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Dramma a Genova: disoccupato si suicida al ricevimento di una cartella esattoriale. È omicidio di Stato!

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Sento già i soliti imbecilli gridare alla strumentalizzazione di una morte a fini politici, visto il titolo del pezzo.
Non è così, non c’entra la politica, quello che leggerete appresso è la dimostrazione giuridica della veridicità di quanto dico sulla base dei fatti rappresentati dagli organi di stampa. Il caso è questo: un disoccupato involontario riceve una cartella esattoriale e decide di togliersi la vita.

Tutto normale? Assolutamente no. Cosa prevede la nostra Costituzione su punto? L’art. 38 Cost. impone l’assistenza ai disoccupati involontari: la Repubblica ha l’obbligo giuridico di garantire le esigenze di vita. Punto!

È un obbligo testuale: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. Ergo non adempiere a questo obbligo costituisce un fatto illecito. Non possono esserci discussioni di sorta. Ovviamente ad un fatto illecito può corrispondere, non solo una responsabilità civile, ma anche una responsabilità penale, qualora ne ricorrano i presupposti.

Della responsabilità civile ho già detto e ridetto, la prima causa per affermare il sacrosanto diritto di un disoccupato involontario a percepire quanto necessario per vivere, senza alcun limite temporale, anche a vita se non viene ritrovato un lavoro, è in corso davanti al Tribunale di Genova, peraltro a spese dello Stato essendo la parte ammessa al gratuito patrocinio (Clicca qui per leggere la citazione).

In ambito penale invece la norma più spesso considerata è l’art. 580 cp., ovvero istigazione al suicidio. Tale reato punisce la condotta istigativa, anche se basata sul mero dolo eventuale ed oltretutto generico. Che significa? Lo spiego.

Significa che per la commissione del reato è sufficiente avere la consapevolezza che una persona potrebbe uccidersi in virtù di un comportamento attuato, nel caso di specie, attraverso la legge. Omettere l’assistenza a chi non ha di che vivere, consentire ad Equitalia di perseguirlo, non può che essere considerato un atto rientrante in questa condotta, impossibile infatti che al Governo nessuno si accorga che un disoccupato abbandonato a se stesso possa anche fare gesti estremi. Purtroppo è già successo, è accaduto di nuovo ieri a Genova, ed accadrà ancora se si prosegue nel crimine dell’austerità.

Ma in realtà sono ipotizzabili anche reati ben più gravi. Infatti il mancato rispetto di una norma, l’art. 38 Cost., perché dovrebbe rilevare unicamente sotto il profilo dell’istigazione al suicidio? Questo è omicidio, addirittura potenzialmente doloso.

Se in virtù di una violazione di diritti costituzionalmente tutelati i cittadini si ammazzano, in quanto chi ha la responsabilità di Governo, pur prefigurandosi il rischio, omette il rispetto della norma, si è davanti al più classico, anzi scolastico, dei casi di dolo eventuale. Non è affatto diverso dalla violazione, ad esempio, di una norma in merito alla sicurezza sul lavoro, che sia causa di una morte.

La verità giuridica è dunque banale, chi ha pertanto il coraggio di denunciare il Ministro del Lavoro e la Presidenza del Consiglio per omicidio volontario? Vedrò di farlo ancora una volta io con un atto ad hoc disponibile per tutti…

Ringrazio Fabio Tosi, Consigliere Regionale in Liguria per il Movimento Cinque Stelle, per aver sollevato pubblicamente e con grande coraggio il tema.

Avv. Marco Mori – blogger di scenarieconomici.it

autore del “Il tramonto della democrazia – analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile su amazon.it ed ibs.it

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