PoliticaRegno Unito
Elezioni suppletive: il trionfo facile di Burnham a Makerfield e l’inesorabile declino di Starmer
Andy Burnham trionfa a Makerfield e si prepara a sfidare Keir Starmer per la guida del Labour. Mentre il partito si spacca, i mercati temono l’inflazione e la Scozia torna a premiare i Conservatori. Basterà un nuovo premier per frenare il declino economico del Regno Unito?

Andy Burnham, il più forte contendente di Starmer alla guida del governo inglese, ha stravinto le elezioni suppletive di Makerfield. Un risultato netto e inequivocabile, con una solida maggioranza di oltre novemila voti su Reform UK di Nigel Farage. Questo esito, tuttavia, non deve affatto sorprendere gli osservatori più attenti: si è trattato di una vittoria quasi logica. L’ex sindaco della Grande Manchester, da anni vero e proprio paladino del Nord contro l’establishment londinese, è un personaggio estremamente popolare tra la base e l’elettorato Labour. Tutti sapevano che, senza un seggio in Parlamento, non avrebbe mai avuto i requisiti tecnici e politici per lanciare la sua offensiva finale contro l’attuale leadership. Consapevoli di ciò, i votanti – inclusi moltissimi cittadini che tradizionalmente optano per altre formazioni – si sono aggregati in massa attorno a lui.
La dinamica del voto è stata palese. Si è formato un vero e proprio cordone sanitario elettorale che ha schiacciato i partiti minori:
- I partiti tradizionali: Conservatori, Verdi e Liberal Democratici hanno raccolto a malapena il 3% complessivo.
- La destra populista: Reform UK, nonostante il secondo posto, ha subito la sua peggiore battuta d’arresto dalle elezioni generali, crescendo in modo impercettibile in una zona che prima gli era storicamente favorevole. Questo indica la notorietà locale di Burham.
- Il voto utile: I voti si sono polarizzati su Burnham, percepito come l’unico strumento utile per innescare un forte terremoto politico a Londra.
Ora il dado è tratto. Burnham ha finalmente in mano il seggio per contestare apertamente la guida dell’impopolare Primo Ministro Sir Keir Starmer. Nel Regno Unito il seggio elettorale è necessario per diventare Primo Ministro, e ora il contendente ha questa indispensabile qualifica. Diventa, a tutti gli effetti, il suo principale e più credibile contendente. Durante il discorso della vittoria, il neo-deputato non ha usato mezzi termini, dichiarando che il suo partito ha un’ultima “possibilità finale per cambiare” e che è arrivato il tempo di agire. Starmer dal canto suo insiste di voler combattere ogni tentativo di spodestarlo, sfoggiando le risorse già raccolte per un’eventuale campagna interna, ma i fedelissimi di Burnham chiedono già apertamente una “transizione di potere ordinata“.
Eppure, al di là del genuino entusiasmo dei sostenitori e della retorica sul cambiamento radicale, è molto difficile che questo scontro al vertice possa realmente mutare lo stato delle cose. Come ha fatto opportunamente notare il noto sondaggista Sir John Curtice, a Makerfield Burnham ha saputo cavalcare due destrieri contemporaneamente: l’anima tradizionale e territoriale del Labour, e l’onda di malcontento di chi vuole semplicemente cacciare Starmer. Una formula vincente oggi, ma che sarà difficilissimo replicare su scala nazionale una volta raggiunto il potere e quando sarà lui quello contestato.
Da un punto di vista strettamente macroeconomico, le ricadute di questa instabilità interna non sono affatto promettenti. I mercati finanziari guardano la situazione con estrema freddezza. La vera questione posta dagli analisti londinesi, come Simon French della banca d’investimento Panmure Liberum, non è tanto il nome del prossimo Primo Ministro, ma quello del nuovo Cancelliere dello Scacchiere. Si fa con insistenza il nome di figure, come Ed Miliband, fortemente associate a politiche energetiche e industriali che in passato hanno già infiammato l’inflazione domestica e che si sono rilevate disastrose. Purtroppo l’infatuazione green continua ad essere ben presente.
In un contesto in cui sarebbe vitale l’intervento dello Stato per stimolare gli investimenti produttivi infrastrutturali e sostenere i redditi reali, un lungo logoramento per la leadership si rivelerebbe letale. Si rischiano i seguenti effetti collaterali:
- Promesse di spesa pubblica a pioggia solo per compiacere le varie fazioni del partito, slegate da una reale politica industriale.
- Reazioni negative da parte dei grandi investitori, con un immediato rincaro dei rendimenti dei titoli di Stato britannici (i Gilts).
- Un rapido aumento dei costi di indebitamento pubblico, riducendo di fatto gli spazi di manovra per vere riforme strutturali.
Nel frattempo, un segnale oltremodo inquietante per il governo arriva dalla lontana Scozia. In una dinamica parallela alle suppletive inglesi, si è votato nel corso della notte in due collegi scozzesi storicamente complessi. I risultati dicono una realtà diversa, anche se molto regionale, rispetto a Merkefield:
| Collegio Elettorale | Partito Vincente | Situazione Precedente | Nota di Rilievo |
| Aberdeen South | Conservatori | SNP (Nazionalisti) | Ritorno del consenso conservatore in difesa dell’industria petrolifera |
| Arbroath e Broughty Ferry | SNP (Nazionalisti) | SNP (Nazionalisti) | Il voto al partito Labour è crollato drasticamente in poche ore |
Nel collegio di Aberdeen, l’elettorato ha premiato apertamente i Conservatori per la loro promessa di difendere il settore vitale del gas e del petrolio dalle nuove e stringenti politiche ambientaliste. In entrambe le aree scozzesi, le percentuali del Labour sono in totale picchiata.
Adesso Andy Burnham ha tutte le carte in regola, e l’inerzia politica necessaria, per far fuori Starmer. Tuttavia, pensare che un ennesimo cambio della guardia a Downing Street modifichi un quadro strutturalmente compromesso è decisamente azzardato. Il panorama politico britannico resta aspramente frammentato, la lotta durissima e su elementi fondamentali. Burham è popolare al nord proprio perché rappresenta gli interessi di una parte del paese. Quando dominerà tutto il partito e il governo sarà ancora più controverso.
Le cose non andranno meglio e il Labour preseguirà la propria decadenza, ma ieri è stato l’inizio della fine politica di Starmer.








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