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“Decolonizzare” il Vallo d’Adriano. Ecco l’ultima genialità “Woke” del Regno Unito

la speranza e che non chiedano le “Riparazioni coloniali” all’Italia. Potremmo farci però ripagare la costruzione della rete stradale romana della Gran Bretagna…

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I contribuenti britannici  finanzieranno un esperto da 475 sterline al giorno, 537 euro,  per ‘decolonizzare’ alcune parti del Vallo di Adriano. Ricordiamo che i Romani costruirono il Vallo 1900 anni fa e che lasciarono la Gran Bretagna nel 410 D.C.

Un posto di nuova creazione mira ad affrontare ‘il passato coloniale della Gran Bretagna e il razzismo sistemico’ in due antiche fortezze sul muro – anche se furono costruite dagli antichi Romani che invasero la Gran Bretagna, con un’invasione che non fu all’acqua di rose, ma che comunque fece entrare l’isola nel mondo classico.

Lo ‘specialista della decolonizzazione’ sarà assunto dal gruppo Tyne & Wear Archives & Museums, finanziato dal Consiglio, per coprire nove località nel Nord Est dell’Inghilterra. Non è ben chiaro cosa debba “de-colonizzare”: se il passato romano del Vallo oppure quello britannico.

Fortilizio romano del Vallo di Adrinao

Questi includono i forti di Arbeia e Segedunum sul Vallo di Adriano, acclamati come ‘bastioni contro gli attacchi dei barbari’. Gli esperti sottolineano che i Celti Pitti furono massacrati a migliaia durante l’occupazione della Britannia da parte dei Romani, i quali avevano una visione un po’ diversa della ‘de-colonializzazione’, ma, paradossalmente, trattarono i pitti piuttosto bene dal punto di vista storico.

Tacito riporta il presunto discorso del loro capo, Galgaco, prima della battaglia del Monte Graupio, nel suo “Agricola”:

“Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant”dove fanno il deserto, lo chiamano pace

un appello anti imperialista, fatto da uno storico della Roma imperiale.

L’annuncio di lavoro offre 5.700 sterline per 12 giorni di lavoro in nove siti, e il gruppo del patrimonio culturale afferma che il ruolo ci permetterà di ‘comprendere meglio le eredità durature dell’impero, della migrazione e dell’esperienza delle comunità della diaspora nel Nord Est dell’Inghilterra’.

Come appariva il Vallo d’Adriano ai tempi dell’Impero romano

L’annuncio di lavoro offre 5.700 sterline per 12 giorni di lavoro in nove siti, e il gruppo del patrimonio dice che il ruolo ci permetterà di ‘comprendere meglio le eredità durature dell’impero, della migrazione e dell’esperienza delle comunità della diaspora nel Nord Est dell’Inghilterra’.

Il gruppo del patrimonio ha dichiarato che la sua strategia di decolonizzazione ‘ci offre l’opportunità di comprendere meglio le eredità durature dell’impero, della migrazione e delle esperienze delle comunità della diaspora nel Nord Est dell’Inghilterra; in secondo luogo, ci offre uno spazio per reimmaginare un museo in cui queste eredità non dettino più gli approcci e le pratiche’.

Alla fine è una questione di soldi

Speriamo che, a questo punto, il governo Scozzese non voglia le famose “Riparazioni coloniali” tanto in voga nell’ideologia Woke, perché potrebbero chiederle al governo itaaliano. Certo, magari potremmo chiedere il rimborsso per aver costruito la rete stradale utilizzata nel Regno Unito sino alla fine del Medioevo, o per aver costruito Londra (Londinium).

L’Italia poi potrebbe chiedere le riparazioni alla Germania e alla Svezia per l’invasione di Goti e Longobardi, e magari anche all’Ungheria per Attila. e così via, rendendo la Storia una burletta, ma redditizia. Perché tutto questo, alla fine, non è che un modo per pagare qualche centinaio di sterline a una banda di pseudo esperti che, altrimenti, dovrebbero lavorare seriamente.

Comunque ci sarebbe un modo per ‘decolonizzare’ in modo definitivo: raderlo al solo. Cancellare ogni vestigia storica, ogni costruzione che abbia più di 100 anni, perché comunque qualsiasi costruzione è frutto della sua epoca, fatta di grandezze e di turpitudini, di realizzazioni e di soprusi. Cancellare la storia sarà il primo passo per cancellare l’umanità.


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