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Diesel alle stelle e scorte a secco: la stretta sul petrolio canadese che minaccia le raffinerie USA

Un taglio improvviso di 300.000 barili al giorno dal Canada e scorte ai minimi rischiano di mandare in tilt le raffinerie USA, spingendo il costo del gasolio e l’inflazione a nuovi record.

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Le raffinerie americane sono arrivate a un pericoloso punto di rottura. Mentre gli impianti lavorano a pieno regime per colmare i vuoti lasciati dalle crisi in Medio Oriente e in Europa orientale, una nuova tegola si abbatte sull’offerta: a settembre mancheranno all’appello 300.000 barili al giorno di greggio canadese.

Con i prezzi del gasolio già sui massimi storici, questo improvviso collo di bottiglia rischia di trasformarsi nell’ennesima tempesta perfetta per i costi di trasporto e per l’inflazione globale.

La trappola della manutenzione e i depositi vuoti

Il Canada rappresenta il polmone vitale per l’industria petrolifera statunitense, a cui invia di norma circa 4 milioni di barili al giorno di greggio pesante. A settembre, però, scatteranno i lavori di manutenzione ordinaria nei giacimenti di sabbie bituminose dell’Alberta.

Di solito questi cali stagionali vengono assorbiti dalle riserve stoccate. Questa volta, invece, i serbatoi sono ai minimi degli ultimi 12 mesi: non c’è alcun cuscinetto per attutire il colpo.

Perché il petrolio del Venezuela non basta

Le raffinerie del Golfo del Messico sono progettate specificamente per lavorare greggio pesante e acido (heavy sour), una qualità difficile da sostituire con il petrolio leggero estratto in Texas.

Qui si inserisce il recente riavvicinamento tra Washington e Caracas: l’obiettivo degli accordi sul Venezuela è proprio quello di assicurarsi greggio pesante sudamericano per rimpiazzare le quote mancanti. Tuttavia, la ripresa degli impianti venezuelani procede a rilento:

  • Produzione ferma al palo: a luglio le esportazioni verso gli USA hanno toccato i 786.000 barili al giorno, ma gran parte proveniva da vecchie scorte di magazzino e non da nuova estrazione. Gli incrementi di produzione sono complesse nel panorama sud americano, anche a causa di recenti terremoti.
  • Diffidenza dei grandi gruppi: le multinazionali esitano a investire capitali pesanti in un contesto politico ancora fragile, lasciando spazio solo a operatori minori e società di servizi.  L’accordo, almeno in teoria, dovrebbe dare il quadro stabile per investimenti da parte delle grosse società del settore, ma sono operazioni che richiedono, comunque, tempo.

Il diesel tocca il record storico di 100 dollari di margine

Il quadro globale rende la situazione ancora più tesa:

  • Gli attacchi con droni ucraini continuano a danneggiare gli impianti di raffinazione russi, limitando l’offerta di benzina e gasolio.
  • Le rotte nel Mar Rosso restano complicate e costose, smentendo le rassicurazioni ufficiali sui flussi navali.
  • Il crack spread del diesel — cioè il margine di guadagno tra il costo del barile e il prezzo del carburante raffinato — ha superato la soglia storica dei 100 dollari al barile.

Senza greggio pesante a sufficienza, le raffinerie non potranno mantenere gli attuali ritmi produttivi proprio alle porte dell’autunno, quando la domanda di carburanti per riscaldamento e logistica tocca il suo picco.  Se i margini di raffinazione saliranno ancora, il conto finale non lo pagheranno i mercati finanziari, ma le imprese di trasporto e le famiglie alla pompa di benzina, con una nuova spinta verso l’alto per l’inflazione.

 

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