistenza sanitaria graturita ai migranti, costa 1,3 miliardi l’anno ai francesi. Pagare sussidi prolungati a chi non si integra nel mercato del lavoro drena risorse preziose. Queste spese improduttive vengono sottratte agli investimenti strategici necessari per rilanciare la domanda interna e l’industria.
Questa gestione statale inefficiente è un lusso che Parigi, schiacciata da un debito pubblico enorme, non può assolutamente permettersi. Il sistema semplicemente scricchiola sotto il peso di decine di migliaia di fogli di via emessi dai tribunali e mai eseguiti.
L’aspetto più ironico e rivelatore emerge quando si guarda alla spaccatura tra i vertici dei partiti tradizionali e i loro stessi elettori:
| Schieramento | Partito di riferimento | Favorevoli all’espulsione |
| Sinistra | Partito Socialista (PS) | 75% |
| Sinistra | Ecologisti (Verdi) | 68% |
| Sinistra | La France Insoumise (LFI) | 66% |
| Destra | Rassemblement National (RN) | 93% |
| Destra | Les Républicains (LR) | 96% |
Come si nota chiaramente, persino la base della sinistra radicale esige regole ferree. Eppure, nei palazzi del governo manca totalmente la volontà politica per rimpatriare chi vìola la legge o sfrutta il sistema. Incredibilmente, molti stranieri con precedenti penali gravissimi rimangono a piede libero sul territorio francese. Questa inazione burocratica sfocia troppo spesso in tragedie evitabili, con reati orribili come omicidi e violenze contro i cittadini.
Il malessere è diffuso. Tra il 60% e il 70% dei francesi ritiene oggi che ci siano troppi stranieri nel Paese. I nuovi flussi non sono più visti come un motore di sviluppo, ma come un netto danno economico e di coesione sociale.
Personalità come Eric Zemmour parlano ormai apertamente di “immigrazione negativa” e propongono di avviare la “remigrazione”. Fermare del tutto i ricongiungimenti familiari è diventato un tema di scontro quotidiano sui media.
La discrepanza tra il volere popolare e l’immobilismo dei partiti tradizionali è diventata una voragine incolmabile. Questo vuoto politico e istituzionale spiega in modo perfetto l’avanzata inarrestabile delle forze identitarie.
Oggi, solo il Rassemblement National e pochi altri leader sembrano voler davvero risolvere questa emorragia sociale ed economica. Il partito ha saputo intercettare un disagio profondo e del tutto trasversale.
Se l’establishment continuerà a ignorare questa emergenza, limitandosi a promesse vuote, l’esito delle prossime elezioni appare segnato. Saranno quasi certamente gli identitari a esprimere il prossimo presidente della Repubblica, portando Jordan Bardella o Marine Le Pen all’Eliseo.
Mantenere uno status quo disastroso per paura di apparire politicamente scorretti sta distruggendo la Nazione, e gli elettori potrebbero decidersi a presentare il conto molto presto.







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