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Corsa contro il tempo per il greggio: Pechino vara il colosso offshore Huizhou 19-6 per frenare il declino energetico

Pechino vara la piattaforma Huizhou 19-6 per sfruttare oltre 100 milioni di tonnellate di greggio sottomarino: una mossa indispensabile per arginare il calo dei pozzi a terra e proteggere la sicurezza energetica nazionale.

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La Cina odia una qualsiasi forma di dipendenza dall’estero, soprattutto energetica , e si impegna al massimo per limitare le importazioni di qualsiasi fonte dall’estero.  Per questo motivo, il completamento della struttura principale della piattaforma Huizhou 19-6, una delle maggiori piattaforme nel Mar Cinese meridionale.

La piattaforma, assemblata a Zhuhai nella provincia meridionale del Guangdong, è la più grande nel suo genere in tutta l’Asia. Il suo compito sarà sfruttare un giacimento integrato con riserve stimate in oltre 100 milioni di tonnellate nel bacino della foce del Fiume delle Perle.

Giacimento Hoizou,

Le dimensioni del manufatto descrivono bene l’entità dello sforzo economico e logistico:

  • Una struttura a tre piani retta da otto piloni principali.
  • Un’altezza complessiva di circa 85 metri, paragonabile a un palazzo residenziale di 30 piani.
  • Una superficie utile pari a quasi 13 campi da basket regolamentari.
  • Un peso di galleggiamento e posizionamento che sfiora le 29.000 tonnellate.

I tecnici passeranno ora alla posa delle condotte sottomarine, al cablaggio e al collaudo degli impianti. Huizhou 19-6 rappresenta il primo giacimento cinese oltre i 100 milioni di tonnellate scoperto in formazioni rocciose clastiche profonde e ultra-profonde. Andare a cercare idrocarburi a tali profondità è costoso e complesso, ma per la Cina è diventata una scelta quasi obbligata.

Hoizhou 19-6

I bacini terrestri storici della Cina mostrano da tempo segni di naturale esaurimento. La produzione interna di greggio nel mese di aprile si è attestata a 4.370 migliaia di barili al giorno, registrando una flessione rispetto ai 4.490 mila barili giornalieri toccati a marzo.

La crescita tendenziale su base annua ha segnato un modesto rimbalzo dello 0,80% a luglio, dopo la contrazione del -0,50% rilevata a giugno. Si tratta di oscillazioni fisiologiche all’interno di una media storica di lungo periodo (1997-2026) pari all’1,22%, lontana dai picchi di espansione a doppia cifra registrati nel 2010.

Variazione della produzione di petrolio cinese

Se guardiamo alla serie storica dal 1973 a oggi, la produzione media cinese è stata di circa 3.132 migliaia di barili al giorno. Nel marzo del 2025 il Paese ha toccato il massimo storico assoluto di 4.500 migliaia di barili, un livello quadruplo rispetto ai minimi del 1973.

Eppure, questi record produttivi bastano a malapena a coprire una frazione della vorace domanda interna. Ogni milione di barili estratto a caro prezzo dai fondali marini riduce l’esposizione alle importazioni via petroliera, ma evidenzia anche la fatica di Pechino: investire miliardi di yuan solo per mantenere stabile la produzione.

L’attivazione di Huizhou 19-6 offrirà una boccata d’ossigeno alle raffinerie costiere, ma la vulnerabilità strategica di fondo rimane intatta. L’ingegneria pesante può rallentare l’erosione delle riserve interne, ma non può cancellare la realtà economica di un colosso industriale strutturalmente dipendente dall’energia estera.

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