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Economia

Dal sisma alla ricostruzione: il governo rafforza Campi Flegrei e istituisce il “Primo Cratere

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Dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione e alla ricostruzione programmata. È il cambio di paradigma che il governo ha voluto imprimere con le decisioni assunte nell’ultimo Consiglio dei ministri, intervenendo contemporaneamente su due territori simbolo della fragilità sismica italiana: i Campi Flegrei e il cratere del terremoto che il 24 agosto 2016 devastò Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.

La linea è stata sintetizzata dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci: superare la «pessima prassi delle eterne emergenze» e costruire un sistema nel quale la fase straordinaria abbia tempi certi, per lasciare spazio alla ricostruzione, alla prevenzione e alla messa in sicurezza permanente dei territori.

Il primo fronte è quello dei Campi Flegrei, tornati nelle ultime settimane al centro dell’attenzione dopo un nuovo sciame sismico. Nel corso del sopralluogo a Pozzuoli, Musumeci ha sottolineato che tutte le istituzioni stanno lavorando per ripristinare le condizioni di normalità e limitare i disagi per le comunità. «Stiamo lavorando da tre anni, insieme alla Regione e ai Comuni, per ridurre l’esposizione al rischio di chi vive in questa area assai complessa», ha spiegato il ministro, ricordando che il programma comprende edifici pubblici e privati, scuole e assi stradali strategici. Al mezzo miliardo di euro già impegnato, ha assicurato, saranno aggiunte nuove risorse.

Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri traduce questa impostazione in misure operative. Viene ampliata la possibilità di accedere ai contributi per la riparazione e la riqualificazione sismica degli edifici danneggiati, ricomprendendo non soltanto gli eventi del marzo 2025, ma anche quelli registrati nei mesi successivi e il sisma del 21 maggio 2026. I Comuni di Bacoli, Napoli e Pozzuoli potranno inoltre riaprire i termini per la presentazione delle domande, così da evitare che ritardi burocratici o difficoltà procedurali escludano famiglie e condomìni dagli interventi.

La quota di contributo prevista per alcuni interventi sul patrimonio edilizio privato viene innalzata dal 50 al 70 per cento, con il ricalcolo anche delle istanze già presentate. Sono estesi i contributi per l’autonoma sistemazione alle famiglie interessate dagli ulteriori eventi sismici, mentre viene rafforzata la capacità operativa degli enti locali, consentendo procedure riservate per stabilizzare parte del personale tecnico che ha maturato almeno 36 mesi di esperienza. La struttura impegnata nell’analisi della vulnerabilità degli edifici viene prorogata fino alla fine del 2027.

Il piano viene esteso anche a Monte di Procida, con risorse fino a 250 mila euro annui nel 2026 e nel 2027. Potranno inoltre essere finanziati interventi urgenti sui centri operativi comunali di Protezione civile e sulle aree destinate all’attesa della popolazione e alla raccolta dei soccorsi. L’obiettivo non è limitarsi a riparare ciò che viene danneggiato dalle scosse, ma predisporre strutture, vie di fuga e servizi capaci di funzionare durante le fasi più critiche.

L’altro passaggio riguarda il Centro Italia. A dieci anni dal terremoto del 2016, cessa lo stato di emergenza nazionale e si apre formalmente lo stato di ricostruzione, applicando per la prima volta in questi territori la legge quadro sulle ricostruzioni post-calamità. Le attività ancora necessarie saranno trasferite dal Dipartimento della Protezione civile al commissario straordinario Guido Castelli, evitando vuoti amministrativi e interruzioni nell’assistenza alla popolazione. La gestione commissariale viene prorogata fino al 31 dicembre 2029, con 59 milioni di euro l’anno nel triennio 2027-2029.

«Oggi, a Palazzo Chigi, abbiamo illustrato importanti misure di agevolazione a sostegno dei cittadini, delle famiglie e delle imprese dei Comuni più colpiti dal sisma del 2016, quelli che hanno pagato il prezzo più alto anche in termini di vite umane», ha dichiarato Castelli. «Una giornata dal forte valore simbolico, ma anche di grande pragmatismo e concretezza, che coincide con la ricorrenza di Sant’Emidio, tradizionalmente venerato come protettore dai terremoti. È l’occasione per rinnovare un impegno che, grazie al governo Meloni, prosegue con determinazione, garantendo risposte concrete alle comunità».

Per la prima volta viene inoltre individuato formalmente il “Primo Cratere”, costituito dai territori di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto: i tre Comuni più duramente colpiti dalla scossa del 24 agosto 2016 e nei quali si concentrò il maggior numero di vittime. Non si tratta soltanto di un riconoscimento simbolico. I tre enti potranno stabilizzare il personale impegnato nella ricostruzione, beneficiare della proroga di specifiche agevolazioni economiche nel 2027 e nel 2028 e ricevere almeno il 5 per cento delle risorse destinate al nuovo programma di sviluppo economico e sociale del cratere.

La continuità della struttura commissariale per altri tre anni risponde alla necessità di accompagnare la fase più intensa dei cantieri e di utilizzare le risorse già stanziate, rafforzando allo stesso tempo il protagonismo e la responsabilità dei sindaci. Sono infatti i primi cittadini, conoscendo direttamente esigenze e fragilità delle comunità, a dover svolgere un ruolo centrale nella definizione degli interventi e delle priorità.

La ricostruzione, però, non può fermarsi agli edifici. Accanto alla ricostruzione materiale deve procedere quella economica e sociale, contrastando lo spopolamento, sostenendo le attività produttive e garantendo servizi, lavoro e opportunità alle persone che hanno scelto di restare. In questa direzione va anche la destinazione di una quota delle risorse alla rinascita dei territori maggiormente colpiti, affinché la ricostruzione delle case sia accompagnata dal rilancio delle comunità.

Il messaggio politico è chiaro: l’emergenza non può trasformarsi in una condizione amministrativa permanente. Nei Campi Flegrei occorre convivere con un rischio che non può essere cancellato, ma può essere conosciuto e mitigato. Nel Centro Italia, dieci anni dopo il terremoto, bisogna consolidare il passaggio dalle macerie alla ricostruzione economica e sociale.

Due territori diversi, dunque, ma un’unica strategia: prevenzione, responsabilità istituzionale e regole omogenee, per impedire che ogni calamità costringa ancora una volta lo Stato a ricominciare da zero e per restituire fiducia a comunità che per troppo tempo hanno avuto la sensazione di essere state lasciate sole.

 

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