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Errori epocali: l’Asia e Paesi Bassi vanno nel nucleare, la Germania ne esce

 

Il mondo, di fronte alla scarsità energetica, in parte naturale, in parte provocata, sta cercando una via di fuga, e quella più semplice è il nucleare. Con la Francia in crisi qualcuno ha deciso d’investire comunque nel settore, e parliamo di un campione dell’energia Green.

Il governo dei Paesi Bassi ha annunciato che non solo manterrà operativa la sua centrale nucleare esistente, ma ne costruirà anche altre due. Per segnalare l’importanza della decisione, il governo ha stanziato 5 miliardi di euro per la costruzione di nuovi impianti. “Di recente abbiamo svolto una consultazione di mercato”, mi ha detto ieri il segretario di Stato olandese per gli affari economici e il clima, Dilan Yeşilgöz-Zegerius, “e le parti sono decisamente interessate”.

Per tutto l’anno c’era il suggerimento che il governo avrebbe semplicemente lanciato più ‘ricerche’ sul ruolo del nucleare“, ha detto Joris Van Dorp, co-fondatore della Nuclear Pride Coalition, “ma ora sono andati fino in fondo mettendo i soldi necessari per realizzare effettivamente i progetti”.

La trasformazione dell’opinione pubblica e della saggezza popolare nei Paesi Bassi è sorprendente. “Quattro anni fa, RePlanet Nederland è stato l’unico movimento civile a parlare a favore dell’energia nucleare”, ha affermato Olguita Oudendijk, direttrice dell’ONG pro-nucleare, “e siamo stati esclusi dai negoziati sull’accordo sul clima”. Quattro anni dopo, le richieste di RePlanet, precedentemente nota come Ecomodernism Foundation, sono al centro della politica climatica ed energetica del governo.

In realtà i Paesi Bassi non sono soli in questa scelta. L’Asia sta per diventare la vera protagonista del boom nucleare prossimo venturo come potete vedere dalla successiva infografica di Statista

Il Giappone ha ancora 33 reattori in funzione mentre proposte, pianificazione o costruzione sono iniziate su altri undici orogetti nucleari secondo i dati della World Nuclear Association, e il giappone è quello che  ha subito il colossale distrastro di Fukushima. L’India prevede di triplicare il numero di centrali nucleari a 72 in totale, mentre la Cina ha proposto la costruzione di 168 nuovi reattori oltre a 18 in costruzione e 37 in progettazione, il che equivarrebbe a un aumento del 337 per cento. Nel complesso, 35 reattori in tutta l’Asia sono già in costruzione, con l’Europa al secondo posto con 15 impianti e nell’Europa è compresa anche la Russia, da tempo paladina del nucleare.

Mentre il costante aumento del consumo di energia e la scarsità di combustibili fossili come carbone, petrolio greggio e gas potrebbero rendere l’energia nucleare un’opzione praticabile e pulita sulla carta, la tecnologia pone ancora molti rischi, soprattutto quando si tratta del corretto smaltimento e stoccaggio di rifiuti altamente radioattivi e lo stato degli impianti più vecchi. Secondo i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, due terzi delle 441 centrali nucleari attualmente attive hanno più di 30 anni, un fatto che potrebbe far pensare almeno a una revisione di quegli impianti invece di costruirne di nuovi qualcosa da considerare.

Nel frattempo la Germania del governo “Verde” ha deciso di chiudere due dei suoi impianti nucleari a fine di quest’anno, in piena crisi energetica, e due il prossimo. Una mezza follia in mezzo a prezzi crescenti e all crisi del gas naturale. Però il risultato ovvio quando avidità e massimalismo ideologico si  uniscono. Alla fine Greta non rischia nulla, e i grandi speculatori green arricchiranno i loro portafogli.

 


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