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Euro exit strategy: una proposta, tutta da discutere.

Cari Amici,

ormai anche i media mainstream stanno dando spazio al tema dell’uscita dall’euro come soluzione ad una crisi altrimenti senza uscite. Del resto gli ultimi grafici pubblicati da GPG mettono in luce la caduta verticale del reddito degli italiani nei confronti degli altri paesi europei a partire dalla seconda metà degli anni ’90 sino ad oggi, in corrispondenza con il riproporsi prima del regime dei cambi fissi e poi della moneta unica.

Una volta definita la necessità di tornare ad una moneta nazionale, bisogna però affermare che il “Come” non è meno importante della decisione stessa. Nei sistemi economici la realizzazione di una decisione giusta implementata in modo sbagliato può essere più dannosa di una sbagliata.

Normalmente, quando si legge di introduzione di nuove valute, si presentano scenari disastrosi di “Vacanze bancarie” , “Blocco monetario dei conti correnti”, “Svalutazioni forzose” etc. Sono tutti questi scenari necessari ? Pensiamo all’introduzione recente dell’euro: le banche non hanno chiuso e tutto è intervenuto nell’ordine. Lo stesso accadde per le transizioni delle valute nell’Italia dell’ottocento. Quindi non è un dato di fatto che la transazione da una valuta all’altra debba forzatamente condurre a disastri economici e sommovimenti sociali.

La moneta per l’economia è un po’ come il sangue per il corpo umano: permette il trasferimento della ricchezza in modo coerente al funzionamento del sistema economico. Quindi un importante problema iniziale sarebbe quanta moneta, M0 ed M1 immettere nel sistema economico, e come immetterlo.

Iniziamo a considerare la quantità di moneta da immettere. A fine 2012 l’aggregato monetario M1 dell’unione monetaria, cioè l’insieme dei contanti circolanti più i conti correnti, è pari a poco più di 5117 mila miliardi di euro. Ma quanto di questo circolante dovrebbe spettare all’Italia ? Se  facciamo una proporzione  fra il PIL dell’area Euro e quello dell’Italia,  pari al 16% del totale, avremmo un risultato di circa 880 miliardi di euro. Se però analizziamo un paese simile , per volume di PIL, all’Italia, come il regno Unito (2198 a 2431 mil di PIL) , vediamo che questo paese ha una massa monetaria M1 pari a 1387 miliardi di  euro. Riducendo questo valore in proporzione al PIL Italiano avremmo che la massa monetaria M1 dell’Italia dovrebbe essere pari a 1253 mila miliardi di euro , il 42% in più di quanto l’Italia abbia attualmente.  Questo dato, già da solo, sarebbe sufficiente a spiegare la crisi di liquidità patita dall’economia italiana. Perfino mettendo in confronto l’italia con il Brasile, si nota che quest’ultimo paese abbia una massa monetaria superiore alla nostra, nonostante la politica monetaria restrittiva  condotta negli ultimi anni.

Facendo una valutazione di massima della massa monetaria M1 necessaria per l’Italia, considerando la necessità di stimolare l’economia italiana, possiamo valutarla in 1200 mila miliardi di euro.

Bene, ma come introdurre questa massa monetaria ? Siamo sicuri che il “Concambio forzoso” sia l’unico metodo , quando questo sistema non è stato neppure utilizzato nell’introduzione dell’euro ?

Partiamo considerando la situazione italiana. E noto che uno dei nostri maggiori problemi sia il debito pubblico, pari a 2000 miliardi di euro che ci scosta 80 miliardi di interessi passivi all’anno. Ricordiamo che, senza tali interessi passivi, il bilancio dello stato italiano sarebbe in surplus , ed anche in modo significativo.  Però cos’è la valuta  in un sistema  di valute Fiat, se non il riconoscimento di un debito da parte dello stato ?

Il mio personale tema di discussione sulla reintroduzione dei titoli di stato è la seguente: convertire i titoli di stato in titoli al portatore, in parte istantaneamente, in parte a scadenze di 5 e 10 anni. Solo il 40% del debito vedrebbe il suo titolo permanere in vita per 5 o 10 anni, in questo caso con remunerazione.

Il debito sarebbe,come scritto precedentemente, convertito in titolo al portatore utilizzabili per il pagamento delle imposte , per l’acquisto di beni e servizi dello stato e di beni il cui prezzo è sottoposto a regime di prezzi controllati. Lo stato li utilizzerebbe quindi per acquistare prodotti nel mercato interno, pagare prestazioni e stipendi.

L’introduzione della nuova valuta sarebbe rapida, ma non porterebbe alla conversione automatica dei conti in euro e delle banconote circolanti, che proseguirebbero a circolare in un regime di doppia circolazione: nessuna corsa agli sportelli bancari, nessun obbligo di conversione. Le banche si troverebbero a gestire depositi in due valute, nello stesso modo con cui attualmente gestiscono i conti valutari. In realtà la “Legge di Gresham” farebbe si che i titoli di debito trasferibili sostituirebbero l’Euro nella circolazione  e nelle transazioni quotidiane, tanto più che la valuta stessa sarebbe obbligatoriamente utilizzata per i pagamenti verso lo stato. L’euro sarebbe sempre più tesaurizzato e lentamente convertito nella nuova moneta, a seconda delle necessità dei risparmiatori.

I titoli convertiti sarebbero letteralmente moneta contente data ai risparmiatori italiani in possesso dei titoli di stato convertiti, mentre sarebbero una moneta spendibile sul suolo italiano in mano ai risparmiatori stranieri. Le banche in possesso dei titoli di stato potrebbero convertirli in depositi di circolante, ed utilizzare le nuove risorse per aprire il credito verso le aziende nazionali, tanto più che le proprie risorse sarebbero sensibilmente incrementate.

Le conversioni successive potrebbero essere assorbite con la vendita del patrimonio dello Stato, superiore a 800 miliardi di euro.

I fenomeni iperinflazionistici temuti non vi sarebbero, in quanto la quantità di moneta sarebbe adeguata alla nostra economia. Sicuramente vi sarebbe una svalutazione rispetto all’Euro, ma questa sarebbe distribuita ed in compenso si assisterebbe ad una crescita della produzione industriale e del PIL.

Sono aperto a critiche costruttive .

 

 

 

 

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