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Crisi energetica e caos in Medio Oriente: il grande (e lento) ritorno del nucleare

L’Europa fa marcia indietro e riscopre il nucleare per arginare la crisi del gas, mentre Giappone e Corea del Sud riavviano i reattori. Ma basterà a frenare l’inflazione alimentare?

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La crisi energetica globale e le continue interruzioni delle forniture dal Medio Oriente stanno spingendo verso un rinnovato interesse per l’energia nucleare. Considerata a lungo una tecnologia da accantonare, l’atomo torna a essere visto come una fonte di energia di base affidabile e a basse emissioni di carbonio. Paesi come il Giappone, la Corea del Sud e la Francia stanno espandendo o prolungando la loro capacità nucleare, mentre l’Europa, con una certa ironia della sorte, riconsidera le sue passate politiche di eliminazione graduale.

Il ritorno del nucleare è destinato ad accelerare a causa della crisi mediorientale e della conseguente contrazione dell’offerta di petrolio e gas. L’unico, non trascurabile, problema è che la costruzione di nuova capacità nucleare richiede anni, rendendola una soluzione a lungo termine e non una toppa immediata per l’emergenza.

Il “mea culpa” europeo e le contraddizioni di Bruxelles

“È stato un errore strategico per l’Europa voltare le spalle a una fonte di energia a basse emissioni affidabile e conveniente”. Questa clamorosa ammissione è arrivata all’inizio di questo mese dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, durante un vertice sull’energia nucleare in Francia. La stessa Von der Leyen, in passato, aveva votato a favore dell’abbandono dell’energia nucleare nel suo Paese d’origine, la Germania. Ora, in veste di presidente della Commissione, ha promesso 200 milioni di euro per lo sviluppo di “tecnologie nucleari innovative”.

Queste tecnologie innovative sembrano essere i piccoli reattori modulari (SMR), che spopolano sui media, ma che devono ancora concretizzarsi su larga scala nel mondo reale. L’implementazione di questa tecnologia si è rivelata più complessa del previsto. Fortunatamente, esiste già una capacità su larga scala che può essere riavviata, perlomeno in Asia.

Come evidenziato di recente dalla società di consulenza Wood Mackenzie, la crisi in Medio Oriente spingerà il Giappone e la Corea del Sud verso un maggiore utilizzo del nucleare a lungo termine, mentre il carbone garantirà la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico nel breve periodo. È interessante notare come questa espansione avvenga nonostante l’esposizione di questi due Paesi alle ricadute della crisi sia limitata.

Di seguito la situazione nei Paesi chiave:

PaeseStrategia attualeImpatto sulla rete elettrica
GiapponeRiavvio di 5 reattori nucleari dal 2022.+4,6 GW di capacità di base, slegata dall’import.
Corea del SudEstensione della vita utile di reattori previsti in chiusura nel 2030.Mantenimento di 7,8 GW (su un totale di 26 GW).
FranciaForte spinta politica da parte di Macron per nuove costruzioni.Consolidamento della sovranità energetica europea.

La retromarcia sulle chiusure anticipate

A ulteriore dimostrazione di come il nucleare stia guadagnando popolarità tra i vertici dell’Unione Europea, la scorsa settimana la presidente della Commissione ha inviato una lettera ai capi dei Paesi membri, consigliando loro di prendere in considerazione il prolungamento del ciclo di vita delle centrali esistenti.

Evitare lo smantellamento prematuro degli impianti, ha sottolineato von der Leyen, può giocare un ruolo fondamentale. Fa sorridere, ma con una certa amarezza, ricordare che negli anni ’90 i Paesi dell’Est Europa dovettero soddisfare diverse condizioni imposte da Bruxelles per entrare nell’Unione, tra cui proprio la chiusura di alcuni reattori di costruzione sovietica. All’epoca le autorità centrali dell’UE li dichiararono non sicuri, nonostante le ispezioni degli esperti avessero dimostrato il contrario. Quella mossa ridusse la capacità nucleare di queste nazioni, costringendole ad affidarsi maggiormente al carbone.

Limiti tecnici e impatto sull’economia reale

Anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha dato il suo appoggio all’energia nucleare, constatando che l’eolico e il solare non potrebbero sostenere da soli l’aumento previsto della domanda di elettricità, nemmeno con l’ausilio di enormi batterie. A livello globale ci sono 413 GW di capacità nucleare, che permettono di evitare 1,5 gigatonnellate di emissioni e, soprattutto, di risparmiare 180 miliardi di metri cubi di domanda globale di gas all’anno.

Quest’ultimo punto è fondamentale, considerando le attuali interruzioni nella produzione di gas del Qatar. Tuttavia, c’è un limite fisico all’elettrificazione:

  • Il nucleare può garantire la generazione di elettricità, ma non può sostituire il gas in processi industriali chimici complessi.
  • La produzione di fertilizzanti, ad esempio, dipende intimamente dal gas naturale.
  • La contrazione dell’offerta derivante dalla guerra in Medio Oriente sta già colpendo il settore agricolo, con una notevole inflazione dei prezzi alimentari all’orizzonte.

Non esiste una soluzione rapida a questo problema macroeconomico, ma i Paesi dotati di un parco nucleare possono almeno consolarsi con il fatto che la loro fornitura di elettricità per le imprese e i cittadini rimane sicura, affidabile e prodotta localmente.

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