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Draghi: la crescita rallenta, il QE prosegue.

draghi 2015

Oggi Draghi ha svelato le previsioni della BCE per il prossimo futuro, e quindi le relative mosse della banca centrale.

Ricordiamo che la FED sta in questo momento seriamente valutando se è il caso di aumentare i tassi di interesse e riassorbile la grande quantità di liquidità messa in circolazione e che pericolosamente alimenta i flussi speculativi mondiali.

  1. Le previsioni della BCE sono divenute più pessimistiche. Le previsioni per l’anno corrente del PIL calano dal 1,5% al 1,4% di crescita. per il 2017 le previsioni calano dal 2 al 1,8%. Per quanto riguarda l’inflazione per l’anno corrente abbiamo un calo dal 0,2 attuale allo 0,1% , contro una previsione dello 0,3. Per il 2017 anche in questo caso è previsto un calo dal 1,8 al 1,7%. Notiamo che queste previsioni risalgono al 12 agosto, prima dei sommovimenti ultimi del mercato cinese, e questo significa che è possibile vi siano revisioni in futuro. Comunque l’obiettivo del 2% di inflazione rimane ancora molto lontano.
  2. Proseguirà il programma di acquisto titoli della BCE anzi sarà probabilmente ampliato, probabilmente sia  nel volume degli acquisti mensili (attualmente appena sopra i 60 miliardi di euro mensili) sia nella durata (settembre 2016). Il limite del programma di acquisto di titoli pubblici (Public Sector Purchase Program) viene ampliato dal 25 al 33%
  3. I tassi di interesse rimangono invariati . Il mercato ha ormai sentito che la politica del denaro a basso costo proseguirà a lungo, sicuramente oltre il 2016, per cui vi è stato un rialzo generalizzato di borsa ed una svalutazione dell’euro.
  4. Draghi è preoccupato per il rallentamento dell’economia cinese, che influenzerà quella occidentale sia per i rischi di un calo nell’interscambio sia per l’influenza pessimistica nei mercati finanziari.
  5. La Grecia deve tener fede agli impegni presi nel programma di bail out raggiunto e sarà monitorata da vicino nel raggiungimento dei vari traguardi intermedi fissati nel programma.

 

Si è visto un Draghi realistico . Ora la BCE si sta “Fed-izzando”, nel senso che , dopo essere entrata nel tunnel del “QE+ZIRP” ha una grossa difficoltà ad uscirne: da un lato nascono sempre impedimenti internazionali che non permettono l’implementazione degli effetti di una politica di espansione monetaria, dall’altro probabilmente la politica stessa, così come viene attuata, non è efficace come previsto. La BCE non è un’entità politica, non può applicare misure fiscali, ma solo monetarie, ed anche queste entro limiti determinati, eppure in questo momento appare l’unica autorità europea che cerchi di conseguire una politica di sviluppo. Il problema è che i suoi strumenti non sono assolutamente sufficienti, anzi, nel lungo periodo, si rivelano delle armi spuntate, senon addirittura controproducenti. Proseguire la ZIRP nella speranza di creare un’aspettativa di inflazione non funziona nella UE come non ha funzionato negli USA . D’altro canto la UE è una “AVO” o “OCA” altamente imperfetta, perchè non esiste una equivalente autorità fiscale che possa accompagnare i programmi espansivi di Draghi, e questo rende la situazione ancora più complicata rispetto ad oltreoceano.

Ora il problema torna oltreoceano. Se la FED aumenterà i propri tassi entro la fine di settembre vedremo un riequilibrarsi ulteriore dei tassi di cambio, con un’altra caduta nella valutazione dell’euro nei confronti del dollaro. La FED se la sentirà di accentuare ulteriormente un movimento al rialzo del biglietto verde, già rafforzato dall’annuncio nella prosecuzione del QE e della politica dei bassi tassi della BCE? Ancora 15 giorni e lo sapremo…

 

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